Aida

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fotoAida: Alessandra Capici, Radames: Roberto Di Candido, Amneris: Mirella Leone, Amonasro: Mauro Buda, Ramfis: Ernesto Morillo, Il Re: Antonio Di Matteo, Messaggero: Alessandro D’Acrissa, Sacerdotessa: Lisa Dunk

Con la partecipazione di Bruno Torrisi

Orchestra e Coro Taormina Opera Stars

Corpo di ballo: Danza Taormina. Assistente alla regia: Maria Grazia Bonelli

Coreografie: Alessandra Sgalambrino

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Il regista Enrico Stinchelli non cessa di stupire il pubblico con i suoi allestimenti anticonvenzionali.
Giovedì 20 agosto, sarà AIDA a chiudere il festival Taormina Opera Stars, che ha animato le notti del ferragosto siciliano, registrando un enorme successo, con una media di 3000 spettatori a sera. Maestro concertatore e direttore sarà Eddi De Nadai, per la regìa di Enrico Stinchelli, che non cessa di stupire il pubblico con i suoi allestimenti anticonvenzionali. “AIDA (intrpretata dal soprano Alessandra Capici) sarà ambientata all’interno di un museo egizio, popolato da turisti e curiosi. Una strana figura a metà tra una maga e una dea evocherà gli spiriti di Aida e Radames, animerà i geroglifici e le misteriose figure che il museo ospita, e sarà la vicenda di Aida a dipanarsi sotto i nostri occhi, come un magico rituale, lo stesso immaginato da Verdi (che non mise mai piede in Egitto ma, genialmente, ne rievocò le suggestioni e le atmosfere).”
Commissionata per il Khedivé d’Egitto, terra nella quale Verdi non mise mai piede (“per il terrore di rimanervi mummificato” scrisse), è forse l’opera più straordinaria concepita da Verdi. Ogni atto è permeato da una forza e da una ispirazione senza pari, di un lirismo e di un intimismo spesso travisati e sostituiti da un presunto tono “trionfalistico”, riferito alla sola scena finale dell’atto Secondo detta appunto “del Trionfo”. In realtà è un’opera che sottolinea i forti affetti, i sentimenti che uniscono Radames alla schiava Aida contrastati dall’amore ferino di Amneris, la figlia del Faraone. E’ l’opera dei grandi duetti, delle atmosfere oniriche e a tratti esoteriche (si pensi alla sublime scena della consacrazione della spada nel Tempio di Phtà), con cinque vocalità impegnate al massimo delle loro possibilità: il tenore drammatico, Radames, il soprano Aida, a tratti delicata a tratti esplosiva, il mezzosoprano acuto Amneris, i due bassi, Ramfis e il Re, il baritono Amonasro, padre di Aida, depositario di una delle più belle frasi dell’intero repertorio operistico (“Pensa, che un popolo, vinto, straziato, per te soltanto”).

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