“Lo zoo di vetro” di Tennessee Williams

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fotoIl testo di Williams, attraverso un linguaggio intensamente emotivo, ruota attorno al tema della degradazione personale e collettiva, e colloca le vicende di una famiglia decaduta, in un preciso spazio e in un preciso tempo: è in uno Stato del Sud, nell’epoca post-bellica.

I Wingfield, madre, figlio e figlia sono una famiglia che vive miseramente una quotidianità senza amore, senza speranza, in una realtà lontana dal benessere perduto. La madre (Amanda), morbosamente possessiva, frustrata e infelice, è il motore che spinge e alimenta la dinamica fallimentare della famiglia, il figlio Tom inquieto, deluso, rassegnato, la figlia Laura di una timidezza che rasenta l’autismo, zoppa, la cui ritrosia, la sua incapacità di reagire le fa assumere il ruolo di vittima e protagonista. È significativo che Laura custodisca la collezione di piccoli animali di vetro che sono il simbolo della fragilità non solo della protagonista, ma più in generale dell’essere umano che allora, come oggi vive, anzi subisce, la precarietà e la povertà con rassegnazione. La storia fa parte di quello che Tom (l’io narrante) prima di fuggire (forse una fuga onirica) alla ricerca della propria identità ricorda lacerti della vita passata proiettando spot luminosi sui personaggi e sulle piccole cose che li vedono coinvolti. Williams parla di “dramma della memoria” ed affianca, ad una scrittura iperrealista, un’idea di scena simbolica, un luogo appunto della memoria dove ogni frammento di vita rimanda ad un “fantasma” passato ma comunque presente nel quotidiano”. Ci sono altri due personaggi Jim, amico di Tom che Amanda invita a cena con la speranza che dall’incontro con Laura possa nascere un rapporto, qualcosa che possa dare un minimo di felicità alla figlia. Ma Jim è fidanzato e a Laura, amareggiata e delusa, non rimane che mettere nelle mani di Jim il pezzo più prezioso della sua collezione: l’unicorno. E poi c’è il grande assente: il padre di cui si sente una sorta di immanenza in questo “dramma di memoria”.

Molto convincente Arturo Cirillo nella parte di Tom il figlio tormentato che cerca di staccarsi dall’amata sorella alla ricerca di un’identità, ottimo anche Edoardo Ribatto nei panni di Jim Bravissime infine Milvia Marigliano nelle vesti dell’oppressiva, possessiva, infelice Amanda e Monica Piseddu nell’interpretare con intensità e grande sensibilità la difficile parte della fragile Laura.

Semplici e funzionali le scene curate da Dario Gessati bellissime le musiche e le canzoni di Tenco, i costumi di Gianluca Falaschi. Da non dimenticare infine il servizio luci di Mario Loprevite.

Molto apprezzata la regia di Arturo Cirillo che fa girare con precisione il meccanismo drammaturgico.

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