#Lavorover40

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fotoIl Théatre De Poche, un piccolo spazio ad un passo dal centro storico di Napoli, ha ospitato per due settimane “#Lavorover40”, una produzione dalla compagnia “Le pecore nere” con la regia di Bruno Tramice.

Ispirato a “La domanda d’impiego” di Michel Vinaver, la messa in scena apre una riflessione sul mondo del lavoro e sulle sue difficoltà, tema attualissimo e sempre scottante. In scena lo stesso Tramice interpreta Fage, un neo-disoccupato ma con una difficoltà ulteriore: l’età. Fage infatti si trova senza lavoro a 43 anni, età in cui si è esclusi dal mondo del lavoro, considerati già vecchi. Il dramma della precarietà piomba sulla famiglia. Lunga la serie di lettere di risposta ai curriculum vitae inviate alle varie aziende (dal repertorio sempre uguale: “il suo profilo non corrisponde” o “è troppo preparato per noi”), tanta l’ansia per ogni nuovo colloquio di lavoro dove anche il più piccolo particolare (la giacca, la pulizia delle scarpe) deve essere impeccabile, perchè da quel confronto si decide del suo futuro.

Insieme a Tramice sul piccolo palco del teatro si muovono altri tre personaggi che al tempo stesso rappresentano il mondo del lavoro e l’inferno familiare: la moglie Louise (interpretata da Lorena Leone), la figlia Nathalie (Clara Bocchino) e il selezionatore del personale (indagatore surreale interpretato da Ettore Nigro). Su quest’ultimo è doverosa una parentesi, poiché la sua figura è importantissima ai fini della messa in scena e dell’angoscia del protagonista. La sua presenza, le sue domande, il suo annotare scrupolosamente le risposte di Fage contribuisce a creare quell’inquietudine che permea tutto lo spettacolo.

Oltre al testo, che vuole scavare nell’animo umano per indagarne la disgregazione derivata dalla perdita di lavoro, quello che colpisce della messa in scena sono i tempi con cui è costruita. Gli attori si muovono come in una danza dell’anima, dove il prima e il dopo non conoscono pause, dove anche le disposizioni degli oggetti, i silenzi, gli sguardi hanno un significato. Il divenire a cui assistiamo in scena è quello delle angosce del protagonista e dei suoi familiari, una scelta registica in cui la storia narrata e le emozioni dei protagonisti vanno di pari passo, come un balletto sincronico.

Nello spettatore la sensazione è di assistere ad una storia recente per l’attualità del tema. Ma l’ambientazione invece è degli anni Settanta, riprodotta nei costumi di Alessandra Gaudioso e nella scenografia di Concetta Caruso Cervera e Francesca Mercurio. Lunghi applausi e tanto l’apprezzamento del pubblico.

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disegno luci Ettore Nigro

movimenti coreografici Lorena Leone

regista assistente Rosario D’Angelo

sartoria Il Cascione

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