“Dragpenny Opera” da “The Beggar’s Opera” di John Gay

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fotoIncominciamo con la presentazione di questa straordinaria (nel senso della qualità, della diversità e dell’originalità) compagnia composta di cinque elementi di grande caratura interdisciplinare, sono attori, imitata tori, mimi, danzatori, cantanti, acrobati, cinque ragazzi che si esibiscono en travesti con ironica tenerezza e sensualità. Sono i Nina’s Drag Queens nati quasi per gioco al Teatro Ringhiera sotto la direzione artistica di Francesco Micheli. La scorsa stagione si sono cimentati con grande successo con Cechov ne “Il Giardini delle ciliegie” e ora hanno preso di mira la pièce satirica in forma di musical “L’opera del mendicante” (The Beggar’s Opera) del 1727 di John Gay cui si ispirò dopo due secoli Bertolt Brecht con musica di Kurt Weill nell”Opera da tre soldi”.

Tutti gli attori si presentano nelle vesti di Drag Queen perché è in quella filosofia estetica, in quella felice chiave espressiva che hanno deciso di affrontare il grande teatro come intrattenimento e varietà contaminando curiosamente linguaggi diversi: vaudeville, varietà, burlesque, musical. La Drug Queen infatti riunisce in sé mondi opposti, maschile e femminile in un gioco a somma zero. La pièce teatrale attraverso la loro interpretazione è ricca di fantasia di creatività, di humor, di grottesca espressività, di numeri in flash back di cui non è sempre immediata la connotazione e canzoni famose (operazione simpaticamente ruffiana) di Mina, la Carrà, Rita Pavone, Modugno ed altri che strappano applausi da stadio. Le battute e canzoni interrompono un discorso che diventa disarticolato pur mantenendone il ritmo, l’ironia, lo spirito dissacrante e una vis polemica e sociale (in sedicesimo). La gestualità di questi attori è a dir poco eccezionale e quando cantano giocano sull’essere o apparire, sul canto dal vivo o in playback con un risultato sempre esilarante..

Ma torniamo all’opera di Gay che nella riduzione di Lorenzo Piccolo è composta di cinque personaggi femminili: le donne del bandito Macheath (l’eterno assente amato e odiato) che popolano un mondo di prostitute, sfruttatori, ladri, delatori, poliziotti corrotti, criminali in una vita difficile, buffa e colorata. Tutto è felicemente eccessivo nei costumi di Gianluca Falaschi, nei comportamenti, nella recitazione sempre sopra le righe, ma il divertimento è garantito dalla bravura degli attori che, nelle rispettive parti, danno l’impressione con grande ironia di non prendersi sul serio.

I meravigliosi cinque sono: Alessio Calciorali, che ha curato anche la coreografia, Gianluca Di Lauro, Stefano Orlandi, Lorenzo Piccolo che ha curato la drammaturgia, Ulisse Romanò. Ottima la regia di Sax Nicosia.

La scenografia semplice e funzionale è di Nathalie Deana, le musiche originali sono di Diego Mingolia, la grafica di Donato Milkyeyes.

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