“Il vestito di Marlene”. Quando la danza incontra il rock

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Foto di Antonio Agostini
Foto di Antonio Agostini

La physical dance di Mvula Sungani incontra le sonorità rock dei Marlene Kuntz. Ne nasce uno spettacolo dalle atmosfere seducenti, in cui ciascuna forma d’arte si mette al servizio dell’altra esaltandone i contorni ed accompagnando lo spettatore in un viaggio alla scoperta dell’affascinante universo femminile.

È sotto una luce calda e sensuale che i Marlene Kuntz invocano le loro “Muse”. Un’immersione in un universo dalle innumerevoli sfumature, costellato da figure femminili, le stesse che hanno ispirato e nutrito la creatività della band cuneese in oltre vent’anni di carriera. I Marlene Kuntz recuperano pezzi del loro repertorio e li riadattano alla forma teatrale, mettendoli al servizio di un’opera coreografata da Mvula Sungani su soggetto di Tom Cardinali.

La danza, unita all’esaltazione e alla bellezza del fisico, è regina di un linguaggio espressivo in cui suggestioni e costruzioni visive sono restituite sul palcoscenico unicamente attraverso il corpo e la fisicità. Nessun ausilio, dunque, se non la musica dei Marlene Kuntz che si fa, al tempo stesso, musa e spettatrice delle prodezze di una strepitosa Emanuela Bianchini e dei solisti della Mvula Sungani Company.

Espressioni artistiche dinamiche e vitali, che pongono al centro del loro divenire la figura femminile. Dalla struggente versione di “La canzone che scrivo per te”, passando al passionale tango di Emanuela Bianchini ed Emilio Cornejo su “Danza”, fino ad arrivare alla graffiante “Ape regina”. È una femminilità molteplice, vibrante, la cui esaltazione è affidata a movimenti fluidi, spettacolari, e a sonorità sensuali e a tratti malinconiche. Un incontro tra danza e musica che emoziona e tiene lo spettatore incollato alla scena, ma al tempo stesso lo lascia libero d’immergersi in una dimensione poetica ed evocativa.

Un progetto audace e innovativo, che per la prima volta nella storia della danza contemporanea e della musica rock, vede sia i danzatori che la band insieme sulla scena. Cristiano Godano (voce e chitarra), Luca Bergia (batteria) e Riccardo Tesio (chitarra e basso), infatti, si esibiscono live a fondo palco, dietro a pannelli mobili che li mostrano in trasparenza, mentre la Bianchini, assieme agli altri ballerini, si muove in primo piano, lasciando il pubblico senza fiato per la padronanza del proprio corpo e le suggestioni create dalle coreografie.

La scenografia, semplice e lineare, racchiude in sé l’essenza dello spettacolo. Attraverso di essa, infatti, danza e musica non si sovrastano, bensì l’una accompagna l’altra in una perpetua e dinamica ispirazione reciproca che da vita ad una sola anima. Le luci, i cui toni variano assieme alle sonorità, esaltano i corpi dei ballerini e le loro movenze plastiche.

La voglia di sperimentare nuove vie comunicative è palpabile, come quella di esaltarne l’efficacia. Il progetto è nato con l’ambizione di portare l’espressione artistica ad una dimensione più compiuta ed è innegabile che l’obiettivo sia stato raggiunto con successo. Dall’incontro di danza e rock, infatti, ha origine una raffinata e sorprendente rappresentazione della femminilità nelle sue innumerevoli declinazioni. È in questo universo di immagini e suggestioni, che lo spettatore è preso per mano e accompagnato, tra le note di un rock energico, passionale e denso di poesia, in un evocativo viaggio fatto di passi di danza, espressioni e gestualità, che trova nella pura emozione il suo fine.

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