Assenzio. Artemisia Gentileschi e Marietta Tintoretto al bar

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fotoAl tavolino di un bar una giovane donna disegna cantando sommessamente, mentre fuori impazza il carnevale romano, quello cinquecentesco dei Papi coi carri allegorici, la sfilata in costume e la corsa dei berberi, che coinvolge tutto il centro di Roma.

Aspetta qualcuno? Entra in scena una ragazza trafelata, scusandosi del ritardo perché disorientata dal gran tumulto carnascialesco. Artemisia le propone di bere un bicchiere di assenzio per annegare le diffidenze, ma Marietta rifiuta non volendo perdere il controllo.

Inizia l’incontro-scontro tra due artiste che hanno lasciato una significativa testimonianza di ingegno femminile in un secolo, il XVI, particolarmente fecondo nell’arte pittorica. Le vite delle due donne nella realtà storica non si sono sovrapposte, essendo una nata dopo la morte dell’altra: Marietta Tintoretto 1554-1590, Artemisia Gentileschi 1593-1653.

L’autrice Maria Inversi, regista di questa messinscena in prima assoluta, traspone le loro esistenze in un contesto che potrebbe essere il tempo presente a giudicare dal linguaggio a tratti gergale, facendo scaturire da un ideale colloquio le loro personalità, la visione delle tematiche artistiche e i rapporti con i rispettivi padri, artisti cardine del Cinquecento: Jacopo Robusti detto il Tintoretto e Orazio Gentileschi.

Artemisia è visionaria, creativa “l’assenzio mi fa disegnare con gli occhi” sostiene, innamorata della pittura, quanto Marietta è guardinga e attenta ai problemi familiari più che all’affermazione artistica. Il colloquio si fa più serrato, Artemisia incalza, accusando Tintoretto di aver coartato l’estro artistico della figlia imponendole di collaborare con lui copiandolo, anziché guidarla ad esprimere il proprio senso estetico ed educarla all’amore per la libertà, fosse anche la libertà di contestarlo. Lei invece l’ha sempre inseguita la libertà, nella vita e nell’arte: si è scelta un amante, poi abbandonato quando essere libera avrebbe significato essere colpevole, ha vissuto a lungo in diverse città per sottrarsi allo scandalo e all’influenza paterna. Trova la felicità nella pittura, ri-dipingendo i soggetti dei suoi padri artistici, compreso Caravaggio, utilizzando colori sanguigni per raffigurare donne forti.

Marietta, sommessamente contrattacca che aver vissuto la sua breve vita all’ombra del padre è stata una scelta per compiacerlo, rifiutando perfino di diventare ritrattista di corte. La sua infelicità non è dovuta all’incombente presenza paterna, ma alla perdita del figlio ed alla mancanza di un vero amore.

Due figure femminili diverse e incompatibili, forgiate, ciascuna a suo modo, dalla rispettiva ascendenza.

Alla fine della rappresentazione il pavimento è cosparso dei disegni che Artemisia non ha smesso di tracciare nervosamente.

Elena Aimone, attrice di teatro, cinema e televisione, cantante e pianista, delinea con esuberanza e forza espressiva il carattere volitivo e moderno di Artemisia. Giulia Rupi, con esperienze di teatro e cinema, premiata come miglior attrice emergente, tratteggia con dolcezza mista a sprazzi di orgoglio il carattere della mite Marietta.

Presso il botteghino si può acquistare il libro edito da La Mongolfiera Editrice.

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