“Caligola” di Albert Camus

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fotoRegia: Annig Raimondi

Testo: Traduzione Franco Cuomo

Interpreti: Con Maria Eugenia D’Aquino, Riccardo Magherini, Alessandro Pazzi, Annig Raimondi

IN PRIMA ASSOLUTA

Spettacolo inserito nell’abbonamento Invito a teatro

Musiche originali Maurizio Pisati
Spazio scenico e Disegno luci
 Fulvio Michelazzi
Costumi 
 Nir Lagziel

Assistente costumi e sartoria Marlene Pisati

Tecnico Emanuele Cavalcanti

Produzione PACTA . dei Teatri

Si ringrazia per la collaborazione Studio Exhibita, Benfenati e sartoria Neglia – Milano

Distribuzione: Teatro Oscar

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Una scena in penombra, con dei fantocci senza testa che assistono inerti alle urla straziate di Caligola, il tutto pervaso da una musica psichedelica e parole sussurrate e non ben recepite, ci trasporta in un mondo quasi onirico.

Siamo intrappolati nei deliri di Caligola, come se alla morte della amata compagna- sorella Drusilla, egli non fosse più capace di controllare le sue pulsioni e ci trovassimo dentro il suo inconscio, a osservare da spettatori.

Assistiamo alla tragedia di Caligola, alla sua disperazione, e poi alla più disperata follia che lo porterà ad essere un sovrano tiranno e temuto, tanto da arrivare al tragico epilogo.

Caligola che inizia a delirare e uccidere chiunque, con i più vani pretesti, come se fossero i fantocci che noi vediamo sul palco, ha tuttavia ancora qualcuno che lo nonostante tutto ancora lo ama: Scipione, l’amico poeta che lo avvisa della congiura contro di lui, e Cesonia, fragile ma allo stesso tempo forte, che lo ama perdutamente senza speranza.

Questo spettacolo è la rielaborazione di un personaggio storico dei più indagati, forse veramente pazzo, forse solamente odiato dalla classe senatoria che ne condannò la memoria: in questa rielaborazione affrontiamo i demoni di Caligola, ne sondiamo la sua intimità e le sue follie e ne capiamo un lato più nascosto e meno indagato, quello dell’amore.

Gli attori sono validi e riescono a dare vita a un dramma impegnativo da rappresentare, in particolare spicca la bravura di Cherea, dal non facile compito per una donna di rappresentare un personaggio maschile.

La scenografia e le musiche sono molto convincenti e si sposano bene con lo spettacolo e l’atmosfera che vuole conciliare.

I costumi invece lasciano un po’ di amarezza: manca quel tocco di latinità per i più affezionati alla cultura classica.

Lo spettacolo essendo di un’ora e mezza risulta un po’ pesante anche a causa dei suoi temi non leggeri e rischia di far calare l’attenzione dello spettatore: un intervallo renderebbe il tutto più fruibile.

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