Michel Gogat: disciplina e passione artistica

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fotoMichel Gogat formatosi alla prestigiosa Scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi inizia la carriera artistica nel Ballet Nationale de Marseille Roland Petit divenendo poi Primo Ballerino del Balletto di Zaragoza (Spagna) in seguito al Maggio Fiorentino danzando in tutti i ruoli del repertorio classico. Le sue lezioni, secondo il metodo francese dell’Opéra di Parigi, sono mirate al perfezionamento del controllo degli elementi tecnici e delle sensazioni fisiche e muscolari della danza al fine di arricchire e migliorare la tecnica generale. Attualmente è Direttore Artistico del Brianza Danza Festival.

Carissimo Michel, per iniziare ti chiedo di raccontarci la tua formazione. A quanti anni hai cominciato a danzare e come hai scoperto la passione per il balletto?

Ho cominciato all’eta di dieci anni per pura casualità o direi per solidarietà; a scuola un ragazzo si era iscritto al corso di danza classica e i componenti della mia banda avevano iniziato a prenderlo in giro. Dato che io non amo le ingiustizie, per solidarietà mi sono iscritto anch’io. L’insegnante appena mi ha visto ha subito informato mia madre per farmi esaminare da un insegnante dell’Opéra, il maestro Daniel Franck, il quale decise in tre mesi di presentarmi alla selezione della scuola di Ballo dell’Opéra di Parigi.

Che aria si respirava in una così prestigiosa Scuola di Balo, come quella dell’Opéra?

Era una sensazione indescrivibile, si trasudava “arte” da tutti i pori della pelle perché quotidianamente mi trovato in contatto con i danzatori del Corpo di Ballo, delle autentiche stelle dell’eporca, incrociandoli nei corridoi del teatro. Ciò che ora non è possibile visto che la Scuola si è trasferita fuori Parigi in una struttura sicuramente più adeguata alla crescita artistica. Ancora oggi voglio però ricordare una definizione che da sempre mi ha accompagnato e cioè noi piccoli allievi dell’epoca eravamo i “petit rat” de l’Opéra.

Tra i tuoi maestri chi vuoi ricordare maggiormente e perché?

Principalmente Daniel Franck che mi ha insegnato la base e poi non posso dimenticare miss Bessy la direttrice che ha sempre creduto in me e nelle mie doti. Un ricordo anche per il maestro Gilbert Meyer che è stato l’ultimo a seguirmi all’Opéra.

Qual è stata poi la grande occasione che ti ha condotto a diventare primo ballerino del Balletto di Saragoza?

Un mio amico mi ha chiamato perché cercavano danzatori e mi sono presentato al Corpo di ballo. Dopo tre mesi, per rivolta al cambio di direzione i primi ballerini sono andati via e la direttrice Cristina Minana mi chiese di ricoprire tutti ruoli da primo ballerino della serata perché era in gioco le sponsorizzazione del comune… Nel gennaio del 1984 divenni primo ballerino del Ballet Classico di Zaragoza, iniziando anche ad insegnare danza presso la scuola comunale.

Quali sono i ruoli che hai prediletto?

Il mio ruolo prediletto sicuramente fu Lensky in Onegin che in seguito fu anche l’ultimo ruolo interpretato prima di abbandonare le scene smettendo di danzare.

Quali sono stati i momenti più importanti ed emozionanti della tua carriera, quelli che hanno determinato una svolta nella tua vita professionale?

Non ce ne sono stati o meglio per me sono stati tutti importanti sia in positivo che in negativo, quando non mi trovavo più bene o non mi sentivo apprezzato prendevo e cambiavo posto.

Quando hai capito e deciso di smettere di danzare?

Purtroppo stai toccando un tasto dolente… non ho deciso, sono stato costretto. Avevo subìto tre interventi di ernia al disco e con il sopraggiungere della quarta, il mio medico dottor Rocca dell’ospedale San Raffaele, il quale mi aveva operato entrambe le volte contro il parere del dott. Albisetti, si era negato per effettuare l’ultima operazione perché a suo dire rischiavo la sedia a rotelle e così avendo una famiglia a carico ho detto no all’intervento. Sicuramente se fossi stato solo mi sarei fatto operare per la quarta volta. Da quella decisione ebbi avuto un rifiuto totale della danza e per parecchi anni non riuscii più ad assistere ad un balletto.

Qual è stata la tua serata d’addio alle scene?

L’ultima apparizione in palcoscenico è stata nella Giselle di Sylvie Guillem. Interpretavo in alternanza il ruolo del Duca con il mio collega Nedo Zingoni.

Durante un Concorso di danza o in sala prove, quale tipo di ballerino ti colpisce maggiormente, oltre alle doti tecniche?

A me colpiscono le persone passionali, liriche e alla ricerca della perfezione assoluta (che non arriva mai)!

Come si riconosce un buon maestro di danza e anche una valida Scuola di danza?

Per me un buon maestro di danza è colui che spiega verbalmente agli allievi come si eseguono i passi perché gli allievi non devono copiare i maestri. Una scuola valida è una scuola che possiede un’impronta personale e ben riconoscibile e nel momento in cui vedi un ballerino/a danzare intuisci immediatamente da quale Scuola proviene.

A tuo avviso, avendo studiato in Francia e danzato in Spagna e ballato in tournée in tanti paesi, qual è la differenza tra la danza in Italia e all’estero?

La danza all’estero è una passione, in Italia, per molti, è un lavoro come tanti altri.

Anche il pubblico è diverso?

No il pubblico italiano è un grande appassionato della danza, peccato che per vedere dei spettacoli debba spendere un quarto di stipendio.

Tu ha studiato con il metodo francese? Qual è la maggiore differenza con gli altri metodi tipo Vaganova, Cecchetti, Bournonville eccetera? Qual è il tuo preferito?

Mi piace la mia scuola, trovo sia quella più completa per qualità.

La ballerina e il ballerino nel panorama attuale sia italiano sia internazionale, a cui riconosci l’eccellenza?

Per me l’eccellenza in questo momento non c’è più. Ognuno possiede una certa carenza… scusa ma sono molto esigente!

Hai danzato con grandi partner femminili e maschili, chi erano i tuoi preferiti in scena?

Sicuramente Massimo Murru, Isabel Seabra, Rocio Acosta (ballerina di flamenco, mia partner quando danzai la “Carmen” in stile classico all’interno di una Compania di flamenco durante il mio periodo da free lance nel 1988/1989).

Com’è avvenuto il tuo ingresso nel Corpo di Ballo del Teatro alla Scala?

Tramite audizione nel 1991.

Tra tutte le serate in cui hai danzato sul prestigioso palcoscenico della Scala, qual è quella che ti è rimasta nel cuore?

Sarò ripetitivo ma per me in assoluto è stata la prima del balletto “Onegin” nel ruolo di Lensky.

Hai fatto parte anche del “Ballet Nationale de Marseille Roland Petit”. Raccontami la tua esperienza alla corte del geniale Petit?

Petit è stato il mio maestro di vita professionale, da lui ho imparato il mestiere grazie alla sua enorme esperienza.

Pensa lì ero sempre sostituto (avevo 17 anni quando firmai il contratto), ma sono salito sul palco in ogni spettacolo, conoscevo tutte le parti… una volta in “Notre dame de Paris” mi fece sostituire anche una donna nella Corte dei miracoli.

Mentre del Maggio Fiorentino cosa ricordi con più piacere?

Sono stato solo una stagione al Maggio sotto la direzione del maestro Poliakov. ricordo con molto piacere una recita della Dama delle camelie in una sua coregrafia. Soprattutto in quel luogo ho conosciuto Catia Rizzello, la madre di mio figlio che ora è massofisioterapista di tutti i ballerini più famosi tra cui anche quelli scaligeri.

Il balletto del grande repertorio che ami maggiormente?

Il balletto più romantico in eccellenza, per me è “Giselle”. Pensa che l’avrò visto migliaia di volte, ma non l’ho mai danzato integralmente.

Durante la tua carriera ha conosciuto tanti grandi interpreti del balletto. Chi ricordi maggiormente e perché?

Silvie Guillem, siamo cresciuti insieme… per me è la ballerina per eccellenza, sotto tutti i punti di vista ma soprattutto è una danzatrice che ha sempre avuto un grande rispetto verso il pubblico. Ricordo che diceva sempre: “il pubblico paga e un ballerino ha il dovere di danzare sempre al 150%”.

Oggi sei direttore del “Brianza danza festival”, vuoi parlarci di questa nuova e consolidata avventura di successo?

È nata durante un cena dove le sorelle Della Torre (Marta e Gemma) espressero il desiderio di poter realizzare qualcosa per i ragazzi che amano la danza e che non sempre hanno la possibilità di poter frequentare gli stage estivi. L’idea mi è piaciuta e l’ho appoggiata integralmente. Abbiamo deciso un’eta minima di 5 anni, in effetti siamo tra i pochi ad avere bimbi così piccoli ai quali impartisco lezioni di danza. Siamo alla terza edizione presso la città di Nibionno (Lecco) dove è nata la manifestazione e dalla seconda edizione siamo presenti anche nella città di Mandello del Lario sulle sponde del lago, un vero paradiso terrestre. Devi sapere che è stata proprio Marta ad avermi riportato alla danza, non trovava giusto il mio distacco e mi ha spinto e convinto a trasmettere tutto quello che avevo nel cuore e nell’anima. Infatti svolgo tutto con passione come peraltro anche Laura Caccialanza mia collega che insegna classico scaligero. A Mandello è nato anche il Concorso del Brianza Danza Festival, con premi e borse di qualità consegnati dal centro di formazione AIDA e da altri prestigiosi premi di varie istituzioni, che hanno imposto da subito un alto livello di partecipazione.

Come sarà l’edizione 2015?

Una novità sarà l’inserimento della danza spagnola con le insegnanti Elena Fontana e Marta Piva. Sarà presente un nuovo e affermato maestro di comtemporaneo quale Giordano Orchi e per l’hip hop ci saranno gli insegnati del “Modulo Factory”. Per il concorso, la giuria che l’anno scorso era composta dal presidente Biagio Tambone, accompagnato da Antonino Sutera e Federica Panzeri, quest’anno sarà presieduta da Marisa Caprara, accompagnata da un componente del Modulo Factory e della tua graditissima presenza, caro Michele Olivieri. La grande novità del Concorso 2015 è che il Comune di Mandello del Lario e la Polisportiva hanno appoggiato e autorizzato lo svolgimento in Piazza. Spero vivamente di riuscire a far diventare Mandello del Lario come la Vignale del lago di Lecco. La giuria ogni anno cambia i membri giudicanti per una maggior trasparenza.

Cosa consigli ai giovani che desiderano seguire l’arte della danza?

Impegnarsi al 150% per passione artistica. Lavorare sodo con disciplina e fisicità.

La differenza tra l’essere un bravo interprete e un bravo insegnante?

Sono due cose ben diverse, un bravo ballerino non è detto che sia un bravo insegnante e viceversa.

Danza accademica e danza moderna: possono comunicare tra loro?

Penso di sì, infatti credo si chiami Neoclassico. Pensa alla Scuola dell’Opéra in cui la direttrice Claude Bessy aveva coreografato un balletto dal titolo “Play Bach” in cui un gruppo di classico capitanato da una ballerina, e un gruppo di jazz capitanato da un ballerino dove le due categorie si univano magicamente sulle musiche di Jacque Loussier.

Qual è l’arte che ami dopo la danza?

La musica, la letteratura e la pittura.

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