Prima lettera di San Paolo ai Corinzi

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fotoCantata BWV 4, Christ lag in Todesbanden. Oh, Charles!

(Ciclo delle Resurrezioni)

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di Angelica Liddell / Atra Bilis Teatro

Prima italiana

Testo, regia, scenografia e costumi: Angelica Liddell

Con: Victoria Aime, Angelica Liddell e Sindo Puche (in alternanza con Ugo Giacomazzi)

Luci: Carlos Marquerie

Suono: Antonio Navarro

Una coproduzione: Théâtre Vidy-Lausanne, Odéon-Théâtre de l’Europe, Festival d’Automne à Paris, 68° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico di Vicenza – Comune di Vicenza – Fondazione Teatro Comunale Città di Vicenza, La Bâtie-Festival de Genève, Theater Chur, Künstlerhaus Mousonturm, Bonlieu Scène Nationale Annecy

Con il sostegno di: Comunidad de Madrid e Ministerio de Educación, Cultura y Deporte – INAEM

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Di questo spettacolo si è detto molto, prima e poi. All’Olimpico di Vicenza è stato accolto con tanto di cattolici in preghiera fuori dal teatro, cordone della Polizia a impedire tafferugli e un incuriosito pubblico in spolvero. Mentre, dello spettacolo in sé, si è detto forse poco. Prima e dopo.

Prima per il tam tam mediatico che ha farcito lo spettacolo di pruderie.

Dopo, a spettacolo concluso, vista la maggioranza degli applausi incerti.

Senz’altro una prova teatrale forte e potente che ha portato in scena una femminilità cruda, così vera da spaventare. Un teatro “crudele” che usa sangue vero estratto dalle vene dell’attore che fa la parte di Dio grazie a un’infermiera – che in scena taglia veramente i capelli alle attrici e chiude mostrandoci l’impiccagione di un cane.

Il gesto forte è pericoloso: si resta in bilico tra l’osceno che denuncia coraggiosamente e l’inciampo ingenuo, a volte troppo esplicito per mantenersi in equilibrio. Ma cosa ci dice Angelica Liddell?

Nello spettacolo sono usati sia il testo della prima lettera ai corinzi di S. Paolo, che quello della cantata di Bach.

San Paolo scrive delle tre virtù fondamentali: fede, speranza, amore. La lettera è rivolta agli abitanti di Corinto, città consacrata ad Afrodite – dea dell’amore sensuale, oltre che della bellezza. La citazione è quindi più forte di quello che sembra, perché la lettera di san Paolo contiene precetti sui costumi sessuali quali la verginità fino al matrimonio, la purezza…

Mentre per Liddell il desiderio sensuale coincide invece con quello dello spirito.

Liddell usa una logica ferrea: prende il testo “alla lettera” per dimostraci che, se veramente aderissimo ai precetti, alle volontà dettate da Dio, allora dovremmo essere veramente cattivi e spietati.

Fondamentalmente Liddell si chiede perché, nonostante sia l’amore il più importante dei precetti, il popolo di Dio non sia pazzo d’amore. Perché gli uomini non corrano tra i boschi impazziti d’amore.

Gli uomini non amano. Gli uomini non si amano.

L’amore, allora, assume il volto del libero arbitrio rispetto al dogma.

Gli uomini sono ingabbiati dalla parola, borghese e reazionaria, che ha completamente travisato la divina parola. Liddell ce lo spiega grazie a Bach. Distruggendo la logica del contrappunto.

I sette versetti che compongono il testo della cantata di Bach vengono recitati da Liddell che compone in scena la coreografia sulla quale le attrici danzeranno.

La Sinfonia della cantata, in particolare, è ballata invece dalla sola Liddell che accompagna l’intero brano con una danza frenetica e convulsa, gli occhi e il viso contratti in smorfie grottesche e sarcastiche, le mani che raccolgono l’energia motoria della musica bachiana e la scaricano sul corpo: il tutto sembra la feroce parodia di un direttore d’orchestra che dirigesse su di sé il flusso della musica. Ecco l’esito grottesco del prendere alla lettera la parola.

In quelle contorsioni e nelle maschere oscene c’è l’attacco che demolisce l’organizzazione perfetta, e sempre celebrata, della musica di Bach. L’effetto dell’incastro contrappuntistico e il suo inarrestabile slancio sono portati a un culmine parossistico.

Non l’ortodossia della parola che ci conduce verso la deflagrazione, solo l’amore e il libero arbitrio possono veramente dire dell’uomo e del divino.

Il pericolo è, appunto, prendere gli ordini la parola alla lettera: un argomento quanto mai attuale e che Liddell affronta con coraggio radicale, andando a stanarne le origini.

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