Il deserto dei Tartari – Lettura teatrale a puntate

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fotoIl progetto di debutto della produzione Teatro della Toscana è un appassionante e stimolante viaggio in uno dei capolavori della letteratura italiana, novecentesca e non solo. “Il deserto dei Tartari”, di Dino Buzzati, è un testo importante, dalla fortissima valenza metaforica che parla della vita, del tempo e soprattutto degli effetti dello scorrere inesorabile di esso sull’essere umano. Il protagonista del romanzo è Giovanni Drogo, sottotenente di un’immaginaria nazione che, appena uscito dall’accademia militare, viene inviato di stanza nella “Fortezza”, ultimo avamposto ai confini settentrionali del regno, che domina il deserto dei Tartari, vasta pianura un tempo terra di incursioni nemiche. La Fortezza è un luogo dal forte valore simbolico, dove il tempo scorre lento, apatico, sospeso nelle rigide regole della vita militare ma privato del motore primo di questa: l’azione. L’unica possibilità per i suoi abitanti è l’attesa di un invasione nemica, per dimostrare il proprio valore e diventare eroi. Ma quanto può durare questa attesa? E soprattutto: come cambia, si trasforma, l’essenza di un uomo mentre vive nella totale attesa di un’occasione? E cosa succede quando questa arriva ma si è inabili di viverla? Questo è quello che Buzzati, con il suo stile asciutto e lineare ma fortemente simbolico ed allusivo, va a mostrare. Scritto nel 1939 ed ispirato, secondo le parole stesse dell’autore “dalla monotona routine redazionale notturna che facevo a quei tempi. Molto spesso avevo l’idea che quel tran tran dovesse andare avanti senza termine e che mi avrebbe consumato così inutilmente la vita”, questo racconto proietta in un “altrove” spazio-temporale i sentimenti fondanti della vita di un uomo contemporaneo: la paura, l’angoscia, l’illusione e la tensione verso qualcosa “di più”, la disillusione e l’affaticamento e la dipendenza da questa condizione e, infine, la rinuncia forzata e la necessità dio trovare un altro “senso” al proprio essere.

Sulla carta, un’operazione come quella compiuta dal regista Andrea Macaluso, un romanzo integralmente letto e non rappresentato, può apparire azzardata agli occhi di un lettore\spettatore contemporaneo, abituato ad una lettura individuale, ma è proprio questo uno dei punti di forza del progetto. L’atmosfera è sempre viva, l’attenzione sempre accesa, il coinvolgimento sempre forte. Tutto questo grazie ad una sapiente ed interessante divisione del testo tra gli otto attori e una messa in scena che, anche se necessariamente scarna, è curata nei minimi particolari: dall’uso delle luci all’intuizione geniale di posizionare gli attori, tutti seduti, sullo stesso piano del pubblico, in mezzo ad esso, ad enfatizzare fisicamente la natura collettiva di un’esperienza altrimenti solitaria.

L’ispirazione, dice il regista, deriva dagli sceneggiati della RAI degli anni Sessanta e un nostalgico richiamo esplicito a quel mondo arriva dai “riassunti dell’ultima puntata” con cui si aprono le serate. Tuttavia l’esperienza rimanda a radici ancora più profonde e lontane nel tempo, alle origini della letteratura occidentale, quando i testi erano prodotti per una fruizione collettiva, nelle case e nelle corti. La lettura era un momento sociale, di aggregazione, di condivisione non solo con l’autore attraverso il testo ma anche con gli altri lettori. Ed è proprio questa la forza di questo progetto, oltre ad una produzione e una realizzazione impeccabile: applicare un uso antico e perduto, di una lettura partecipata propria ormai solo dei bambini che si fanno leggere le fiabe, ad un testo assolutamente moderno, pregno di tutte le tematiche del Novecento e della contemporaneità. Il risultato è un’ appassionante e stimolante esperienza di commistione post-moderna fra antico e nuovo e fra teatro e letteratura che non si ferma al piacere, pur presente, immediato della performance ma, come ogni vera opera artistica, lascia pensieri e riflessioni sul testo, sul teatro, su tutti noi.

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con: Alessandro Baldinotti, Michele Demaria, Simone Faloppa, Giulia Gallone, Andrea Macaluso, Alessio Martinoli, Mario Pietramala, Carlo Sciaccaluga

musiche composte ed eseguite dal vivo:

Francesca Della Monica, voce 

Gian Mario Conti, arpa, armonica a bocca e flauto

l’allestimento è curato da: Laboratorio di scene e costumi del Teatro della Pergola

regia: Andrea Macaluso

produzione: Teatro della Toscana

in collaborazione con: Murmuris Teatro e Teatro Bō

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