Affresco di Venezia

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Foto di Serena Pea
Foto di Serena Pea

Personaggi e interpreti:

Biasio; Raimondo; Menego: Giorgio Bertan

Momolo: Francesco Folena Comini

Rosega; Felice: Eleonora Fuser

Zanetta; Bettina; Gasparina: Irene Lamponi

Meneghina; Dorotea; Brigida: Marta Meneghetti

Zulian; Cavaliere; Nane: Roberto Milani

Anzoletto; rigattiere: Stefano Rota

Gnese; Costanza: Laura Serena

Regia e adattamento da varie opere di Carlo Goldoni: Giuseppe Emiliani

Scenografie: Emanuele Luzzati

Riallestimento scenografico e visuale: Federico Cautero

Costumi: Stefano Nicolao

Musiche: Massimiliano Forza

Arrangiamenti: Fabio Valdemarin

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Il Teatro Stabile del Veneto omaggia il figlio più illustre della Serenissima con Goldoni Experience, azzeccato progetto di trentacinque recite estive divise tra Affresco di Venezia (18 giugno-11 luglio) e un nuovo Arlecchino, il servitore di due padroni (16 luglio-4 settembre) a cura di Giorgio Sangati, destinate non solo agli autoctoni, ma anche ai turisti, data la presenza di soprattitoli in inglese.

Già in cartellone nella stagione passata, Affresco di Venezia è un collage di scene estrapolate da alcuni titoli della sconfinata produzione goldoniana – Una delle ultime sere di Carnovale, Le massere, La putta onorata, Le donne gelose, Il campiello, Le morbinose, I morbinosi, La bottega del caffè, Mémoires – e adattate dal regista Giuseppe Emiliani a costruire una trama semplice. E’ martedì grasso, ultimo giorno di permanenza di Anzoletto (Stefano Rota), alterego di Carlo, prima di partire per la Francia. Non c’è posto per la malinconia, urge divertirsi! Eccolo quindi unirsi in mascherata con gli amici di una vita per esorcizzare il futuro ignoto nella terra lontana. Gran parte del testo è una spensierata celebrazione del Carnevale, “luogo per eccellenza dove braccare l’angoscia dell’essere” come ha scritto Jacques Attali in Amours e occasione per burlare, intrigare e soprattutto disconoscere se stessi. Passano i secoli eppure il quadro della società veneziana dipinto dall’avvocato pare ancora attuale. Nell’incontro tra Zulian (Roberto Milani) e Biasio (Giorgio Bertan) de Le massere par riveder i nostri veci conversare con quelle che allora eran chiamate serve e oggi badanti. Se prima fu il caffè il luogo di ritrovo prediletto dal popolo e dai borghesi, ora sono il bacaro e lo spritz ad animare le giornate di giovani e anziani isolani. Attenzione però, in cauda venenum! Emiliani non risparmia infatti una critica finale al turismo delle grandi navi. Sorge dalla laguna l’ectoplasma di Venusia regina, invocata coralmente col Recitativo veneziano del compianto Andrea Zanzotto – composto nel 1976 per il Casanova di Federico Fellini, poi pubblicato in Filò – ma in breve subissata dalla gigantografia di un grattacielo del mare.

Il cast è composto da affiatati attori veneti che danno voce e corpo anche a più personaggi. Tra tutti, oltre agli esilaranti vecchi di Roberto Milani e Giorgio Bertan, spiccano Eleonora Fuser, procace Donna Rosega, che rapisce il pubblico col fare conturbante e la risata contagiosa, Irene Lamponi e Marta Meneghetti, servette e patrizie all’occasione.

I fondali in tela di Emanuele Luzzati, con intrichi escheriani di ponti, altane, tetti, finestre e porte, si animano delle delicate videografie di Federico Cautero in un suggestivo gioco cromatico che restituisce tinte palustri. Se Goldoni sta alla Commedia umana come Longhi alla pittura, è proprio alle figurine ritratte da quest’ultimo che sembrano ispirarsi i costumi di Stefano Nicolao, tra domini neri, baute e morette, le nere mascherine ovali al tempo assai predilette dal gentil sesso. Le musiche di Massimiliano Forza puntellano in maniera consona i vari momenti della vicenda e gli arrangiamenti di Fabio Valdemarin citano anche Il campiello di Ermanno Wolf-Ferrari.

Oltre a costituire una rara occasione per gustare la musicalità e la finezza del venexian in cui scrive Goldoni, il riuscito lavoro di Emiliani instilla nello spettatore quella magica nostalgia che da sempre Venezia, luogo dove si incrociano culture e saperi differenti, lascia nel cuore di chi parte.

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