“Canti Orfici/visioni” di Giancarlo Cauteruccio

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Foto di Stefano Ridolfi
Foto di Stefano Ridolfi

ispirato da Dino Campana

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Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti

E l’immobilità dei firmamenti

E i gonfii rivi che vanno piangenti

E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti

E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti

E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

(Da “La Chimera” di Dino Campana)

La vita di Dino Campana è stata un viaggio onirico, un canto di solitudine, la ricerca incessante di forme chimeriche nella plasticità della sostanza poetica. Fedele a questo intimo sentire e al vissuto del poeta è la messa in scena di Giancarlo Cauteruccio. Uno straordinario Michele Di Mauro ad incarnare con ferocia e commozione il poeta di Marradi. Oltre alla fisicità allucinata del corpo dell’attore anche la musica e l’architettura compongono la carta rovente su cui si forgiano nuovamente i versi de i Canti Orfici/visioni per celebrare il centenario del Libro Unico di Dino Campana, primo poeta della modernità (come Montale definì Campana).

D’ignota scena fanciulla sola

Come una melodia

Blu, su la riva dei colli ancora tremare una viola [..]

(Da “Viaggio a Montevideo” di Dino Campana)

La danzatrice Martina Belloni dona corpo ed anima a quel femminile misterioso, oscuro e contraddittorio che il poeta ha sempre ricercato nella sua vita poetica, tra dannazione e amore puro.
Le proiezioni visive, quasi psichedeliche, coniugate con brani musicali, anche di musica elettronica, creano per lo spettatore una suggestione profonda, un “concerto musicale e teatrale”, in cui anche la voce dell’attore viene usata come un vero e proprio strumento musicale, che si aggiunge in una polifonia sonora coinvolgente e coerente alla musicalità dionisiaca del poetare di Campana.
Il racconto si snoda in dieci quadri, ricalcando la tessitura del Libro.

Poi che la nube si fermò nei cieli

Lontano sulla tacita infinita

Marina chiusa nei lontani veli,

E ritornava l’anima partita

Che tutto a lei d’intorno era già arcanamente

illustrato del giardino il verde [..]

(Da “Genova” di Dino Campana)

La scenografia, ora bianca, ora rocciosa, ora fiorita, si lega alla materia del libro, divenendo pagina e specchio dell’anima. L’attore non è un mero personaggio, ma incarna l’essenza visionaria del Poeta. La vicenda umana di Dino Campana viene a confondersi con la sua parola poetica. Parola che viene proiettata sulla scenografia e ne diventa segno vivificante. Versi che sono i passi di un viaggio poetico e filosofico verso nuovi orizzonti.

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CANTI ORFICI/VISIONI di Dino Campana, progetto e regia Giancarlo Cauteruccio, con Michele Di Mauro e con Martina Belloni, dramaturg Andrea Cortellessa, musiche Gianni Maroccolo, scene Paolo Calafiore, costumi e assistenza alla regia Massimo Bevilacqua, video Alessio Bianciardi, suono Marco Cardone, programmazione luci Lorenzo Bernini Teatro Studio Mila Pieralli Scandicci.

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