Arturo Brachetti in “Brachetti che sorpresa!”

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fotodi e con ARTURO BRACHETTI

e con Luca Bono, Luca & Tino, Francesco Scimemi, Kevin Michael Moore

Consulenza artistica di Leo Ortolani

Consulenza laser di Théo Dary

Musiche originali di Fabio Valdemarin

Produzione Arte Brachetti srl

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Arriva a Salerno come terza data in Campania, dopo Napoli ed Avellino lo spettacolo fantasmagorico di Arturo Brachetti, da tutti conosciuto come Il trasformista più bravo del mondo! E non è difficile crederlo per quanto è veloce e inspiegabile il suo cambiare completamente e totalmente abito e personalità. Ma non solo…

Si rimane increduli e stupiti a vederlo in scena, inconsapevoli testimoni della sua straordinaria capacità di essere uno e centomila, e ancora… mentre vola nell’aria… È davvero possibile? Esiste la magia? La nostra razionalità ci ricorda che il trucco c’è anche se non si vede ed è proprio una gran bella sorpresa, che risponde fedelmente al titolo dello spettacolo, chiedersi: “Ma come fa?” È un privilegio essere invitati nel suo mondo fantastico per accompagnarlo nelle sue evoluzioni attraverso il tempo e lo spazio. Un giro intorno al mondo, come una carta geografica ci ricorda nella proiezione sul fondo, fa da pretesto all’apparizione dei suoi personaggi.

Un impianto spettacolare (mai definizione fu più puntuale), che si avvale anche di scenografie virtuali: la manipolazione dei raggi laser permette di aprire porte e finestre su mondi contrapposti. (Ma salutiamo con piacere anche le porte tridimensionali, da cui entrano ed escono personaggi fisici e spesso troppo “materiali”)

Quasi una lotta fra reale e virtuale, fra bene e male, fra chiaro e scuro, fra rosso e verde, fra buio e luce, arcobaleni che mantengono il pubblico con il fiato sospeso.

Bello e bravo, simpatico ed accattivante, Arturo Brachetti sembra il vicino di casa, con il suo ciuffo da “bambolotto” ci invita a seguirlo nel gioco, che come molti giochi, riserva sorprese sensazionali.

Arturo Brachetti è la superstar del trasformismo internazionale, l’uomo capace di produrre magia sul palco, di vincere il premio Molière come migliore attore teatrale in Francia, il Laurence Olivier Award nel Regno Unito, di essere uno dei cinque italiani rappresentati al Museo delle Cere Grevin di Parigi insieme a Leonardo da Vinci, Benigni, Pavarotti, e la Bellucci. La sua statua cambia costume ogni 30 secondi, anche se l’originale è capace di cambiarlo in nemmeno un secondo.-

Sorge il dubbio che nella trasformazione continua si possa perdere qualche pezzo e proprio da qui parte lo spunto dello spettacolo. Obiettivo finale di novanta minuti (senza pausa) ritrovare e riunire i pezzi di sé per salire ad un livello superiore. Siamo in un gioco e bisogna seguire le regole.

Cosa vorrà dirci Brachetti, oltre a permetterci di ammirare la sua arte di trasformista, cosa della quale non potremo mai ringraziarlo a sufficienza, rinnovandogli la stima e l’orgoglio di averlo come “patrimonio nazionale” di bravura e di stupefacente arte illusionista?

C’è forse un riferimento spirituale – psicanalitico alla confusione dell’uomo moderno, che perde la sua valigia rossa, e tutte le sue “cose” preziose diventano polvere???

Nello spettacolo non è solo sebbene sia incentrato sulla sua storia: «Lo definisco un varietà – spiega Brachetti – e ogni varietà ha bisogno di vari interpreti. Lo show comincia da una stanza stracolma di valige, da cui escono alcuni personaggi: sono le mie varie età. Io faticherò a rimetterle a posto. È una sorta di autoanalisi di un’ora e mezzo, in cui cerco di spiegare all’eterno Peter Pan che è in me che, alla fine, la maturità non si può evitare per sempre. Sono giunto ai 50 anni di età, farò questo mestiere finché lo farò bene».

Lo spettacolo invita a sognare quando in scena c’è Lui, e magiche sono anche le manipolazioni di Luca Bono, giovanissimo talento. Interessante anche la presenza di Kevin Michael Moore, il guardiano del gioco che indossa (sembra) un lungo cappotto di pelle nera e rimanda ad altri Guardiani

Diversa (può piacere o meno) la presenza dei due comici Luca & Tino, che ben lontani dal surreale, interagiscono fra loro e con il pubblico sin dall’inizio: fra carote e banane e giochi di parole (un po’ banali?) segnano quasi l’intervallo fra le apparizioni di Arturo Brachetti.

E poi scendiamo nel materiale: dalla capigliatura al cucchiaino è tutto ridondante. Francesco Scimemi, sicuramente bravo, in questo spettacolo ha un ruolo che stride, (del tutto voluto) con la magia della Sorpresa del titolo. La sua fame, la ricerca spasmodica di cibo, il suo cannibalismo perdono ogni sfumatura delicata e dall’altezza mirabolante della professionalità estrema dell’arte dell’illusionismo e del trasformismo ci precipitano nell’atmosfera cialtrona del villaggio turistico.

Un finale, che ormai non più sorprendentemente, fa svanire tutti i personaggi. Volano e spariscono per tornare solo a ricevere l’applauso fragoroso del pubblico.

Teatro affollatissimo.

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