360° (da “Girotondo” di A. Schnitzler)

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fotoTratto da “Girotondo” di Arthur Schnitzler

drammaturgia di Mario Gelardi

regia di Mario Gelardi e Carlo Caracciolo

con Carlo Caracciolo, Riccardo Ciccarelli, Annalisa Direttore, Fabiana Fazio, Annarita Ferraro, Carlo Geltrude, Irene Grasso, Gennaro Maresca, Alessandro Palladino

disegno luci Paco Summonte

costumi Barbara Veloce

aiuto regia Leonardo Noto

Produzione ntS’ | Nuovo Teatro Sanità

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La curiosità per lo spettacolo 360°, regia e adattamento di Mario Gelardi e di Carlo Caracciolo, è destata dal fatto che si tratta di una rielaborazione di una pièce di Arthur Schnitzler, drammaturgo alquanto sconosciuto, ebreo viennese vissuto fra il 1862 ed il 1931, in grande sintonia con il suo illustre concittadino Sigmund Freud dal quale fu profondamente influenzato.

Scrittore mitteleuropeo dunque, nel 1900 scrisse la commedia “Girotondo”, rappresentata solo dopo la fine della prima guerra mondiale e nella quale vari personaggi, emblemi di ceti sociali differenti, s’imbattono due alla volta in un dialogo uomo-donna culminante in un rapporto sessuale, dopodiché uno dei due diviene protagonista del quadro successivo, attuando quindi una sorta di corto circuito, uno strano giro di vite: la prostituta ed soldato, il soldato e la cameriera, la cameriera ed il giovane signore, il giovane signore e la giovane signora, la giovane signora e suo marito, il marito e la ragazzina, la ragazzina ed il poeta, il poeta e l’attrice, l’attrice ed il conte, il conte e la prostituta.

Ovviamente mettere in scena oggi il testo così com’è sarebbe fuori luogo e abbastanza deleterio, se si consideri solamente la vis comica, magari obsoleta e distante dalle nostre abitudini italiche, oppure la tipologia dei singoli personaggi, veramente troppo remoti rispetto al nostro mondo contemporaneo e visto che non si tratta di una commedia “di carattere”, era giustissimo sviluppare un adattamento più idoneo al pubblico odierno. E bisogna dire che il risultato che ne è uscito con 360° rappresenta proprio lo scarto preponderante fra la sensibilità di oggi e lo Schnitzler del 1900, reso in scena con felici intuizioni; ad esempio, i due registi hanno deciso di rimescolare le carte e di cambiare l’ordine dei dieci quadri originari, offrendo una visione anche più logica ed astuta delle vicissitudini “erotiche”. Si parte infatti dalla coppia giovane marito e giovane moglie per poi passare alle scene con i rispettivi amanti, agli amanti degli amanti e così via sino a ritornare al punto di partenza, vale a dire alla stessa coppia di coniugi, ripetendo le prime batture dello spettacolo, con l’intento di mostrare anche in modo grottesco ciò che si cela dietro un’unione matrimoniale. Anche i personaggi cambiano: il soldato, la cameriera, la ragazzina, il poeta e il conte lasciano il posto a caratteri contemporanei quali il giovane capo, una neoassunta, una segretaria, un fotografo, un mammone amante di pratiche masochiste.

In questo senso, la commedia ritrova un nuovo slancio nelle moderne nevrosi di coppia, coniugale ed extra-coniugale, fra scrivanie e geometriche forme che richiamano ambienti d’ufficio in cui s’innestano via via questi rapporti sostanzialmente conflittuali nei quali maschio e femmina si contendono la propria supremazia. Si potrebbe riassumere il tutto con la post-moderna dicotomia “sesso e potere” che non favorisce alcuno scambio erotico, tanto che (altra interessante e sostanziale differenza col testo del 1920) ogni quadro finisce con il fallimento dell’unione fisica, emblema di una sessualità virtuale che oggi c’impedisce di metterci in contatto con le nostre emozioni.

Girotondo è allora solo una sorta di canovaccio di partenza per il lavoro di Gelardi e di Caracciolo che ne fanno un adattamento dai toni scanzonati e leggeri, vagamente da commedie cinematografiche americane. Il ritmo serratissimo e una recitazione veloce con punte nevrotiche e vivaci sono racchiusi nei colori puliti e metallici di una scena bicromatica scarna ed essenziale, coadiuvata specialmente dalla freschezza di tutta la compagnia del Nuovo Teatro Sanità (che si riconferma strategico come punto di aggregazione sociale) e dal ritornello di Thirteen thiryfive di Dillon, un pezzo da spot televisivo il cui linguaggio e costume sottende a questo girotondo (pseudo)erotico dei nostri giorni.

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