Nessi

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fotodi e con Alessandro Bergonzoni
regia Alessandro Bergonzoni, Riccardo Rodolfi

produzione Allibito

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Si conclude con Nessi la stagione del teatro G.B. Pergolesi di Jesi.

Quello di Bergonzoni non è un semplice spettacolo, ma un evento, una cerimonia.

L’artista bolognese sorprende il pubblico, lasciandolo al buio durante tutta la parte iniziale del monologo: la sua voce, fuoricampo, introduce i temi portanti dello spettacolo: la morte e la vita.

Si accendono le luci e Bergonzoni percorre e copre, con movimenti disordinati, buona parte del palco, che è completamento vuoto, fatta eccezione per tre incubatrici che mettono ancor più in evidenza la nudità della scena, riempita magistralmente dal flusso del testo.

L’artista bolognese è un abile giocoliere della parola, un fool, che con la sua arte sempre al limite, tra comico e tragico, rivela la verità del mondo e dell’esistenza.

La comicità e l’impegno civile, che sono le cifre connotative del Teatro fin dalla sua fondazione, si integrano e si rafforzano a vicenda: la prima in particolare è il mezzo privilegiato che permette di arrivare all’uditorio in modo istantaneo, perché distrugge qualunque barriera tra performer e uditorio.

Dall’inizio alla fine il pubblico è travolto da un’infinità di espedienti retorici – giochi di parole, calembour, spostamenti semantici, bisticci che spronano ed esortano implicitamente gli essere umani a ‘fare nessi’ tra di loro, a cucire i propri fili con quelli di quanti più individui possibili, come afferma l’attore stesso: “Nessi non è collegamento, è conoscenza, non è comunicazione, è conoscenza. Noi da quando nasciamo […] ci colleghiamo con gli altri. Da collega; collega non come professionista che fa lo stesso lavoro, collega è un verbo. Collega, lega, legalità. Non esiste più la possibilità che l’arte sia divisa dalla politica, la politica sia divisa dal bene comune e il bene comune sia diviso dalla salute. È un lavoro surreale, metafisico e anche comico sul concetto dell’andare oltre […]. Noi siamo degli invocati, questo non è uno spettacolo ma un’invocazione. Siamo invocati nell’albo degli invocati, siamo iscritti all’albo degli avvocati e ci dobbiamo costituire parte civile, ma soprattutto parte sovrumana. È il lavoro del sovrumano”.

Bergonzoni riesce ad esprimere al meglio le sue potenzialità quando si svincola dalle limitazioni che gli provengono dalla realtà fattuale e, per così dire, terrena. Non esita inoltre a proporre faticose combinazioni per dimostrare quanti nessi grammaticali e lessicali rifiutiamo e ignoriamo pur di mostrarci conformi alle ovvie convenzioni espressive. Riporta il teatro alla sua funzione principale, quello di momento di conoscenza collettiva e qui il messaggio è chiaro: è necessario lavorare al cambiamento socio-politico, e ognuno ha il dovere di impegnarsi in tal senso.

Si può dunque affermare che Nessi possiede, in conclusione, una duplice funzione nei confronti del pubblico: lo fa divertire e, allo stesso tempo, lo fa tornare alla propria quotidianità con una miriade di spunti su cui riflettere, e altrettanti punti di vista da cui osservare se stesso e ciò che lo circonda.

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