“Amleto?” di Macelleria Ettore

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fotoInterpreti: Maura Pettorruso e Stefano Pietro Detassis

Testo e regia: Carmen Giordano

Disegno e luci: Alice Colla

Organizzazione: Daniele Filosi

Uno spettacolo di: Compagnia Macelleria Ettore

Una produzione Trento Spettacoli

In coproduzione con E45 Fringe Napoli Teatro – Festival 2013 Fondazione Campania dei Festival

Con il sostegno di: La Corte Ospitale – Rubiera (Re), ArTè – Teatro Stabile di Innovazione di Orvieto, Spazio Off – Trento

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Se guardo dentro me stesso trovo domande”.

E se si pensa alla più grande delle domande è ben noto che immediatamente una cospicua frazione dell’umanità pensante converge la propria attenzione, talvolta in modo così automatico da renderlo pericolosamente banale, sulla figura di Amleto. Si, proprio quell’Amleto. Quello che vede i fantasmi e parla tra sé tenendo teschi tra le mani. Quello a cui in gergo toscano si chiederebbe “ma ci fai o ci sei”? E lui non lo saprebbe. Perché a lui non è dato di sapere. A lui è dato di agire un’azione. Buio.

Ma è dal buio del Teatro Lux di Pisa che l’AMLETO? di Macelleria Ettore nasce e si rivela in tutta la sua originalità, complessità ed energia in un continuo scambio di respiri, silenzi, rotture e fluidità, passioni e inquietudini in cui l’esserci e il non esserci si fondono, si uniscono, si scontrano per poi trovarsi di nuovo. E poi ricominciare. Fino alla fine.

Un scambio ininterrotto, un movimento continuo tra il dentro ed il fuori, il nudo e schiacciante compromesso tra chi siamo e chi potremmo essere. Noi sappiamo quello che siamo ma non sappiamo quello che possiamo essere”. Così risuona la voce calda ed avvolgente di Maura Pettorruso che fa eco alla complessa e contraddittoria essenza dell’Amleto interpretato da Stefano Pietro Detassis: due attori, una manciata di vestiti neri ed un palcoscenico sono quanto basta per rendere il pubblico parte dell’azione scenica e trasportarlo anima e mente in un viaggio attraverso il dentro ed il fuori di una coppia che, nel tentativo di cucirsi addosso i due personaggi shakespeariani, si guarda e non si riconosce, si ascolta ma non si comprende, agisce ma non agisce perché c’è qualcosa di imprigionato dentro, che freme. E che fa paura. Tutto questo dentro che non viene fuori. Ed io come lo libero? Dove è il mio Amleto? Che fine ha fatto la mia Ofelia? Paradosso e nuda verità. Il teatro è anche questo. E l’originale drammaturgia unita alla talentuosa direzione scenica di Carmen Giordano hanno sancito questa contraddizione, questo nonsenso in cui tutto assume una collocazione perfetta sulla scena e dentro la mente di ognuno che abbia avuto ed avrà il privilegio di esserci stato.

AMLETO? è un prisma di vetro attraverso cui passa un raggio di luce che scompone, che mostra tutte le discrepanze cromatiche dell’essere e che insinua il dubbio. Un dubbio che rende consapevoli. Consapevoli del fatto che la risposta, spesso, non esiste. Ed è nell’impossibilità della risposta che si racchiude la profonda necessità della domanda.

Ok, buono, pausa. Sigaretta e si ricomincia da questo punto. Fino alla fine.

Che poi, questa, mica è la fine.

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