Madama Butterfly alle Terme di Caracalla: Puccini secondo la “La Fura dels Bauls”

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Foto di Yasuko Kageyama-Opera Roma-Caracalla 2015
Foto di Yasuko Kageyama-Opera Roma-Caracalla 2015

Arriva da Sidney la Madama Butterfly di Puccini con la regia di Àlex Ollé de La Fura dels Bauls seconda opera del cartellone della stagione estiva del Teatro dell’Opera di Roma, già allestita nel 2014 per la baia del porto della città dalla Opera House e dalla Opera Australia, ma appositamente ripensata per gli spazi delle Terme di Caracalla. Dimenticate però la divisa da ufficiale di Pinkerton e il dolore di Cio Cio San in kimono, in una parola, l’iconografia classica: Ollé trasforma la Butterfly in una feroce parabola del potere (Pinkerton diventa un egoista uomo d’affari, un moderno palazzinaro) e dell’imperialismo economico (statunitense) che travolge un Paese e spezza il sogno di Cio Cio San.

L’idea è stata quella di attualizzare l’opera e di renderla contemporanea, più vicina allo spettatore” spiega Ollé che ha (ri)innovato l’opera cogliendone soprattutto i risvolti morali, politici ed economici e realizzando delle imponenti soluzioni estetiche che si integrano con le Terme di Caracalla.

Nel primo atto il pubblico viene trascinato in una romantica atmosfera da favola moderna con le scene di Alfons Flores: il verde luminoso di un ameno prato (quasi da golf) incastonato da file di lunghi alberi ordinati ospita l’organizzazione di un matrimonio in stile shabby chic con tavoli e e sedie bianche e lunghe tende rosse fino all’apparizione quasi onirica di Madama Butterfly, accecante visione che scivola leggerissima dal vialetto come una farfalla avvolta in un’impalpabile nuvola bianca che tornerà anche nell’ultimo atto (i costumi sono di Lluc Castells) circondata dalle amiche in abito tradizionale rosso. Nel secondo atto la distruzione dalle tradizioni del Giappone che diventa un paese svenduto agli Usa ben prende forma nel mettere visivamente in scena il sogno spezzato di Butterfly relegata a vivere in una fatiscente casa di periferia di legno e lamiere. Rinnegata dalla famiglia, Cio Cio San ha rinnegato tutto in nome dell’amore per Pinkerton: dismesso il kimono lo attende (inutilmente) fiduciosa in shorts di jeans, sneakers e t shirt stars and stripes costretta solo alla fine a fare i conti con la realtà e l’abbandono del marito.

Bellissime le luci di Marco Filibeck che ricreano l’incantevole luna incastonata fra i resti archeologici o i grattacieli proiettati che incombono nel ricreare la città della ditta di Pinketon in costruzione.

La regia cinematografica con qualche piccolo inatteso colpo di teatro che trasforma la storia Madama Butterfly in metafora della società moderna raccontando una storia d’amore spezzata (la ragazza ingenua che s’innamora dell’uomo sbagliato), ma ricca di implicazioni morali e politiche all’insegna dell’imperialismo che non faticano a sollecitare il coinvolgimento emotivo del pubblico.

Trascinante la partitura di Yves Abel, al debutto sul podio romano, che libera di attesi tradizionalismi la celebre partitura: bel cast di gran voci fra cui spicca la sensibile e ingenua Madama Butterfly di Asmik Grigorian, soprano lituana, praticamente perfetta non solo vocalmente, ma con il giusto physique du rôle al suo debutto all’Opera di Roma (si alterna nel ruolo con Donata D’Annunzio Lombardi), la voce potente di Fabio Sartori nel ruolo del villain Pinkerton (si alterna con Sergio Escobar e Angelo Villari) e incarna lo tsumani di Butterfly, ma anche il simbolo di un Paese, l’ancella Suzuki di Anna Pennisi (si alterna con Anna Malavasi), lo Sharpless di Stefano Antonucci.

Ultime repliche di Madama Butterfly giovedì 30 luglio e giovedì 6 agosto in alternanza con la Turandot di Krief e la ripresa della Bohème di Livermore.

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