Don Giovanni-Festino ai tempi della peste

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BaconPasolini03Se Don Giovanni non esistesse, avrei dovuto inventarlo!” si lascia sfuggire Leporello ammettendo l’ascendente che il Don Giovanni esercita con la sua immorale, contorta e dissoluta figura. Non è certo il solo, Molière, Byron, Mozart e per l’appunto Puskin hanno fatto de “L’ingannatore di Siviglia” un personaggio luciferino intento a dar sfogo, in ogni modo e con ogni mezzo, ai desideri che lo attraversano.
Alberto Oliva consolida la collaborazione con Mino Manni e torna al Out Off, dopo “Il giocatore” di Dostoevskij, amalgamando due pièce (“Il convitato di pietra” e “Festino ai tempi della peste”) di un altro grande di Russia in unico baccanale: Don Giovanni-Festino ai tempi della peste.
La scena per l’occasione si tinge di un magma scuro e marcescente (disegno luci di Alessandro Tinelli) come un quadro di Bacon rivelando i sopravvissuti  intenti a esorcizzare la paura della peste con orge, canzoni e gozzovigli.
Nella scena stan disseminati dei cubi neri, contenitori e trespoli dove gli attori  bivaccano, danzano e dialogano. Le musiche originali di Bruno Coli fanno da sottofondo  psicotropo al festino. Un festino che è solo un modo per distrarsi, un modo per vivere in attesa della morte che pare annidata ogni dove.

Brindano alla peste, brindano al terrore.

In questa “festa” troneggia Don Giovanni (Mino Manni) che, aizzato e sostenuto dal fedele servo Leporello (Giancarlo Latina), fa della seduzione una prova d’affermazione personale, un principio di potere con cui manovra prima donna Laura (Guenda Goria) e poi  la vedova Anna (Marta Ossoli). Copula con le sue amanti tra i corpi dei morti, uccide per non essere ucciso e all’apice della sua depravazione si infatua di Anna, una vedova conosciuta in chiesa.
Ottenuta la promessa di un incontro, Don Giovanni si volge alla statua del marito della donna e in un delirio di arroganza, lo invita, al peccaminoso rendez-vous.
La risata gli muore in gola quando la statua cala la testa in un cenno d’assenso.
Non può più scampare all’appuntamento che lui stesso ha fissato con la morte, e senza indugio si dirige all’unico duello dove non può uscirne vincitore.
(Puskin stesso è morto in un duello a causa di una donna, la vita è veramente maestra di ironia.)

I puristi potranno avere delle riserve, ma in linea di massima il “Don Giovanni” esce arricchito  da questa fusione, il ritmo di tutta la pièce è incalzante e le scelte registiche unita all’interpretazione  degli attori (su tutti si distinguono Giancarlo Latina e Guenda Goria) rendono il tutto uno spettacolo intrigante dai risvolti contemporanei.

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Da Aleksandr Puskin

Regia Alberto Oliva
Con Mino Manni
Marta Ossoli, Guenda Goria, Giancarlo Latina e Giuseppe Nitti
Musiche originali Bruno Coli
Scene Alessandro Chiti
Disegno luci Alessandro Tinelli
Assistente alla regia Anna Carollo

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