Re Lear o il passaggio delle generazioni

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Foto di Alessandro Botticelli

Foto di Alessandro Botticelli

Produzione Teatro Popolare d’Arte

col sostegno del Ministero dei Beni Culturali, Regione Toscana

da William Shakespeare

riduzione del testo e regia Gianfranco Pedullà

con Giusi Merli, Marco Natalucci, Gianfranco Quero

e con Roberto Caccavo, Simone Faloppa, Gaia Nanni, Claudia Pinzauti, Enrica Pecchioli, Francesco Rotelli, 
Lorella Serni,

scene Claudio Pini

musiche originali Jonathan Faralli

costumi AlexandraJane

luci Marco Falai


fonico Saverio
 Bartoli

aiuto regia Marco Cei


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Dopo il successo nell’interpretazione della Santa nel film Premio Oscar “La grande bellezza” di Paolo Sorrentino, Giusi Merli torna al teatro nei panni maschili di King Lear.

Lo scontro fra genitori e figli, l’antinomia fra vecchio e nuovo, un tempo arcaico e indefinito, precedente all’avvento della modernità, sono il fil rouge attorno al quale si compongono i tasselli del vasto universo shakespeariano. In King Lear, fra i tanti temi, l’autore parla di un difficile passaggio di poteri fra le generazioni di una mitica Inghilterra. Qualcosa di simile sembra accadere nella nostra epoca, dove la comunicazione fra padri e figli appare sbilanciata a favore di adulti sempre giovanili e giovani che faticano a imporre la loro funzione sociale non riuscendo a diventare adulti. Forse la morte ci fa più paura e una briciola di potere lusinga più del dovuto le nostre fragili vite. Mettere in scena Re Lear è come salire su una montagna e gettare un lungo e pietoso sguardo sul mondo, sulle conquiste e sulle cadute degli uomini. Una montagna misteriosa che, se scalata, svela lentamente la grandezza e la piccolezza del genere umano. Le rivalità, la competizione sfrenata, riportano gli uomini e le donne allo stato bestiale, alla violenza, alla guerra sterminatrice. È allora che si rompono i legami di solidarietà fra giovani e vecchi, fra padri e figli, tra fratelli e sorelle; e la vita umana si chiude nell’individualismo cieco, nella solitudine aggressiva, nella sofferenza e nell’insofferenza. Resta solo spazio per tamburi e rituali di guerra, dove la terra appare devastata e desolata; un deserto che solo una nuova generazione di giovani onesti – e eticamente motivati – può sperare di seminare e fecondare con pazienza, tenacia e nuovo respiro. Alcune suggestioni sono rintracciabili – sia pure sullo sfondo – in un certo cinema di Pasolini (Edipo Re e Medea) e altre nella lezione teatrale di Peter Brook, maestro di essenzialità scenica e leggerezza recitativa.

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LA COMPAGNIA
La compagnia, fondata nel 1980 sotto a direzione artistica di Gianfranco Pedullà, opera guidata da una forte attenzione alla formazione del pubblico e realizzazione di spettacoli per un teatro popolare di qualità, rispondente a una poetica di “visionarietà”, ricca di tensioni contemporanee.
Dal 1983 gode del riconoscimento ministeriale e dal 1992 di quello regionale.
Ha rappresentato il suo lavoro in Italia e all’estero (Germania, Olanda, Inghilterra, Croazia, Francia, USA e Russia).
Nei suoi primi anni di attività ha condotto importanti esperienze di rapporto con territori della Toscana come Campi Bisenzio
(ricordiamo un grande Progetto internazionale dedicato a E. Gordon Craig.
Da molti anni produce importanti eventi sul territorio aretino in collaborazione con il Comune e con la Provincia di Arezzo: tra gli altri Le città invisibili, I giganti della montagna, Santa Giovanna dei macelli.
Parallelamente – fin dal 1985 – il Teatro Popolare d’Arte ha coordinato il progetto comunale Dei mondi possibili (1996-1999) e quello provinciale Il teatro che verrà (1997-2001), entrambi dedicati ai linguaggi scenici per le nuove generazioni e al mondo giovanile.
A partire dalla stagione teatrale 2003-2004 il Teatro Popolare d’Arte gestisce (insieme a Diesis Teatrango e Le Officine della Cultura) il Teatro Comunale di Bucine, e collabora con il Teatro Verdi di Monte San Savino.
Nel 2002 è tra i soci fondatori della Rete Teatrale Aretina, nata da un’idea di Gianfranco Pedullà come sviluppo del progetto Il teatro che verrà.
Da ricordare il Progetto teatro carcere all’interno della Casa Circondariale di Arezzo – in stretto accordo con la Regione Toscana e la Provincia di Arezzo – dove la compagnia opera da dodici anni con la Compagnia Il Gabbiano, formata da attori detenuti. Dal 2015 ha preso avvio un progetto analogo all’interno della Casa Circondariale di Pistoia, anche in questo caso in accordo con la regione Toscana e la Provincia di Pistoia.
Fra i principali artisti: Gianfranco Pedullà, Rosanna Gentili, Nicola Rignanese, Marco Natalucci, Marco Magistrali, Daniele Bastianelli, Giusi Merli, Donatella Volpi, Gianni Micheli.

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TEATRO SALA FONTANA – COME RAGGIUNGERCI

Via Boltraffio 21 – Milano


Tel. 0269015733

E-mail fontana.teatro@elsinor.net

M3 (ZARA) – TRAM  (3 – 4 – 7 – 11) -
 BUS (82 – 90 – 91 – 92)


Parcheggio convenzionato – via Ugo Bassi 2


Accesso disabili – con accompagnamento

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PREZZI

Intero – € 18,00


Ridotto – € 14,00 (Studenti universitari / convenzionati)


Ridotto – € 9,00 (Under 14 / over 65) Gruppi scuola – € 9,00

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PREVENDITE

www.teatrosalafontana.it – www.vivaticket.it

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ORARI SPETTACOLI

Giovedì – sabato ore 20.30 domenica ore 18.00

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PER INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI

prenotazioni telefoniche al numero 02 69015733 da lunedì a venerdì dalle ore 9.30 alle ore 18.00 via mail a fontana.teatro@elsinor.net

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RITIRO BIGLIETTI

da lunedì a venerdì dalle 15:00 alle 18:00 
la biglietteria apre due ore prima dell’inizio dello spettacolo Ritiro entro 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo.

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