Mara Galeazzi: un vanto italiano tutto “in danza”

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fotoGentile Mara, quando è nata la tua passione per la danza?

Ho sempre avuto la passione della danza fin da piccola, ma la vera passione è nata quando vidi il video di “Giulietta e Romeo” con Alessandra Ferri all’età di 14 anni.

Ci racconti il tuo percorso di formazione nel mondo coreutico?

Non è stata una strada semplice a livello psicologico e propedeutico. I primi tre anni sono risultati i più difficili. Mi mancava la famiglia, ero alloggiata in un collegio per tutta la settimana. Non ero esattamente idonea per la danza, ma c’era un qualcosa in me in cui i miei maestri hanno da sempre creduto. Gli ultimi anni sono stati i più felici, ero migliorata tecnicamente lavorando sodo. Per riuscire al meglio nell’arte coreutica il più delle volte bisogna studiare e rinunciare a parecchie cose o situazioni: avere testa, forza e passione.

Successivamente sei entrata a far parte del Royal Ballet di Londra e dapprima sei stata promossa First Artist nel 1995, poi Solista nel 1998 e infine Principal nel settembre del 2003, titolo che nel mondo anglosassone corrisponde al massimo grado (l’equivalente di étoile per la Scala e l’Opéra di Parigi). Come sono avvenute queste nomine, quali ricordi conservi e chi vuoi ringraziare per questa prestigiosa escalation?

Prima di essere nominata “prima ballerina” ne ho dovuti sostenere tanti di ruoli!! Artist, firt artist, soilist, first soilist and principal… molti scalini per raggiungere il top. Un’esperienza di lavoro che mi ha portato ad essere un artista completa. Al giorno d’oggi si arriva troppo presto e si impara meno dal punto di vista puramente espressivo, scenico e tecnico. Il ricordo piu bello è stato ovviamente quando Monica Mason mi ha promosso prima Ballerina. Era una serata di Gala in onore di Placido Domingo ed io ero stata invitata ad assistere all’Opera ai Pagliacci e al party per celebrare l’addio alle scene di Domingo. Mi stavo preparando e verso le 6 di sera Monica mi chiamò nel suo ufficio per darmi la bella ed entusiasmante notizia… promozione a prima ballerina!! Durante il party Placido Domingo mi fece le congratulazioni. Isomma quella sera è stata una grande festa che rimarrà indelebile nei miei ricordi.

Al Royal Ballet hai danzato pezzi di alcuni tra i più famosi coreografi, memorabili quelli con Kenneth McMillan in “Romeo e Giulietta”, “Manon”, “La Sagra della Primavera”, “Song of the Earth” “Maria Vetsera in Mayerling”, “Anna Anderson in Anastasia”. Cosa hanno rappresentato queste interpretazioni danzate, quali sono state le maggiori difficoltà tecniche e psicologiche ad accostarsi al genio di McMillan e come lo definiresti artisticamente?

Dal primo momento che ho interpretato il ruolo di Mary Vetzera in Mayerling, ho capito che le coreografie di MacMillan erano nelle mie corde. Kenneth mi vide per la prima volta ballare il 1° ottobre del 1992 e mi diede il ruolo di Mary. I suoi balletti sono sempre coinvolgenti, sia psicologicamente sia tecnicamente. Non ho mai avuto difficoltà fisiche nell’interpretare tutti i ruoli a parte “La Sagra” e “Anastasia” per la loro totale fisicità. Kenneth aveva questo istinto nel scegliere i personaggi, le storie ed elaborare le sue coreografie con una notevole spontaneità. Aveva questa grande genialità nel creare “storie mentali senza parole”, solo con il movimento riusciva a narrare la trama. Insomma un autentico genio.

Come si svolgevano le giornate in sala danza al Royal Ballet di Londra? Una tua giornata tipo londinese?

Giornate intense! Ora non sto a spiegare tutto ma dal mattino fino alla sera prove e spettacoli per l’intera settimana. A volte senza un lunch break, direi quasi spesso. Sempre emozionante e stimolante. 130 spettacoli all’anno con 14 produzioni diverse. Prove su prove e solo la domenica il meritato riposo.

Hai danzato tutti i ruoli più importanti del repertorio classico (L’uccello di Fuoco di Fokine, la Fata Confetto nello Schiaccianoci, Myrtha in Giselle, Medora in Le Corsaire, Gamzatti nella Bayadère di Natalia Makarova, il ruolo principale nel divertissement di Paquita, e sei stata protagonista di creazioni di celebri coreografi quali Frederick Ashton (La fille mal gardée; Cinderella; Symphonic Variations), Glen Tetley (La Ronde; Pierrot Lunaire), John Cranko (Onegin), Twyla Tharp (Push comes to Shove), Anthony Tudor (The Leaves are Fading), Rudolf Nureyev (Don Chisciotte), William Forsythe (In the Middle, Somewhat Elevated), Mats Ek (Carmen). Sicuramente una grande emozione lavorare con nomi di tale portata ma anche un arricchimento artistico, professionale e tecnico, dico bene?

Mi ritengo molto fortunata di aver ballato così tanti ruoli e di aver conosciuto e lavorato con splendidi coreografi. Glen Tetley è stato uno dei primi a scoprirmi dopo Kenneth e direi che le sue coreografie richiedono molta tecnica e fisicità. È stato, a mio avviso, una persona che mi ha insegnato moltissime cose sia a livello artistico sia umano, mi ha donato la possibilità di imparare veramente il significato del “danzare”.

Della Giselle sotto la direzione di Carla Fracci cosa rammenti? E come definiresti la Fracci dal punto di vista direttivo al di fuori del ruolo di danzatrice?

La Giselle di Carla Fracci è “unique”. Lavorare con lei come direttrice e studiare al suo fianco è stato impeccabile. Una donna da ammirare artisticamente. Molto audace, passionale e intelligente.

Quali sono i maggiori ricordi legati alla Scuola di Ballo del Teatro alla Scala? Chi erano i tuoi compagni di corso a cui sei rimasta legata col ricordo e i professori che hanno maggiormente influito positivamente il tuo arrivo al diploma?

Ancora adesso sono in contatto con i miei maestri e alcune mie compagne di classe. Ho un ricordo bellissimo perché, anche se il nostro corso è sempre risultato il più disastrato e indisciplinato, siamo riuscite con la nostra amicizia e la complicità delle maestre ad essere totalmente unite. E so che le nostre insegnanti hanno i più bei ricordi e ci considerano il corso maggiormente bello della storia della Scuola di Ballo del Teatro alla Scala.

Tra tutti i tuoi ruoli portati in scena, sempre con grande successo e classe, quali hai prediletto e perché?

La maggior parte dei miei ruoli sono quelli interpretativi, non ne esiste uno in particolare che io abbia prediletto ma ogni momento in cui mi sono calata in un personaggio è come se fosse nato dentro me. Mi è difficile spiegare con le sole parole queste splendide sensazioni.

Mentre i momenti più importanti ed emozionanti della tua carriera come li vorresti condensare in poche parole?

Per me sono stati tutti importanti anche nei momenti difficili!!

Ci sono stati anche momenti bui? Magari nei quali hai pensato di mollare tutto?

Momenti bui sì ma MAI mollare!!!

Il 23 luglio del 2013 hai dato il tuo addio alle scene al Teatro Romano di Verona esibendoti affiancata da 6 primi ballerini del Royal Ballet. Com’è avvenuta questa scelta e perché proprio a Verona? E cosa conservi di quella magica serata?

L’organizzazione del Teatro Romano ha accettato la proposta dello spettacolo quindi il mio grazie è per loro. I colleghi hanno fatto sì che la serata fosse speciale, e il pubblico ha donato tanto calore e sapendo che era il mio commiato nell’aria si respirava una bellissima e magica atmosfera. Ho uno straordinario ricordo che custodirò sempre nel mio cuore.

Alla Scala non ci sono state più le condizioni per esibirti, pur essendo tu una delle nostre stelle maggiormente amate e riconosciute a livello internazionale, un vero vanto per l’Italia, come mai?

Per me non è così importante esibirmi alla Scala anche se mi sarebbe piaciuto. La mia priorità è ballare.

C’è qualcuno a cui ti senti di dire “grazie in particolare” per la tua carriera artistica e per il tuo successo internazionale?

Mi sento di dire grazie sempre e a tante persone ed è quello che mi fa andare avanti. La cosa più speciale è che i miei genitori mi ringraziano sempre, questo è fondamentale per la mia carriera ed esperienza di vita.

Secondo te quali sono le differenze tra le Compagnie di danza italiane e quelle estere?

A livello di ballerini non c’è differenza, l’unica cosa che le distingue è che non fanno abbastanza spettacoli ed è un grande peccato per gli artisti e il pubblico italiano.

Hai trovato differenze anche nell’approccio del pubblico in teatro? Avendo tu avuto l’onore di ballare come guest star in importanti teatri come l’Opéra di Parigi, il Metropolitan di New York, il Bolshoi di Mosca, il Teatro dell’Opera di Stoccarda, la Bukyo Civic Hall di Tokyio e il Teatro dell’Opera di Roma?

In ogni città e teatro ho sempre sperimentato un pubblico diverso, ma ho sempre ricevuto positivamente il loro calore.

Dell’esperienza televisiva da protagonista e in particolare della famosa diretta della BBC dalla Royal Opera House del 2002 quali insegnamenti e quali nuove tecniche o trucchi hai acquisito?

L’unica differenza e insegnamento che ho avuto è stata quella di oltrepassare il terrore della videocamera.

Chi sono i ballerini attualmente in scena, sul piano internazionale, a cui riconosci l’eccellenza, sia maschile sia femminile?

L’eccellenza esiste in tutti gli artisti.

E dei nuovi coreografi a chi vuoi dedicare un applauso?

Tutti meritano un applauso!!!

So che ami sia la danza classica sia il contemporaneo? Quali sono le maggiori differenze e secondo te possono convivere questi due stili?

Sicuramente possono convivere, se non c’è la danza classica non c’è il contemporaneo e viceversa. La differenza è solo come dipingere un Picasso e un Michelangelo, ma la tecnica è sempre la stessa con forme diverse.

Cosa consigli ai giovani che desiderano entrare a far parte del mondo della danza?

Devono amare la danza… Solo questo li porterà ad entrare a far parte di questo mondo speciale.

Una domanda su di te, a livello artistico, che nessuno ti ha mai rivolto ma che ti piacerebbe ti venisse fatta?

Non ho mai pensato a questo, in verità… ma mai nessuno mi ha chiesto che cosa mi spingesse ad essere un artista?

Due città a te molto care e importanti sono Brescia e Londra? Me le descrivi?

Brescia è la mia famiglia e la mia vita. Londra la mia carriera e la mia seconda famiglia.

Hai mai avuto l’onore di conoscere personalmente la Regina Elisabetta o i membri della famiglia reale? Tutti grandi appassionati e cultori del balletto, come del resto il popolo della Gran Bretagna…

Sì ho avuto tante occasioni di incontrare i reali e posso dire che conservo delle bellissime esperienze e ricordi al loro cospetto.

Tra tutti i tuoi partner artistici (voglio ricordare ad esempio Irek Mukhamedov, Tetsuya Kumakawa, Carlos Acosta), chi ti è rimasto maggiormente nel cuore per empatia e sinergia scenica?

Il mio primo partner Adam Cooper, Irek e alla fine della mia carriera Edward Watson.

Secondo te qual è la differenza tra l’essere un danzatore e un insegnante?

La differenza è che come danzatore devi concentrarti molto su te stesso e dare al pubblico, come insegnante devi dare tutta te stessa e la tua esperienza agli studenti.


Quali passioni coltivi oltre alla danza?

Il pianoforte, programmare i Gala di beneficenza con la mia fondazione Dancing for the children, coreografare, viaggiare e soprattutto comunicare con la gente.

Tra tutti i vari metodi di insegnamento della danza classica, quale ti è più affine e perché?

Credo che tutti i metodi siano un bene a livello tecnico per tutti gli artisti…

Sei stata insignita di prestigiosissimi premi tra cui il Premio Danza&Danza nel 2006 come Migliore ballerina italiana nel mondo, nel 2008 il Premio Positano al Merito e nel 2009 del titolo di “Cavaliere del merito” dal Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano. Grandi onori per la tua grazia, riservatezza, grande dedizione al lavoro, umiltà e soprattutto maestrìa? Cosa ti ha emozionato maggiormente nel riceverli?

Come artista la cosa migliore è non aspettarsi di ricevere premi, ma quando ti capita è sempre una bella sorpresa e accetti con grande soddisfazione. Per me l’importante è danzare in palcoscenico e sapere che in quel momento stai regalando forti emozioni al pubblico.

Oltre alla danza sei sempre stata attentissima, grazie a un’innata sensibilità, alle opere di carità a cui ti sei dedicata da sempre, tanto che nel 2007 hai fondato “Dancing the Children”, un ente benefico per la raccolta di fondi destinati ai paesi del Terzo Mondo (in particolare al Sud Africa e al Kenya), al fine di combattere il proliferare e la diffusione di malattie come l’Aids e per e aiutare i bambini. Un impegno di grande responsabilità, fatica ma immagino anche di notevole arricchimento umano? Quali sono stati i più forti ostacoli ma anche le maggiori soddisfazioni?

Fin da piccola ho sempre avuto l’istinto di aiutare i bambini bisognosi. Ricordo ancora quando avevo 8 anni che dissi a mia mamma che volevo diventare un’infermiera missionaria in Africa e che desideravo aiutare l’infanzia. Ritagliavo tutte le fotografie dei bambini africani e li conservavo. È come se nella mia vita avessi sempre avuto questa passione ed ho capito che tutto ciò non è solo un sogno ma si può tramutare in realtà. Esperienze che mi aiutano non solo aristicamente ma anche a livello umano. Questo è un messaggio che desidero trasmettere a tutti.

Dopo il tuo ritiro dalle scene sei tornata al Royal Ballet per creare il ruolo di Madre in Cassandra di Ludovic Ondiviela e hai collaborato in Wayne McGregor Woolf Works. Cosa ti ha convinto al ritorno?

Sono stati loro a convincermi che era troppo presto per smettere di danzare e mi hanno convinta a ricominciare anche perché la vera passione non muore mai.

Dal 2014 ti dedichi alla carriera di danzatrice freelance e sei stata nominata Prima Ballerina Ospite del Royal Ballet di Londra… la danza allora è proprio per tutta la vita?

Non finirà mai!!

Presto avremmo il grande onore di vederti a Milano, presso il Teatro Carcano in una serata di Gala con il meglio della danza internazionale: accanto a te figureranno una rosa di interpreti dai principali Teatri d’Opera europei per una carrellata di brani d’autore all’insegna della coreografia di alta classe?

Sì e sono molto emozionata perché non ho mai ballato a Milano dove sono cresciuta da quando ero una studentessa. Sarà un programma molto vario e con danzatori di grande talento e stile.

Quali altri programmi per il futuro hai in serbo? Da poco hai anche danzato in Giappone…

A gennaio ballerò in Australia, a giugno a New York con Tim Podesta un coreografo australiano che mi sta dando ottime opportunità. Abbiamo una bellissima relazione professionale e siamo molto in sintonia. Negli ultimi due anni sto anche lavorando con la “Covent Garden Dance Company” diventando, con grande gioia e felicità, la partner del direttore. Il Royal Ballet mi ha invitata per il 2017, non posso ancora confermare la mia presenza.

C’è un sogno nel cassetto che vorresti ancora realizzare?

Mi piacerebbe diventare Direttrice di un Corpo di ballo e trasmettere la mia totale esperienza ai giovani talenti, creando per loro e arricchendoli artisticamente di cose belle e nuove idee.

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