Mirella Rosso con Around… il nuovo che avanza!

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Mirella Rosso, già campionessa di Twirling conquista due volte il titolo italiano nella specialità team. Dai 17 anni inizia a ballare presso la scuola “Taniez” di Novara diretta dal maestro Carlo Pesta. Si trasferisce a Milano in cui studia all’Open Dance Center di Marta Levis. Dopo vari corsi intensivi a New York presso il Broadway Dance Center, si perfeziona con maestri di fama nazionale: Daniel Tinazzi, Robert Pomper, Deborah Weawer, Brian & Garrison, Ben e Wendy Johnson e Ludmill Cakally. Partecipa a numerosi videoclip, trasmissioni televisive per le reti Rai, Mediaset, La7, spot televisivi, spettacoli teatrali e tournée, tra cui, con Don Lurio, Paolo Bonolis, Mike Bongiorno, Teo Teocoli, Michelle Hunziker, Claudio Bisio, Vanessa Incontrada, Jerry Scotti con la compagnia “Balletto Italia” di Bruno Fusco, l’edizione 1993 del Festival di Sanremo, esibizioni al Canzoniere, Domenica In, Superclassifica Show, Belli Freschi, Festivalbar, Paperissima, Su le mani, Gelato al limone, Stranamore, Il Quizzone, Furore, Italiani nel mondo, Scirocco, Momenti di Gloria, Convention, Striscia la notizia, Crozza nel paese delle meraviglie, Se stasera sono qui con Teresa Mannino, Enrico Brignano show, Resto umile word show con Checco Zalone e la trasmissione “cult” Zelig in veste di prima coreografa. Inoltre ha sperimentato il campo della pubblicità per celebri brand e ha partecipato al film “Far Way” con Jennifer Driver, Mia Molinari, Silvio Oddi con le coreografie di Marta Levis. Negli ultimi anni studia assiduamente la tecnica “Gaga” in numerosi workshop tenuti direttamente da istruttori Gaga qualificati. Partecipa all’Intensive School di Gaga a Tel Aviv presso la compagnia “Batsheva” diretta da Ohad Naharin. Si è diplomata con qualifica di insegnante in “Training for Flexibilty”. Attualmente oltre a dirigere e a svolgere attività didattica presso il centro “RossoLab” di Galliate (Novara), lavora in televisione ed è l’ideatrice e coreografa della Compagnia Internazionale di danza “Mnai’s Around” in tournée nei maggiori teatri.

Carissima Mirella, da cosa e da chi nasce l’idea di AROUND?

L’idea nasce da me e dal produttore Roberto Bosatra. Abbiamo coinvolto, nel progetto, anche Marco Silvestri che ci affianca nel ruolo di ideatore/regista, in quanto il desiderio primario era quello di arricchire lo spettacolo con una componente anche ironica da associare all’arte della danza e del teatro. In realtà volevamo, attraverso l’hip hop, portare in scena un qualcosa di innovativo… ci siamo chiesti cosa mancasse nel panorama di danza italiano e la risposta è venuta dal costruire uno show con un linguaggio inedito di ricerca. Tutto ciò è stato il motore e lo stimolo per creare una novità alla quale finora non si era mai assistito sui palcoscenici nazionali.

Cosa rappresenta, a tuo avviso, l’essenza dello spettacolo?

In realtà lo spettacolo parla di un viaggio, rappresentato dal protagonista che è Carlos. Dal mio punto di vista è un viaggio che spazia dalla conoscenza al sapere, alla contaminazione con altri tipi di realtà. La valigia, simbolo dello show, viene smarrita e attraverso questo evento, Carlos si ritrova in differenti situazioni in alcune parti del mondo senza un itinerario prefissato… sono luoghi slegati tra loro ma che a noi ricordano un qualcosa e Carlos diventa, suo malgrado, parte del quadro come fosse la “normalità” trovandosi in situazioni sia negative sia positive. Per quel che mi riguarda, questo viaggio è la volontà di possedere il coraggio nell’aprirsi al dialogo ed è un cammino non solo all’interno delle persone ma soprattutto nella conoscenza del diverso. Una sorta di libro nel quale ripercorre i sentimenti umani; ogni quadro ha come coprotagonista un differente “sentimento”. Ad esempio nel Brasile troviamo il divertimento, nell’Africa la nostalgia, in Russia l’impotenza di cambiare e mutare gli avvenimenti. Carlos prova dapprima la felicità poi l’angoscia, per passare all’impotenza davanti agli eventi che accadono quotidianamente nel mondo. Nel quadro dell’Islanda si ha la netta percezione che il più delle volte l’apparenza possieda una doppia realtà e può divenirne un’arma a due facce… basta cambiare una luce, come sul palcoscenico, per mutare l’immagine, la magia o l’incanto e così accade anche con le persone nella vita di tutti i giorni. L’idea del “viaggio” per me rappresenta semplicemente “la crescita” ed è un grande privilegio, sia morale sia etico, il poter viaggiare per scoprire, conoscere nuove realtà, usi, costumi e arricchirsi interiormente mediante il confronto e la tolleranza. Marco Silvestri riassumerebbe il tutto con un emblematico pensiero kafkiano.

Molti hanno scritto che lo show è un viaggio nella danza Hip Hop, ma in realtà non è così?

Non è solo così, in realtà c’è una forte contaminazione con le discipline del classico, del contemporaneo e soprattutto l’aspetto teatrale risulta il vero motore portante di tutto l’intero allestimento.

Parliamo ora dei collaboratori che hanno preso parte all’allestimento e alla produzione?

Il primo che ha creduto nel progetto è Roberto Bosatra, il nostro produttore a cui diamo il merito, in un momento di crisi e di valori culturali, dell’aver investito in una compagnia emergente in controtendenza a tutto ciò che capita attualmente nel mondo teatrale, dove si preferisce puntare su nomi e titoli già consolidati e di provato successo, da qui deriva l’appiattimento culturale e soprattutto la difficoltà di tutte le giovani compagnie che non hanno la possibilità di dare voce ai propri progetti e alle sperimentazioni contemporanee. Marco Silvestri, che tutti conosciamo con il nome di Capsula del duo Pali e Dispari di Zelig il quale ha portato le sue esperienze televisive, teatrali basate sulla comicità d’autore e con cui ho condiviso brillantemente l’intero progetto. Kris alias Cristiano Buzzi, ha curato alcune parti della coreografia in collaborazione con me e Marco, essendo lui uno dei massimi esperti hip hop nel panorama nazionale, apportando un forte contributo a livello tecnico. E infine il nostro socio Lorenzo Taverna a cui si deve l’ideazione di uno dei quadri più suggestivi, quello della Sirena completamente concepito e creato da emblematici fili in fibra ottica, lui è un genio dell’elettronica ed è già stato collaboratore di grandi artisti del mondo dello spettacolo, quali David Parsons e Fiorello. Nello specifico in Around si occupa delle proiezioni e degli effetti speciali. Luca Parmigiani, noto video artist, il quale ha messo a disposizione tutta la sua professionalità nella parte video grafica, riuscendo a creare una notevole suggestione visiva grazie a un sapiente lavoro tecnico di montaggio e realizzazione video e degli aspetti grafici, usando un’innovativa tecnica. Naturalmente un grazie anche a tutta la squadra dei tecnici, addetti al sonoro, light designer, costumisti che coralmente sono riusciti a dar vita all’intero progetto trasportandolo dalla mente al palcoscenico.

Nel tempo lo show ha subìto alcuni rimaneggiamenti, apporti, integrazioni e correzioni al fine di renderlo sempre più fruibile al pubblico?

Certo ci sono stati tre allestimenti per alleggerire il tutto dal punto di vista strutturale al fine di trovare la vera essenza artistica e una maggiore fluidità nella storia senza cali di ritmo e di narrazione.

Mirella ora parlaci della scelta dei danzatori, com’è avvenuta e qual è il loro innato talento?

La scelta all’inizio si è basata su una Crew già esistente che sono gli Mnai’s, io già collaboravo con loro per alcuni spettacoli televisivi e alla fine abbiamo deciso di prendere in toto la loro compagnia affiancandola poi ad altre tre ballerine di estrazione classica, contemporanea e voguing.

In ogni teatro della tournée il pubblico è rimasto estasiato dall’emotività… Io l’ho definito “il nuovo che avanza”. Quali sono stati i maggiori commenti che vi hanno lusingato?

Tra i tanti commenti e felicitazioni ricevute, quello che mi ha colpito maggiormente è stato questo: “Uno degli spettacoli più belli e innovativi dell’intera stagione teatrale che ha avuto il merito di portare in scena la realtà in modo superbo facendo sì che lo spettatore si sentisse una comparsa all’interno dello show”.

Per te cosa significa l’armonia del corpo, segno distintivo di Around?

Secondo me l’armonia del corpo deve trasmettere una forte emozione, come un’opera d’arte, deve diventare un tutt’uno con la musica, la teatralità e con il fine che vuoi trovare… quando hai tutte queste componenti raggiungi l’affinità pura del movimento oltre al livello tecnico, ma la vera armonia viene data da una ricerca interiore che scaturisce all’esterno mediante ogni singolo muscolo, ogni singola pulsazione, da ogni millimetro del corpo… solo quando raggiungi questa complicità puoi dire di aver trovato l’armonia del corpo.

Il viaggio di Around è uno spettacolo gioioso e doloroso ma anche ironico e grottesco. Qual è la chiave di volta dello show?

In realtà ci sono attimi di angoscia, all’interno dello spettacolo, in cui il libero pensiero a volte viene contestato e il protagonista si ritrova umiliato, creando nello spettatore un senso di ansia che tanti ci osannano ma anche denigrano senza capirne l’autentico messaggio. Noi vogliamo portare in scena la quotidianità e la realtà senza ipocrisie, tant’è che il protagonista Carlos, nel suo passato ha vissuto parecchi momenti analoghi. Lo spettacolo è costruito da allegria, gioia ma anche da momenti angosciosi perché questi sentimenti fanno parte della vita di tutti i giorni e del nostro “vissuto”. Noi siamo orgogliosi del lavoro eseguito in Around, il quale una volta in scena si trasforma in una sorta di specchio veritiero, un contraltare per veicolare la coscienza e la consapevolezza dei propri atti.

Il quadro della Russia è poesia pura! A cosa ti sei ispirata per la creazione coreografica?

Da Marco ho avuto l’input per lavorare su un personaggio, che per noi rappresenta la negatività del maschilismo verso i più deboli, di conseguenza ho creato un legame tra un b-boy e una ballerina di danza classica. La connessione tra i due personaggi, così diversi tra loro mi ha ispirata rammentando l’immaginario felliniano e il cinema del periodo del decadentismo.

Volendo riassumere in poche parole lo spettacolo “Around” in scena in questo periodo nei maggiori teatri italiani?

Una botta di energia in cui lo spettatore si trova sorpreso e immerso in una esplosione di poesia, colori e soprattutto tanto divertimento.

Perché il pubblico dovrebbe venire a teatro ad assistere a questo show?

Oltre ai motivi già elencati perché innanzitutto è una produzione tutta italiana e quindi sarebbe bello sostenere anche i progetti di “casa nostra” e non vivere di rendita e dei copia e incolla degli altri… Secondo perché come dici tu è il “nuovo che avanza”!

Per la tua esperienza e formazione di successo che significato ha l’arte della danza?

Per me la danza è l’ossigeno, uno stile di vita che ha trasformato la mia personalità, la mia vita quotidiana e soprattutto la mia visione del mondo che si differenzia dalla maggior parte delle persone che non vivono queste emozioni del movimento. Mi sento una privilegiata per aver avuto la possibilità e il dono di emozionarmi e di crescere mediante questo blasonato linguaggio artistico.

Quali sono state le maggiori difficoltà nel realizzare Around?

La più grande difficoltà è stata quella di trovare un linguaggio comune con i ballerini anche perché arriviamo ognuno da realtà artistiche differenti. Ad esempio il chiedere di rimanere in scena fermi anche solo a recitare, respirare e nascondersi dietro a un passo tecnico era vissuto, all’inizio, con grande difficoltà. Attualmente sono molto orgogliosa perché con Marco siamo riusciti a forgiare degli autentici artisti e non solo dei semplici ballerini.

L’apporto video ha una notevole valenza spettacolare, come siete riusciti a far convivere danza e tecnologia?

Abbiamo usato le videoproiezioni come trait d’union tra un quadro e l’altro per narrare il viaggio di Carlos. Ci siamo rivolti a un esperto del settore e tramite i nostri input lui ha saputo sapientemente non cadere in un racconto didascalico ma in un racconto che lascia spazio all’immaginazione e alla fantasia di ognuno di noi.

Dove trovi le ispirazioni per le tue creazioni coreografiche non solo nello specifico di Around?

La mia ispirazione massima l’attingo dalle emozioni che mi vengono trasmesse da un libro, un testo, un quadro o un fatto quotidiano. Cerco sempre e trovo l’illuminazione nel “vissuto reale” per poi trasformarlo in emozioni e successivamente in movimento corporale affinché esso venga elaborato secondo le sensazioni recepite anche in base alla musicalità, che a mio avviso, è fondamentale per raggiungere un alto e qualitativo livello artistico. Perché come diceva D.W. Winnicott: “La capacità di provare ancora stupore è essenziale nel processo della creatività”.

 

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