“Lo Schiaccianoci” di Giuliano Peparini Teatro dell’Opera di Roma

3
843
Condividi TeatriOnline sui Social Network
Foto di Yasuko Kageyama
Foto di Yasuko Kageyama

Tutto esaurito al Teatro dell’Opera di Roma che ha inaugurato con successo la stagione 2015/2016 di balletto con Lo Schiaccianoci di Čajkovskij nella versione contemporanea di Giuliano Peparini che ha suggellato l’arrivo della neo Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato.

Poco Petipa e molta spettacolarità: lo Schiaccianoci di Čajkovskij secondo Peparini è una rilettura in chiave contemporanea tanto personale quanto estremamente libera e spettacolare del celeberrimo balletto ambientato nella notte di Natale.

D’altra parte il regista coreografo aveva già annunciato che si sarebbe trattato di uno Schiaccianoci nuovo e molto personale dove la parola chiave sembra essere “spettacolo”: la coreografia lascia spazio soprattutto all’ininterrotta fusion stilistica di danze molto diverse tra di loro e il regista si riserva la quasi totale libertà nel montare, spostare e rimontare la musica e la drammaturgia nella volontà di stupire attraverso diversi canali, dal profluvio della danza (soprattutto pantomimica e moderna), di videoproiezioni (che intendono spesso raddoppiare le scene quando non arricchirle), dei costumi (ora fantasiosi, ora moderni, ora classici) di citazioni da arti diverse.

Il colpo di teatro d’altra parte c’era stato fin dall’inizio con la proiezione di Parigi e la Tour Eiffel illuminata di notte (video grafica di Gilles Papain) o lasciando curiosare da subito gli spettatori nella Vigilia di Natale in una casa alto borghese con le alte pareti abbellite da grandi quadri e tendaggi. Al centro un magnifico albero che s’illumina (le scene sono di Lucia D’Angelo e Cristina Querzola) e intorno al quale tutto prende forma: l’arrivo degli ospiti elegantemente vestiti (costumi ibridi di Frédérc Olivier), il via vai di cameriere e camerieri, lo sguardo incantato dei bambini davanti ai giocattoli, l’arrivo di Drosselmayer (che perde la consueta aria misteriosa).

La ricchezza visiva, punta di diamante del nuovo allestimento del Teatro romano, viene ulteriormente enfatizzata dalla fantasia del coreografo-regista che ha voluto aggiungere nel suo Schiaccianoci altri personaggi non presenti nell’originale, ma funzionali alla sua rilettura che racconta la crescita e l’adolescenza. Ecco quindi in scena due breaker (Hong 10 e Menno, membri/ B-Boy del Red Bull Bc One All Star Team che anticipano la battaglia dei topi), il bad boy, il bullo che arriva in casa (e che diventerà il re dei topi) scombussolando le regole della festa dell’alta borghesia parigina quasi raddoppiando il personaggio un po’ guastafeste di Francois a supporto di una lettura non tanto infantile, ma particolarmente fruibile per i giovani nella storia di Marie, un’aggraziatissima Rebecca Bianchi che scopre i primi palpiti dell’amore attraverso lo sguardo ricambiato del nipote di Drosselmayer, Michele Satriano, personaggio posto subito in scena, ma invisibile ai suoi occhi all’inizio.

Quando le lancette scoccano la mezzanotte comincia il sogno sulla scena: c’è molto, moltissimo delle esperienze professionali e internazionali di Peparini (che torna al classico, il suo primo amore) e che in questo suo Schiaccianoci si riserva massima libertà espressiva intervenendo anche in parte della struttura drammaturgica o spostando la battaglia dei topi al valzer dei fiocchi di neve dove troneggia una sensualissima Regina, una regale Alessandra Amato in versione biondo platino (che interpreta anche la danza araba).

E se Marie e il suo Principe-Schiaccianoci vengono guidati nel secondo atto dalla Regina del Palazzo, non mancano gli attesi divertissement ravvivati da Peparini attraverso le video proiezioni che amplificano l’ambientazione della danza con qualche rivisitazione, dalla danza spagnola in cui le donne sono vestite da toreador e gli uomini indossano la mantilla alla danza dei mirliton diventa un quadretto pantomimico in stile Settecento, il valzer dei fiori è regolato da una statuaria regina sopraelevata sulla scena. Fino all’atteso l’atteso passo a due nel finale.

Sostenuta la direzione del veterano David Coleman dell’Orchestra del Teatro dell’Opera che accompagna l’ottimo Corpo di Ballo, gli Étoiles, i Primi Ballerini, i Solisti, gli Allievi della Scuola di Danza del Teatro.

E poi sono bravissimi gli interpreti: dolcissima la Marie di Rebecca Bianchi (che si alterna nel ruolo con Susanna Salvi e Sara Loro), ottimo il nipote di Drosselmayer Michele Satriano (che si alterna con Claudio Cocino), svettante lo Zio Drosselmayer di Claudio Cocino (che si alterna con Alessio Rezza, Giuseppe Schiavone, Jacopo Giarda), sensualissima la Regina delle Nevi di Alessandra Amato (che si alterna con Marianna Suriano, Annalisa Cianci, Elena Bidini).

Insomma si tratta di uno Schiaccianoci molto spettacolare anche per i bambini, un pastiche colorato e affascinante che vuole stupire ininterrottamente catturando l’attenzione dello spettatore (con il rischio di distrarlo a tratti) attraverso numerosi dettagli, input eterogenei e grandiosi e di facile fruibilità.

Un tripudio di colori e fantasia che manda in visibilio il pubblico che applaude entusiasta C’è da scommettere che questo Schiaccianoci, accattivante e pantagruelico, continuerà ad essere un successo. E a fine recita, è anche arrivata la nomina di Rebecca Bianchi, classe 1990, come Prima Ballerina del Teatro dell’Opera di Roma da parte di Eleonora Abbagnato e del Sovrintendente Carlo Fuortes che ha ricordato come la nomina rappresenti “un’importante crescita per l’artista e per il Teatro dell’Opera di Roma: offrire a un talento italiano l’opportunità di fare carriera nel suo Paese e contribuire, con questa scelta, all’arricchimento del panorama ballettistico”.

Dopo l’anteprima per i giovani sabato 19 e la prima del 20 dicembre, Schiaccianoci sarà replicato martedì 22 (ore 20.00), mercoledì 23 (ore 20.00), giovedì 24 (ore 11.00,) domenica 27 (ore 16.30), martedì 29 (ore 20.00), mercoledì 30 (ore 20.00), giovedì 31 (ore 18.00), sabato 2 gennaio (ore 15.00 e ore 20.00), domenica 3 (ore 16.30), martedì 5 (ore 20.00), mercoledì 6 (ore 16.30), giovedì 7 (ore 20.00), venerdì 8 (ore 20.00).

3 COMMENTS

  1. Perche non dite invece che il pubblico non applaude mai compatto se non nell’ultimo pa de deux (l’unico non rivisitato e FINALMENTE classico)?perchè non dite degli infiniti Buuuu! alla fine dello spettacolo, di quei poveri sditeunati che si aspettavano di andare all’Opera e di vedere un Balletto? Se volevo vedere una chermesse sgangherata restavo a casa e guardavo amici. Non spendevo 75 euro di platea all’Opera di Roma, a Natale.
    Un insulto alla danza, un insulto alla tradizione, un insulto a ditlle povere ballerine che studiano e fanno sacrifici anni e anni per poi andare sul palcoscenico vestite come le ragazza coccoodè di arbore.
    Rabbia e insoddisfazione. Mi sento tradita. Rivoglio i miei soldi. Maledico amici.

    • Cara Simona, ti ringrazio per l’interesse. Il giudizio è sempre soggettivo e dunque opinabile: mi dispiace per la tua delusione, ma era stato chiaramente annunciato che si sarebbe trattato di un adattamento (molto libero) del classico natalizio declinato secondo la sensibilità del coreografo-regista che non contemplava la ripresa della (mitica) coreografia di Petipa.
      Mi sembra di aver lasciato intendere lo stampo poco tradizionale e pantagruelico del balletto in questione e ti assicuro che in occasione della prima (la recita cui ho assistito) ci sono stati applausi, ma non fischi di disapprovazione da parte del pubblico. Buone feste! Fabiana Raponi

LEAVE A REPLY