Oggi sto da Dio

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fotodi S. Assisi, L. Gioielli, D. Prato, F. Sabatucci

con Sergio Assisi, Bianca Guaccero, Fabrizio Sabatucci, Giancarlo Ratti

Scene Andrea Simonetti

Costumi Adele Bargilli

Disegno luci Gerardo Buzzanca

Musiche originali di Louis Siciliano

Regia di Mauro Mandolini

Produzione QUISQUILIE PRODUCTION

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Lo spettacolo si preannuncia interessante.

Teatro pienissimo e qualcuno, entrando in sala commenta: Ma sono davvero tanto bravi questi due o è l’effetto “Capri”? I due sono Sergio Assisi e Bianca Guaccero, conosciuti ai più come personaggi televisivi.

Anche Giancarlo Ratti è un volto familiare e la sua voce non è nuova ed aspettiamo in scena anche Fabrizio Sabatucci, coautore del testo.

La trama, dalle note di presentazione, anche se non particolarmente originale, rimanda a riflessioni filosofiche e sociologicamente attuali nella condizione particolare in cui versa il nostro Bel Paese, che rischia nello spettacolo, di essere cancellato con tutti i suoi abitanti italiani (non è dato sapere che fine potrebbero fare i cittadini non italiani che soggiornano più o meno legalmente in questo luogo).

Rischia di scomparire l’Italia per sempre se i tre Santi convocati da Dio non riusciranno a dimostrare che ogni differenza e debolezza caratteriale e regionale potrà essere superata per il bene comune. Troveranno una soluzione alla crisi che ci attanaglia?

San Gennaro (Sergio Assisi) San Pietro (Fabrizio Sabatucci) e Sant’Ambrogio (Giancarlo Ratti) si trovano di fronte ad una segretaria molto particolare (Bianca Guaccero) tutta nera, con stivaloni e lungo cappotto di pelle, a cui manca solo la frusta a nove code, che dispoticamente li informa delle varie prove a cui dovranno essere sottoposti.

Nel secondo atto, Sant’Ambrogio diventa l’inserviente di un circo, che deve sporcarsi le mani e sarà alle prese con il “prodotto” degli elefanti; San Pietro che vive una continua crisi di identità, credendo di essere san Paolo, come prete dovrà risolvere una crisi di matrimonio fra i due promessi e la mamma di lui; ed infine San Gennaro dovrà convincere dei bambini a giocare. Ognuno di loro vestirà i panni di altri due personaggi.

La segretaria, con una vistosa frangetta e relativo caschetto diventa Dora, la proprietaria di un circo, poi Rosetta, sposa abbandonata sull’altare e ancora bambina dispettosa. Godibile l’uso del dialetto.

Ma un’attrice deve per sua natura essere camaleontica e quindi un taglio di capelli così determinato (caschetto e frangia) non si presta al gioco delle trasformazioni. Utilizzare le parrucche, no?

Sergio Assisi sfodera tutto il suo fascino di maschio napoletano ma cade nella tentazione della battuta facile e scontata e non si mostra all’altezza delle aspettative, che pure erano tante.

Bravi gli altri due attori, ma infastidisce la caricatura esagerata dei santi, con tratti demenziali e grotteschi.

La scenografia, bella e suggestiva, utilizzata poco o niente.

Le luci sembrano illuminare altrove e i volti degli attori spesso in ombra. Effetto voluto?

Regia piatta e non convincente.

Applausi? Risate? Sì, ma senza entusiasmo. La platea della sala Truffaut non risponde spontaneamente ai tentativi ripetuti di applausi di sparuti spettatori.

Un’occasione perduta per chi lo ha già visto, ma lo spettacolo va avanti e può certamente migliorare.

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