Lo Schiaccianoci / Balletto Yacobson di San Pietroburgo

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fotomusica P.I. Cajkovskij

libretto Marius Petipa basato sulla storia di E. T. A. Hoffmann

coreografia Vasilij Vajnonen

scene Vladimir Firer e Aleksandr Khrancov

Luci Maksim Geller

Suono Sergej Petrov

Maestri di ballo: Irina Ivanovna, Igor’ Nikitin, Julija Kasenkova,

Aleksej Sanin, Tat’jana Kvasova

con: Marie (Alla Bocarova)

Principe (Aleksandr Abaturov)

Drosselmeyer (Sergej Davydov)

Re dei topi (Sergej Davydov)

Arlecchino (Marat Nafikov)

Colombina (Anastasja Dem’janova)

Moro (Igor’ Ja menev)

Danza Spagnola (Dar’ja Belova, Igor’ Jacmenev)

Danza araba (Elena Podymova)

Danza cinese (Ksenija Maksimova, Marat Nafikov)

Dansa russa (Anastasja Dem’janova, Natal’ja Injuskina, Andrej Gudyma)

Pas de trois (Luiza Garieva, Ol’ga Mihajlova, Igor’ Kontarev)

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Un tripudio sontuoso tra costumi e scenografie, nell’allestimento giovane ed elegante dello Schiaccianoci a cura del Balletto Yacobson di San Pietroburgo, con la coreografia nella versione del maitre Vasilij Vajnonen, creata nel 1934. L’esito è stato ineccepibile e di ottima qualità artistica ed estetica, vista anche la giovane età dei ballerini.

Il celebre balletto ottocentesco di Hoffmann, con l’intramontabile musica di Cajkovskij, ha incantato per le dinamiche interpretative di notevole soavità e grazia. La fiaba, ambientata nella notte di Natale, pervade il palcoscenico, messa in risalto dai movimenti coreografici e dalle esibizioni in un’atmosfera incantata, la quale dispensa leggiadre sfumature nell’emozionante pas de deux dei due innamorati, eseguito splendidamente.

Tutti i danzatori dimostrano professionalità e danno prova di capacità tecnica ed espressività. Una storia che al di là dell’atmosfera fiabesca nasconde dei messaggi molto profondi, uno su tutti la facoltà dello spirito di riprodurre o inventare immagini mentali in rappresentazioni complesse, in parte o in tutto diverse dalla realtà. Lo Schiacchianoci ha fatto sognare intere generazioni e risulta sempre tra i più amati balletti del grande repertorio classico, visto anche l’entusiasmo del pubblico del Teatro Fraschini di Pavia.

Bellissimi i vari quadri danzati, dall’attraente pas de trois, alla poetica danza dei fiocchi di neve cui segue l’allegro e coinvolgente divertissement con le danze spagnola, araba, cinese, russa e pastorale per culminare nell’apoteosi romantica del valzer dei fiori il quale sfocia nel Grand pas de deux, momento supremo per virtuosismi e interpretazione, lasciando spazio quindi al lieto fine.

Il Balletto Yacobson di San Pietroburgo unisce nel suo repertorio passato e presente, precisione tecnica, tradizione e modernità.

Fondato nel 1969 da uno dei più famosi coreografi del XX secolo, Leonid Yacobson la Compagnia di ballo è diventata in breve tempo un importante punto di riferimento nella storia della cultura russa del Balletto, durante i sette anni della sua direzione artistica, il maestro ha creato vari balletti, quali: “Shurale”, “Spartacus”, “La Cimice” e “La Terra dei Miracoli”. Ballerini del calibro di Natal’ja Makarova, Alla Osipenko, Majja Pliseckaja e Mikhail Baryshnikov hanno lavorato con Leonid Yacobson nel Teatro, sviluppando un proprio bagaglio artistico e diventando un’eccellente Compagnia internazionale.

Nel 1976, alla morte di Leonid Yacobson, la sua eredità è stata raccolta da Asol’k Makarov. Gli anni di lavoro su diverse tecniche e diversi metodi, basandosi sempre sul repertorio classico, hanno fatto sì che la compagnia si sia fatta conoscere anche fuori dalla Russia. Ad oggi continua a mantenere viva la tradizione del suo repertorio, proteggendo il lascito del suo fondatore, ma allo stesso tempo sviluppa una direzione più moderna.

L’attuale direttore della compagnia, Andrian Fadeev, che vanta una carriera da primo ballerino del Balletto del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, ha un occhio di riguardo nei confronti dell’eredità di Leonid Yacobson.

Lo Schiaccianoci presentato al Teatro Fraschini ha prediletto una ricostruzione fedele al balletto originale, emblema della tradizione ballettistica russa, con l’intento di restituire lo splendore nel solco della tradizione attraverso i racconti in cui tutto sembra possibile, anche che i giocattoli prendano vita in un sogno dal sapore antico, tra topi, soldatini, bambole meccaniche, con l’ausilio della grande bellezza dei fondali dipinti dal sapore fanciullesco, conducendoci direttamente nell’amatissima favola di un giocattolo che si anima, di fiocchi di neve che ballano, della Fata confetto e di una dolcissima bambina che ha come primario desiderio quello di credere che tutto si possa suggestivamente avverare.

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