Dall’Inferno al Paradiso – I viaggi dell’anima

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fotoAd un primo sguardo sembra di essere in un acquario, con corpi che galleggiano su veli setosi.

Sono i danzatori e le danzatrici della NoGravity Dance Company, che dopo il grande successo ottenuto a Pechino, approdano al Teatro Verdi di Firenze con “Dall’Inferno al Paradiso”, ed incantano il pubblico con uno spettacolo in assenza di gravità.

Una produzione visionaria che oscilla tra le suggestioni del teatro visivo, la magia del circo e la plasticità della danza.

L’impatto visivo è di sorprendente originalità: cavi, funi ed elastici, assolutamente invisibili anche agli occhi dello spettatore più attento, sorreggono corpi eleganti e flessuosi impegnati a comporre figure geometriche aeree. La danza che si coniuga sapientemente all’arte circense, tra movimenti di luci e macchine teatrali.

Attraverso quattordici quadri coreografici, introdotti da voci narranti e creati su musiche di Bach, Rossini, Sybelius, Stravinskj, Meredith Monk e Steve Reich, i sei danzatori della compagnia trasportano il pubblico in un mondo magico ed irreale, nel tentativo di dare forma ad alcune delle più emblematiche visioni delle cantiche di Dante.

Figure e temi che il grande cantore narrò nel suo poema e che i coreografi Emiliano Pellisari e Marianna Porceddu animano e mettono in movimento senza peso, grazie ad una visione estetica estremamente suggestiva e ad un elaborato tecnico efficacissimo.

I riferimenti alla Commedia appaiono evidenti all’inizio dello spettacolo, per poi smaterializzarsi gradatamente in itinere, in quello che è il viaggio dell’anima dall’inferno al paradiso. E come le anime non hanno peso, così i corpi architettati da Pellisari sono tesi all’astrazione e risultano come sospesi in un mondo immaginifico, dove le leggi della fisica sembrano esaurirsi.

L’effetto sensitivo è fortissimo e centrale: l’allegoria dantesca scivola gradualmente sullo sfondo e lo spettatore può intraprendere percorsi di lettura ed interpretazioni personali.

L’attribuzione di significato alle immagine create dalle anime-corpo diviene quindi risultato di dinamiche intime ed individuali e l’opera risulta fruibile in modo emozionale e plurimo, assolutamente non univoco, coinvolgendo il pubblico trasversalmente.

Le figure polisemantiche e caleidoscopiche mutano lo spazio teatrale in spazio onirico, alludendo a mondi altri che sfuggono il razionale, e rivelando al contempo le potenzialità espressive del corpo umano.

Un intreccio ben riuscito di sensibilità poetica, creatività e simbolismo per

un’arte coreografica assolutamente innovativa e peculiare.

Gli spettatori sorridono all’uscita dal Verdi e non avrebbero potuto fare altrimenti: lo storico teatro fiorentino sa bene cosa mettere in cartellone, capace come sempre di intercettare i gusti del pubblico e gratificarlo con produzioni di valore.

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