“Nove” di Edoardo Erba

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Foto di Manuela Giusto
Foto di Manuela Giusto

Per nove volte la “finestra” sul proscenio del Teatro Argot Studio si apre e mostra nove diverse commedie “concentrate”. Per ognuna, un uomo e una donna interpretano personaggi legati tra loro da un legame sempre diverso: amanti, amici, colleghi, estranei. Le mini-storie sono auto conclusive. Ognuna ha un inizio, uno svolgimento, un colpo di scena e un finale (che sfocia quasi sempre nel surreale) e tutte si ricollegano con l’epilogo, che sorprendentemente le racchiude. I temi, come le storie e i protagonisti, sono i più diversi, più o meno impegnati, ma tutti affrontati con divertente cinismo.

La “gabbia” in cui si muovono i due attori ricorda lo schermo di una televisione. Divide fisicamente il piccolo palco dell’Argot Studio dalla platea, numerosa e sorprendentemente giovane. Anche la recitazione, volutamente sopra le righe, le immagini proiettate e la scelta musicale ricordano lo stile televisivo; non è un caso che la prima commedia sia ambientata nello studio di un telegiornale. Se da un lato, quindi, sembra di assistere ad una sit-com americana, dall’altra ci si trova di fronte, finalmente, a un modo nuovo di fare teatro, utilizzando linguaggi diversi e contemporanei che bene si mescolano tra di loro.

A questo proposito ottimo è stato il lavoro di regia di Mauro Avogadro, regista che ha curato spettacoli teatrali classici, ma che ha lavorato anche per la televisione. Il lavoro con gli attori, poi, è ineccepibile, perché rientra perfettamente nell’ottica dello messa in scena.

Gli interpreti, d’altro canto, in uno spettacolo così costruito sono stati abilissimi. Pronti a cambiare costumi in pochi secondi, ad entrare ed uscire dal personaggio rapidamente. Bravissima Claudia Crisafio, che ha fatto sorridere il pubblico nei panni di una conduttrice svampita, di una segretaria tonta, di un’astronauta, o di una criminale. Più lineare ed omogenea la recitazione di Massimiliano Franciosa che pure ha saputo calarsi bene nei panni dello smemorato, del serial killer o dell’imprenditore di armi-giocattolo.

Al ritmo incalzante della drammaturgia di Edoardo Erba si contrappone la struttura delle storie, che si ripete per nove volte sempre con lo stesso meccanismo. Ci si chiede dove l’autore vuole andare a parare e il tenero finale non soddisfa pienamente. La riflessione, perfida, è che l’impianto della messa in scena, le risate facili e la rapidità con cui le storie tirano subito al colpo di scena, perdendo purtroppo d’efficacia, nasconda l’assenza di un messaggio chiaro.

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Di Edoardo Erba

Regia Mauro Avogadro

con Massimiliano Franciosa e Claudia Crisafio

Impianto scenico e visioni Ginevra Napoleoni

Costumi Isabella Rizza

Luci Paolo Meglio

Musiche a cura di Ivan Bicego Varengo

Disegno Scene Marco Piras Pisanu

Organizzatore Paolo Broglio Montani

Foto e Grafica Manuela Giusto

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