“Il cambio dei cavalli” di Franca Valeri

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fotoÈ commovente osservare la meraviglia e la dolcezza di una donna che non smette mai di mettersi in gioco, che (in una carriere durata più di sessant’anni) ha al suo attivo metà dei titoli della grande commedia italiana, che ha portato al cinema l’immagina della donna moderna, emancipata, incentrata su di sé. Dotata di grande intelligenza, di strabordante ironia Franca Valeri si è sempre ispirata alla realtà quotidiana mettendone in affettuosa seppur caustica berlina i tic, i vizi, i difetti. Il suo talento creativo si è espresso nella creazione di un linguaggio originale, ironico, di immediato riscontro, sempre giocato sul filo della comicità. Artista inesauribile col passare degli anni si è inventata la scrittura con opere drammaturgiche che riflettono la sua caratura artistica, la sua visione del mondo, la sensibilità, l’afflato denso di pungente sarcasmo e di raffinata comicità. Ci riferiamo particolarmente alla sua ultima commedia “Il cambio dei cavalli, che ieri sera al Teatro San Babila ci ha intrattenuto, con dialoghi vivaci, arguti, ricchi di humor, che hanno stimolato, con la loro apparente leggerezza, serie riflessioni. Quello che stupisce in quest’artista di 95 anni con problemi di eloquio, è la profondità dello sguardo e quindi del pensiero, occhi di una vivacità, di una curiosità che ci lascino basiti. “Il cambio dei cavalli – dice Franca Valeri – rappresenta la sosta, quello che oggi potrebbe essere fare benzina, il momento in cui ci si ferma a riflettere e si scoprono le proprie debolezze. C’è una signora anziana poi la generazione di mezzo, un imprenditore 50enne ricchissimo ma stanco e indolente (nel cast è Urbano Barberini), figlio del suo storico amante, assente ma spesso rievocato. E infine una giovane donna (Alice Torriani), che sa quello che vuole e ambisce a farsi una posizione con un matrimonio di interesse”. “Il cambio di cavalli” è dunque la rappresentazione del rapporto generazionale, padre e figli, fatto di silenzi, incomprensioni, sfiducia che, per esteso, ricomprende realisticamente la società contemporanea. La metafora è chiara, l’anziana eccentrica signora rappresenta quella sosta allora necessaria per far riposare i cavalli, ed ora rifugio psicologico per Oderzo, quell’indolente ricco, noioso e annoiato imprenditore che cerca una risposta alle sue vicende esistenziali legate al difficile rapporto col padre dalla saggia, confortante complicità di quella matrigna sui generis. C’è infine Babel una giovane donna senza eccessivi scrupoli morali, una cocotte d’alto bordo, sicura di sé che vuole ottenere i benefici patrimoniali facendosi sposare dall’ondivago cinquantenne. E quei benefici li otterrà. “Oderzo – dice la Valeri – la sposa perché tutto sommato gli serve…lei che sa vivere istintivamente lo tira un po’ fuori dalla sua apatia”

Fin qui abbiamo parlato della Valeri autrice della commedia. Se passiamo all’interprete le cose si complicano un po’. Dipende se nel giudicare usiamo il principio del relativismo, non possiamo che applaudire la straordinaria performance di un’artista novantacinquenne, ma se dimentichiamo che in scena c’è la grande Franca Valeri e osserviamo la realtà nella sua cruda verità il giudizio si fa più severo a causa del suo eloquio esitante e strascicato. Quando la freccia è spuntata diventa troppo faticosa la caccia sia per il cacciatore sia per la preda. Di buon livello le interpretazioni di Urbano Barberini e Alice Torriani. Sono belle e funzionali le scene di Alessandro Chiti che divide lo spazio orizzontale a metà. Nella parte inferiore il salotto dell’anziana signora, nella parte superiore la stanza di un hotel dove Oderzo incontra la giovane escort (futura moglie).Ottima la regia di Giuseppe Marini.

Alla fine il pubblico tributa a Franca Valeri una meritata standing ovation e la sensazione che sia un tributo alla carriera c’è tutto.

 

 

 

 

 

 

 

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