Guance rosse

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Foto di Celeste Aresu

testo Sandrine Roche

traduzione di Gioia Costa

mise en espace di BLUEMOTION
regia Giorgina Pi

con Sylvia De Fanti, Aglaia Mora, Laura Pizzirani

sounscape Valerio Vigliar
una coproduzione BLUEMOTION e AREA06

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Tre donne, tre microfoni, tre direzioni di fissità diverse come ognuna a guardare qualcosa che appartiene solo al loro piccolo campo visivo che non include le altre.

Cappuccetto Rosso, la figlia, è avanti a tutte, alla sua destra un po’ dietro, seduta, c’è la mamma e dietro sopra la cassapanca vi è la nonna, che potrebbe accogliere entrambe nella sua ampia visuale ma ci accorgiamo che invece non è così perché quasi cieca.

Ognuna col suo copione in mano, recita/legge il suo destino che è inevitabilmente legato a quel maledetto cappotto rosso, che era della mamma e che fu della nonna.

La bambina non lo accetta, non vuole essere come la madre, che ha perso inevitabilmente il rossore vitale sulle sue guance rosse: “mamma quando hai cominciato ad essere grigia?”

La madre è creatrice e distruttrice, incoraggia la figlia, vuole il meglio per lei ma poi le augura costantemente tutto il male, nel momento in cui la figlia dimostra di avere una sua propria indipendenza: “Un giorno diventerai nera anche tu, bambina mia!”.

La nonna non vede o fa finta di non vedere, la sua giustificazione è la cecità, la vecchiaia, l’immobilità. Ama la nipote come una proiezione lontana del sé.

Cappuccetto Rosso un tempo lo è stata la nonna, giovane e bella come adesso lo è la nipote.

In modo del tutto simile alla nonna, si comporta così anche la madre di Cappuccetto Rosso, quando le fa vedere la foto del giorno in cui ha ricevuto in regalo quel cappotto; quel giorno pianse perché aveva paura di averlo lacerato.

Verità o ricostruzione della realtà?

Anche Capuccetto Rosso pur non piangendo, lo rifiuta, cerca di ribellarsi alla visione che la madre ha di lei come a dire: “Mamma non sono uguale a te, è inutile che vuoi vestirmi come ti vestiresti tu, io sono una persona diversa!”.

Per non ferire i sentimenti della madre, la figlia se lo mette questo cappotto rosso e così vestita va a trovare la nonna al posto della madre che lavora e non ha tempo di andare in casa della vecchia.

Non ha tempo o non vuole?

Il lupo cattivo non c’è ma sembra che lo interpreti benissimo la ‘cara, dolce’ nonnina che come a soffrire di palilaia ripete a Cappuccetto: “Vieni più vicina, ancora, di più, avvicinati” …così ti posso finalmente mangiare e magari rinascere dentro di te!

Angoscioso ed angosciante, il frustrante ciclo tra le tre donne si ripete di generazione in generazione, i dialoghi sono semplici e diretti, un linguaggio simbolico ma infantile che non cambia tra i tre personaggi.

Cappuccetto Rosso si diventa e ci si rimane, come per maledizione.

Per fortuna è solo una fiaba.

 

 

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