“L’insonne” vince il Bando Visionari e Premio In-Box 2015

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Foto di Valeria Palermo
Foto di Valeria Palermo

drammaturgia RAFFAELE REZZONICO, CLAUDIO AUTELLI

regia CLAUDIO AUTELLI

con ALICE CONTI, FRANCESCO VILLANO

scene e costumi MARIA PAOLA DI FRANCESCO

luci SIMONE DE ANGELIS

suono FABIO CINICOLA

tecnico luci GIULIANO BOTTACIN

assistenti alla regia PIERA MUNGIGUERRA, ANDREA SANGALLI

voce registrata PAOLA TINTINELLI

organizzazione CAMILLA GALLONI, MONICA GIACCHETTO

co-produzione CRT Milano/Centro Ricerche Teatrali e LAB121

(durata 70 minuti)

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Nel maggio 2015 L’Insonne vince il Bando Visionari e il 23 luglio 2015 sarà in scena al Kilowatt Festival 2015 (San Sepolcro).

Nello stesso periodo, lo spettacolo vince il Premio In-Box 2015, una tournée che attraverserà 18 piazze in tutta Italia nella stagione 2015/2016.

Il 16 luglio lo spettacolo va in scena al Teatro Franco Parenti, in occasione della rassegna Padiglioni dei Teatri iniziativa che fa parte del cartellone di ExpoinCittà, il progetto di eventi curato da Comune di Milano e Camera di Commercio di Milano durante il semestre dell’Esposizione Universale.

Lo spettacolo nasce dal desiderio di restituire scenicamente la potenza della scrittura di Agota Kristof e di indagare i temi a lei cari e che hanno un forte legame con la sua storia personale: il ricordo dell’infanzia, il rapporto tra fratelli, la memoria, la solitudine, la condizione dell’esule in terra straniera, l’amore per la scrittura. Ma soprattutto: il senso di straniamento vissuto nel tempo presente.

Lo stile della scrittura di Agota Kristof è essenziale e chirurgico nell’aprire ferite senza farle sanguinare nella mente dell’ignavo lettore. Anche il teatro è continuamente alla ricerca di un linguaggio esatto. Svincolato dall’imitazione della quotidianità, un linguaggio che riveli anziché descriva. L’interrogazione di questo paradosso è l’inizio del viaggio dentro la sua scrittura. Quest’autrice rappresenta un vademecum dell’essenzialità.

Agota Kristof ha lasciato il suo paese d’origine durante la rivoluzione ungherese contro il regime sovietico. Fuggita in Svizzera con il marito e la figlia in fasce, ha lavorato per anni in una fabbrica di orologi. Qui ha imparato il francese e cominciato a scrivere i suoi romanzi nella nuova lingua. Ha sempre definito la sua scrittura una menzogna, un tentativo fallito di scrivere la propria storia, troppo insopportabile da raccontare.

La storia di Sandor è il suo ultimo romanzo.

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Note di regia

Una coppia di fratelli/amanti, figura archetipica dell’autrice.

Figura ricorrente, microscopico nucleo di famiglia da conservare o recuperare, o ancora almeno da immaginare.

Sono i fratelli/amanti a visitare la stanza dell’autrice, accompagnandone i pensieri e guidando la sua immaginazione nel comporre questa “storia d’amore impossibile”.

Sandor aspetta l’arrivo di una donna, Line, che appartiene al suo passato. Un giorno lei arriva e la sua vita non sarà più la stessa.

Quello che avviene in questa composizione è un dialogo tra queste figure di fratelli e la loro autrice, loro prestano il loro corpo e la loro voce all’evocazione delle figure emerse dalla sua memoria, in un continuo salto tra rappresentazione e pensiero dell’anima che sta concependo questo mondo.

Ogni pertugio in questa stanza contiene una memoria, una via d’accesso dentro la testa dell’autore condannato a ricevere i suoi spettri.

Alcuni ricordi sono stampati per sempre nella nostra memoria.

Altri rimangono sepolti per anni in posti impensabili del cervello per poi riaffiorare all’improvviso, per chissà quale associazione, cristallini come non ce ne fossimo mai liberati. Altre volte ancora, invece, rimane soltanto una sensazione, un colore, un gusto o un’immagine sgranata. In questi casi la nostra immaginazione comincia a colmare i vuoti della memoria, attraversa la soglia del passato, entra dentro un’immagine del passato, la contempla, la particolareggia, capita che si perda in questo gioco di riviviscenza, o meglio, che si abbandoni a rivivere certi istanti. Involontariamente si costruisce un altro tempo, una pausa nel normale fluire dal passato al presente. Come in un autunnale pomeriggio d’infanzia chiusi nel salotto di casa a guardar fuori dalla finestra, impalpabilmente ci si concede una seconda possibilità.

Claudio Autelli

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23 luglio – Bando Visionari – Kilowatt Festival 2015 – San Sepolcro (Arezzo)

27 agosto – Operaestate Festival – Bassano del Grappa

Prossimi appuntamenti: Benevento Festival, Festival Concentrica di Torino, Teatri di Vetro Roma

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