La dodicesima notte

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fotodi William Shakespeare

traduzione Patrizia Cavalli

regia Carlo Cecchi

musiche di scena Nicola Piovani
scena Sergio Tramonti
costumi Nanà Cecchi
disegno luci Paolo Manti

produzione MARCHE TEATRO
in collaborazione con Estate Teatrale Veronese

ORSINO, Duca d’Illiria Remo Stella
VALENTINO, Gentiluomo al servizio del Duca Giuliano Scarpinato
UFFICIALE al servizio del Duca Rino Marino

VIOLA, poi travestita da CESARIO  Eugenia Costantini
SEBASTIANO, suo fratello gemello Davide Giordano
CAPITANO della nave naufragata Rino Marino
ANTONIO, altro capitano di mare, amico di Sebastiano Federico Brugnone

OLIVIA, Contessa Barbara Ronchi
MARIA, sua cameriera personale Daniela Piperno
SIR TOBY, zio di Olivia Vincenzo Ferrera
SIR ANDREW, protetto di Sir Toby Loris Fabiani
MALVOLIO, maggiordomo di Olivia Carlo Cecchi
FABIAN, al servizio di Olivia Giuliano Scarpinato
FESTE, buffone di Olivia Dario Iubatti

MUSICISTI  Luigi Lombardi d’Aquino / Sergio Colicchio tastiere e direzione musicale
Alessandro Pirchio / Alessio Mancini flauti e chitarra
Daniele D’Ubaldo strumenti a percussione

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MarcheTeatro, il teatro stabile pubblico delle Marche è una realtà feconda e controcorrente.

In un periodo di crisi e di tagli, soprattutto nell’ambiente culturale, Marche Teatro sta vivendo una notevole crescita, non solo dal punto di vista del successo riscontrato per l’offerta in cartellone, ma soprattutto per la vitalità delle produzioni artistiche.

La dodicesima notte, di e con Carlo Cecchi, è proprio l’eccellente prodotto di questa realtà in collaborazione con l’Estate Teatrale Veronese.

La commedia shakespeariana è costituita da un plot principale, e da uno secondario che alimenta quello principale. Siamo nell’antica regione balcanica dell’Illiria, Viola ha visto morire in mare fratello gemello Sebastiano, così si traveste da Cesario ed entra in servizio alla corte del Duca Orsino. Orsino ama Olivia, sebbene lei lo ignori. Quando quest’ultima si trova davanti al messaggero di Orsino ne resta innamorata, scatenando una serie di fraintendimenti ed imprevisti.

La commedia di stampo plautino per intrecci e riconoscimenti vede in scena molti altri personaggi, nelle cui mani è la parte più propriamente comica: lo zio di Olivia, l’irriverente e beffardo Sir Toby Belch, accompagnato dall’ingenuo Sir Andrew Aguecheek – interpretato dallo spumeggiante Loris Fabiani -, si prende gioco del maggiordomo Malvolio, interpretato da Carlo Cecchi.

Oltre agli attori che interpretavano in maniera calzante i propri personaggi, tra i quali Dario Iubatti nei panni di un pungente e mutevole fool, sono due gli elementi decisivi per la riuscita dello spettacolo: la traduzione del testo e la messa in scena, con musiche, costumi e scenografia.

La traduzione del testo, pur mantenendo la poeticità originaria, ha reso immediatamente teatrale il verso chiuso shakespeariano senza stravolgerlo.

La musica, eseguita dal vivo, è l’altro elemento della commedia che rende leggero e più realistico il tono: la musica infatti, oltre che ad accompagnare alcuni momenti ludici di canto, sottolinea i cambi di umore dei personaggi e i cambi temporali delle scene.

La stessa funzione hanno gli abiti, bellissimi e cangianti, una funzione simbolica, soprattutto in Olivia: dal nero del lutto si passa ai toni rosa dell’amore. In una scenografia assente, sono le luci a connotare, insieme a abiti e musica, i vari cambiamenti di tono, mentre un impianto girevole nel palco, al centro della scena, dà il senso del movimento, attraverso il tempo e attraverso i luoghi.

Cecchi ha interpretato il ruolo più dissonante, enigmatico e snob, quello del maggiordomo Malvolio. In un’atmosfera leggera e quasi fiabesca, lui stesso ha detto di essersi ispirato per la messa in scena ai quadri di Watteau, Cecchi incarna il personaggio più letterariamente umoristico.

Incarna al massimo la follia della commedia e allo stesso tempo è il capro espiatorio. È l’unico personaggio drammatico. Ma non ha coscienza drammatica proprio perché è folle”.

Ne “La dodicesima notte” è questo che più si apprezza: il senso universale e irresistibile della commedia, in tutti i suoi aspetti.

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