Olio di gomito

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Foto di Valeria Tomasuolo
Foto di Valeria Tomasuolo

Primo studio

progetto di Maria Teresa Berardelli

con Elisa Gallucci | Marcella Favilla | Giulia Francia | Francesca Mària | Gioia Salvatori

aiuto Camilla Brison

produzione Quattroquinte

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Sono certa che ne sentiremo parlare sempre più spesso di casalinghe ma sopratutto di casalinghe italiane che si ribellano alla loro condizione d’angoscia e frustrazione.

Ed è proprio nello spettacolo di Maria Teresa Berardelli che si da l’avvio ad una piccola ma forse grande rivoluzione sociale.

In scena ci sono quattro donne italiane, di quattro regioni diverse (Veneto, Marche, Sicilia, Emilia-Romagna) e poi c’è la quinta, la casalinga dallo sguardo più ampio, la straniera che viene dalla Romania e che rifiuta completamente il modo di vivere delle quattro donne italiane, che hanno rinunciato a loro stesse solo per seguire l’uomo della loro vita.

A colpi di spazzolate, canzoni popolari, risate e modi di dire in dialetto, le cinque bravissime e divertentissime attrici interpretano donne che sono straniere dal loro luogo natale, che s’incontrano tutte assieme per organizzare la sagra del paese. Ricorre infatti l’anniversario e quindi la preparazione alla festa per le celebrazioni degli impiegati della fabbrica che produce carne in scatola di maiale e che da lavoro a tutti i mariti o ex fidanzati delle protagoniste.

Queste donne di casa si sentono obbligate a svolgere quotidianamente le faccende domestiche, anche se il marito le ha lasciate, il fidanzato se né scappato dalla fabbrica e dal paesino di provincia o è finito addirittura in carcere. Eppure loro, imperterrite e salde nel loro ruolo di capi famiglia, rimangono lì, al loro posto, disciplinate e rigorose a fare quello che le hanno detto devono fare, nell’unico posto possibile che la società ha detto loro “così fate bene”. In pratica nell’unico posto dove la società accetta il loro essere donna, madre, moglie e brava fidanzata.

Sarà la visone della straniera, ben interpretata da Gioia Salvatori ad aprire loro gli occhi. La straniera ‘cattiva’ che dice loro la verità in faccia, la straniera che impaurisce, che detiene i soldi ed è implicitamente legata con la mafia, la straniera che sembra non avere paura di niente. Eppure sarà nel rivelare la sua fragilità, l’ammettere a sé stessa e alle colleghe, di non aver saputo allevare sua figlia a farla avvicinare alle altre, anche loro smascherate da una parvenza di perfezione che ritenevano dover assumere davanti a loro stesse e al resto del mondo.

Ecco allora che Maria Teresa Berardelli con il suo lavoro di improvvisazione con le attrici, propone una soluzione che da spazio all’immaginazione, alla creazione di un futuro per loro possibile e diverso.

Personalmente ho visto nella piece, uno spunto alla vita comunitaria tra donne, che per troppo tempo sono state isolate in un rapporto univoco ed isolato tra il compagno, i figli e la televisione che del resto non fa che proporre un unico modello di donna possibile (giovane, bella e soubrette). Non dategliene quindi una colpa se il sogno di queste donne è quello di apparire per una volta nella loro vita in televisione e diventare ballerine. Nessuno ha mai insegnato a queste donne che possono osare, possono fare squadra e smettere di crepare d’invidia, di pettegolezzi e malignità che derivano solo da uno stato di forte insoddisfazione personale.

È ora di riorganizzarsi ed è anche quello che splendidamente hanno fatto Gioia Salvatori, Giulia Francia, Elisa Gallucci e Francesca Maria e Marcella Favilla che con verità, schiettezza e ingenuità e lavoro di squadra, ben interpretano le loro personagge che troppo fantasticano e per troppo tempo hanno chinato la testa. Assieme alla regista ed ideatrice Maria Teresa Berardelli, grazie al suo lavoro di drammaturgia è riuscita abilmente ad orchestrare le singole storie individuali delle personagge, per poi svolgere ad una conclusione che è tutta proietta nel nostro presente, tutto da scoprire e riorganizzare.

Un primo studio che non può che diventare ancora più interessante.

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