“Slurp” di Marco Travaglio al Teatro Vittoria di Roma

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Tutto esaurito al Teatro Vittoria di Roma per la tre giorni di Marco Travaglio che ha portato nella Capitale Slurp, il suo ultimo recital teatrale.

Il sottotitolo dello spettacolo (ma anche del libro da cui è tratto), Lecchini, cortigiani e penne alla bava al servizio dei potenti che ci hanno rovinati, la dice molto lunga ed è già tutto un programma di un recital in perfetto stile Travaglio governato dalla regia di Valerio Binasco. Ma si ride (con amarezza) per non piangere.

Si parte da lontano, dalla venerazione mediatica per Mussolini (poco sorprendentemente allineato e messo in parallelo alle gesta di Renzi) e si conclude con il ragionier Ugo Fantozzi per mostrare e capire come da decenni a questa parte in Italia la maggior parte della stampa (ma anche della società) non sappia far di meglio che adulare il potere e i potenti in tutte le sue forme.

Coadiuvato dalla deliziosa presenza della bella Giorgia Salari, Travaglio regala due ore di monologhi per ripercorrere i governi dell’Italia (con particolare attenzione dal primo governo Berlusconi in poi) per mostrare (prove alla mano) come nel corso degli anni e degli scandali (passando non solo per Tangentopoli) gli intellettuali e i suoi sottoprodotti, giornalisti e opinionisti affetti da irriducibile servilismo abbiano sempre voluto difendere, esaltare, beatificare, osannare, magnificare e propagandare la peggior classe politica di tutti i tempi e di tutti i luoghi, quella italiana. Analizzando semplicemente i fatti che diventano vere prove, Travaglio e Giorgia Salari ridicolizzano in un duetto inarrestabile le nostre infime classi politiche, ma anche e soprattutto la stampa pronta a saltare sul carro del vincitore, a esaltare un governo dopo l’altro. Lasciando emergere e facendo notare una verità che è inesorabilmente sotto gli occhi di tutti, Slurp è un recital irriverente, satirico e stimolante che aiuta a capire e a rendersi conto come sia possibile prendere le distanze dal conformismo e dall’autolesionismo nella cieca esaltazione di chi (in un modo o nell’altro) arriva al potere. Ricominciando semplicemente a pensare per cercare di autodifendersi in una società che va a rotoli.

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