L’ispettore generale

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Foto di Serena Pea
Foto di Serena Pea

di Nikolaj Vasil’evic Gogol’

Adattamento drammaturgico: Damiano Michieletto

Personaggi e interpreti:

Anton Antonovič, sindaco: Alessandro Albertin

Anna Andreevna, sua moglie: Silvia Paoli

Mar’ja Antonovna, sua figlia: Eleonora Panizzo

Luka Lukič, ispettore scolastico; commissario di polizia; mercante: Fabrizio Matteini

Ammos Fëdorovič, il giudice; mercante: Alberto Fasoli

Artemij Filippovič, sovrintendente alle opere pie; mercante: Michele Maccagno

Ivan Kuz’mič, ufficiale postale; servitore; mercante: Giacomo Rossetto

Pëtr Ivanovič Dobčinskij: Luca Altavilla

Pëtr Ivanovič Bobčinskij: Emanuele Fortunati

Ivan Aleksandrovič Chlestakov: Stefano Scandaletti

Osip; moglie ispettore scolastico: Pietro Pilla

Regia: Damiano Michieletto

Scene: Paolo Fantin

Costumi: Carla Teti

Disegno luci: Alessandro Carletti

Produzione: Teatro Stabile del Veneto, Teatro Stabile dell’Umbria

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L’ispettore generale, opera satirica di Nikolaj Gogol’ del 1836, fu a suo tempo stroncata dalla critica, nonostante il successo di pubblico. Il drammaturgo se ne risentì, tanto che, spinto dal dubbio di aver ecceduto nella caricatura della realtà, decise di aggiungere al copione altri due atti esplicativi, All’uscita del teatro dopo la rappresentazione di una nuova commedia e Scioglimento de L’ispettore. E’ una comedy of errors che ridicolizza la corrotta burocrazia zarista, osservata con verosimiglianza e sincerità. I personaggi sono infatti profittatori, affaristi, sfruttatori, scolpiti da Gogol’ non solo con ironica partecipazione come grotteschi infingardi, ma anche attraverso i loro odori caratteristici, quali la vodka, il tabacco e la cipolla. L’ispettore è quindi figlia di un’epoca, come lo saranno per esempio Aufstieg und Fall der Stadt Mahagonny o Die Dreigroschenoper di Brecht e Weill nella Germania del secolo successivo. Chlestakov, il presunto funzionario giunto in incognito nell’anonima cittadina, è un giovane vagabondo che intuisce al volo come sfruttare la situazione a suo favore: adotta la derisione e l’imbroglio con chiunque gli capiti a tiro, anche in casa del sindaco, dove si diverte con la moglie e la figlia. Questo eroe perverso e scomodo che seduce e abbandona, inganna e chiede denaro, si inserisce, secondo chi scrive, tra i tanti Don Giovanni e libertini che hanno trovato ampia fortuna, nella cultura letteraria e musicale, anche in Russia.

Damiano Michieletto cura la regia dell’allestimento dei Teatri Stabili del Veneto e dell’Umbria. L’adattamento drammaturgico è coerente con l’intento originario di Gogol’ e il risultato complessivo assai gradevole. Fiumi di alcool scorrono come acqua, dentro e fuori il corpo, unendosi al sudore dell’umanità rappresentata, rendendo palpabile il sudiciume dell’ambiente. L’autore prevede che l’ultima scena sia muta e lo rimane anche nelle scelte del regista veneto che la risolve in maniera memorabile: dopo il rimpallarsi delle responsabilità su chi abbia messo in giro la notizia falsa, interrogativo che rimane irrisolto, la marmaglia rimane di ghiaccio all’arrivo del vero ispettore e sarà avvolta nel cellophane dalla finalmente emancipata Mar’ja Antonovna. La recitazione è concitata al punto giusto, sebbene tre personaggi si discostino dal ritmo frenetico della vicenda: la moglie del sindaco Anna Andreevna (Silvia Paoli), la figlia succube e sottomessa Mar’ja Antonovna (Eleonora Panizzo) e Osip (Pietro Pilla), il servo del finto statale. Nella compagnia spiccano l’Anton Antonovič di Alessandro Albertin; i due possidenti Dobčinskij e Bobčinskij, rispettivamente Luca Altavilla e Emanuele Fortunati; il vulcanico Chlestakov di Stefano Scandaletti. Tutti bravi ed affiatati gli altri membri del cast.

L’azione è spostata in un bar, malfamato e trasandato, che nemmeno con qualche tentativo di abbellimento in onore del revizor riesce ad apparire lindo, in una logica ipocrisia che dal carattere dei personaggi trasborda direttamente alle scene, affidate all’infallibile talento di Paolo Fantin. Il marchio di fabbrica di Michieletto sono ormai i caratteristici effetti luminosi, qui creati da Alessandro Carletti, che distinguono anche Il ventaglio e le opere The Rake’s Progress e Un ballo in maschera, e i sempre azzeccati costumi di Carla Teti.

Applausi entusiasti da parte dei presenti, non molto numerosi alla recita del 7 febbraio.

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