An hard boiled story

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fotoAn hard boiled story” è l’adattamento teatrale di quella pietra miliare del cinema che è “Le Iene” di Quentin Tarantino.

La trama da cui si parte è apparentemente semplice: un gruppo di criminali organizza una rapina, la rapina va male e c’è il sospetto che tra di loro si sia infiltrato un agente di polizia. Su questo schema narrativo si innestano poi tutti i tratti distintivi del cinema di Tarantino: i dialoghi velocissimi e infarciti di ironia e riferimenti pop; la riproposizione post-moderna di tutti i luoghi comuni del cinema di genere; la trama frammentata; le inquadrature e soluzioni visive caratteristiche del regista americano. Questa particolare ed individualissima mescolanza di elementi visivi e testuali, legata così strettamente al mezzo espressivo per cui è stata concepita, il cinema, porta a chiedersi se possa effettivamente essere efficace una riproposizione su un palcoscenico.

La risposta è sì. Non bisogna dimenticare che Tarantino è sempre stato un grande sceneggiatore e togliendo la parte puramente visiva – impossibile da riprodurre in teatro – il testo adattato dal regista Massimo Alì restituisce un’opera divertente, interessante e avvincente. I dialoghi restano, a questo punto, protagonisti assoluti, dalla famosa discussione su “Like a Virgin” al monologo di preparazione del poliziotto infiltrato, e l’intera storia scorre velocissima per tutta la sua durata. Una volta riunitisi nel posto stabilito dopo il fallimento della rapina, un deposito, i personaggi provano a ricostruire gli eventi e immediatamente emergono le loro diverse personalità. Scambi concitati e flashback ci restituiscono gradualmente la vera storia di questo gruppo di criminali, in cui è vietato scambiarsi informazioni personali, a partire dal nome che è coperto per tutti da pseudonimi: Mr. White, Mr. Blonde, Mr. Orange e Mr. Pink. In una rappresentazione che non ha mai battute d’arresto troviamo un apice emotivo nella scena in cui Mr. Blond tortura una guardia giurata che ha precedentemente sequestrato, al ritmo anni ‘70 di “Stuck in the middle with you”. Una scena carica di stile ed enfasi che viene riportata in maniera fedele e credibile dagli attori del Teatro a Manovella. Altro momento saliente e ben riuscito è la preparazione dell’agente infiltrato nella banda.

Un ulteriore omaggio a Tarantino è nel titolo scelto: “hard-boiled”, infatti, non è, di per sé, altro che il nome del genere cui è ispirato. Nella cultura popolare americana è infatti così che è informalmente chiamata una tipologia specifica di racconti polizieschi, quelli in cui non viene narrato solo il percorso deduttivo del detective ma anche le situazioni che lo mettono in pericolo e lo portano a confrontarsi direttamente con il crimine e la violenza. Tarantino fa lo stesso dando per titolo al suo film successivo, “Pulp Fiction”, nient’altro che il nome del genere di ispirazione.

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regia e testo Massimo Alì

arrangiamenti musicali e suoni Andrea Baggio

aiuto regia Sara Santarnecchi

scenografia Francesca Leoni

con Marco Natalucci, Marco Cappuccini, Gabriele Giaffreda, Simone Martini, Leonardo Venturi, Andrea Romano, Luigi Fiorentino

produzione Teatro a Manovella

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