MaggioDanza addio. Siamo proprio sicuri?

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fotoTriste, tristissimo e neppure inaspettato il verdetto su MaggioDanza, il glorioso e storico corpo di ballo fiorentino che in questo inizio 2015 vede il filo della sua esistenza messo in pericolo da una nuova Parca. La Parca della legge economica che ‘a gamba tesa’ induce a prendere una decisione drastica con poche possibilità di ripensamenti.

A farsi portavoce di questa forza superiore è lo stesso Sovrintendente Francesco Bianchi che parla di “scelta dolorosa”, di “coperta corta” perché “i mezzi economici non consentono di sviluppare la danza così come un teatro come il nostro merita”.

Resta però il fatto che il 78° Maggio Musicale presenta comunque un cartellone ridotto e il risanamento previsto dai tagli si vedrà, sempre secondo quanto affermato da Bianchi, nel 2016 “come prevede la legge” e dunque l’annunciata cancellazione del corpo di ballo è il più crudo dato di fatto di una spietata manovra economia.

Ma come dicevano i latini “dura lex, sed lex” e MaggioDanza paga il prezzo più alto. Un prezzo che però – per usare il titolo di un celebre romanzo di Márquez – ha il sapore di “una morte annunciata” in quanto sono anni che circolano voci poco rassicuranti sul suo destino e andati a vuoto sono stati i tentativi per scongiurare il luttuoso evento. Basti pensare alla breve gestione di Mag.Da, la società privata che con una formula innovativa avrebbe dovuto consentire il rilancio del corpo di ballo. Un’operazione finita in malo modo tra la società e il Teatro e in cui adesso la parola è passata agli avvocati.

Ennesima tristezza per questa compagnia stabile costituitasi nel 1967 sotto l’egida di Aurel M. Milloss e cresciuta sotto ‘il regno’ di Evgheni Polyakof che arriva nel 1978, la ribattezza MaggioDanza nel 1988 e ne resta a capo fino al 1995, lasciando un segno indelebile su questo organico versatile e dalla spiccata preparazione accademica.

Una preparazione che gli ha consentito di affrontare con disinvoltura lo stile neoclassico, moderno, contemporaneo e non ultimo il Tanztheater, di essere per la storia della danza italiana del secondo Novecento un punto di riferimento anche per i direttori che di sono succeduti dopo Polyakov fino al 2013. Karole Armitage, Davide Bombana, Frédéric Olivieri, Elisabetta Terabust, Florence Clerc, Giorgio Mancini, Vladimir Derevianko, Francesco Venriglia.

Anni e direzioni in cui MaggioDanza interpreta coreografie di grandi maestri del Novecento fra cui Cunnigham, Forsythe, Cranko, van Manen, van Danzing, Neueier, Bombana, Banchine, Preljocaj, Duato, Childs, senza dimenticare il repertorio ottocentesco, i riconoscimenti e il premio Danza&Danza per La Bella Addormentata di Goyo Montero nel 2008, la presenza prestigiosi ospiti internazionali a fianco di ballerini e ballerine nostrani come Letizia Giuliani, Gisela Carmona, Federica Maine, Alessandro Riga, Zhani Lulaj, Cristiano Colangelo, Antonio Guadagno, solo per citarne alcuni.

Adesso però tutto ciò che ha significato MaggioDanza conta ben poco, contano solo le cifre, il numero degli spettatori non proprio esaltante rispetto quelli della lirica e della sinfonica e il ballo in quanto ingombrante appendice può essere reciso. Un appendice al momento formata ancora da 17 ballerini, che si ridurranno a 12 per effetto di pensionamenti e prepensionamenti, e in merito ai quali viene da chiedersi cosa faranno.

Al momento le bocche sono cucite in quanto è in corso un confronto sindacale con la Direzione Generale del Teatro per capire se ci saranno margini per dare una programmazione al gruppo superstite di MaggioDanza, che avrebbe comunque bisogno di una figura che lo guidi e coordini le attività del ballo con la Direzione del Teatro, o chiuderlo definitivamente

Ma allora dal momento che siamo per così dire ‘alla frutta’ perché non guardarsi intorno? Perché non uscire dalla logica esclusiva della professione vincolata alla struttura teatro e guardare anche alla professione legata alla struttura scolastica?

La Riforma Gerlmini nell’a.s. 2010/2011 ha dato l’avvio alla nascita dei Licei Musicali e Coreutici in Italia e oggi in Toscana c’è Liceo Coreutico “Piero della Francesca” ad Arezzo e il Liceo Coreutico “Niccolini Palli” a Livorno. Un’ipotesi da prendere in considerazione potrebbe essere quella di offrire le alte competenze dei danzatori fiorentini per arricchire il curriculum di questi licei.

È vero che i docenti di danza dei Licei Coreutici sono tutti diplomati all’Accademia di Roma, unica struttura abilitante riconosciuta dal Ministero della Pubblica Istruzione, ma è altrettanto vero che nel “Quadro Orario Specifico” comprendente Tecnica della danza classica, Tecnica della danza contemporanea, laboratorio coreutico, Teoria e pratica musicale per la danza, la professionalità di esperti danzatori esterni sarebbe un valore aggiunto. Specie per quanto concerne il cosiddetto repertorio e per di più a costo zero per la scuola e il Ministero della Pubblica Istruzione in quanto questi docenti-ballerini fanno parte di un’altra amministrazione e da questa sono pagati.

In sostanza quello che già accade ai professori di ruolo nelle scuole primarie e secondarie superiori che accedono tramite bando senza onere di spese per le Università ai dottorati di ricerca.

Inoltre se l’Accademia Nazionale di Roma, di concerto con il Ministero della Pubblica Istruzione, prevede per l’apertura di sezioni di Licei ad Indirizzo Coreutico la stipula di “Convenzioni” con scuole di danza per l’agibilità di locali idonei allo svolgimento di lezioni di danza, se la struttura del liceo non li possiede, queste “Convenzioni” non potrebbero anche stipularsi con Enti e Fondazioni in grado di fornire docenti esterni qualificati? Il loro ruolo e la loro figura con verrebbe a collidere con gli insegnanti dell’Accademia di Roma ma anzi a costituire il cosiddetto “potenziamento”. (Per informazioni www.accademianazionaledanza.it alla sezione “Licei Coreutici”; www.minitsero.it)

Se la sorte di MaggioDanza è appesa a un filo, se il Sovrintendente Bianchi parla di “scelta dolorosa”, perché non tentare strade davvero innovative, certo non immediatamente realizzabili, ma senz’altro al passo con i tempi e in grado di salvare e diffondere un patrimonio coreutico di grande valore per la storia della danza e del balletto italiano, cominciando da Firenze.

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