“Due partite” scritto da Cristina Comencini per la regia di Paola Rota

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fotopresentato da Artisti Riuniti
scritto da Cristina Comencini
con Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Giulia Bevilacqua
regia Paola Rota
scene e disegno luci Nicolas Bovey
costumi Gianluca Falaschi

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Quattro donne, ognuna con la propria solitudine, ognuna incastrata dentro una vita che, per quanto desiderata, non si rivela mai completa e le rinunce pesano più di ciò che si è conquistato, si incontrano ogni giovedì davanti a un tavolo da gioco e si raccontano dando vita allo spettacolo “Due partite” andato in scena al Teatro delle Celebrazioni di Bologna. Questa pièce, scritta da Cristina Comencini, è già nota al pubblico sia per lo spettacolo diretto dalla stessa Comencini che nel 2006 ebbe notevole successo, sia per l’omonimo film uscito pochi anni dopo, nel 2009, diretto da Enzo Monteleone.

Abbiamo già visto, dunque, di questa drammaturgia diverse versioni e con delle bravissime attrici come protagoniste. Tuttavia il nuovo adattamento diretto da Paola Rota, lascia piacevolmente stupiti per la bravura delle sue interpreti, per la godibilità dello spettacolo e anche per quel senso di angoscia che si nasconde tra una risata e l’altra, insita nel testo della Comencini, che porta a una profonda riflessione sull’essere donna e su come questo status sia mutato nel corso del tempo.

Le quattro attrici – Giulia Michelini, Paola Minaccioni, Caterina Guzzanti, Giulia Bevilacqua – sono molto abili nel portare avanti il gioco narrativo intessendo fitti dialoghi che spaziano dal comico al tragico, con un continuo cambio di rotta emozionale. La conversazione, iniziata da un formale scambio d’idee di quattro donne borghesi, diventa sempre più intima, sempre più incentrata sulle delusioni, sui problemi, sulle angosce di queste donne apparentemente perfette. E così conosciamo Gabriella, una donna che ha rinunciato al suo sogno di diventare una grande pianista per prendersi cura di sua figlia e suo marito, una scelta presa con difficoltà cui consegue, troppo spesso, il senso di frustrazione di non avere inseguito il suo sogno, portandola a detestare tutto ciò per cui vi ha rinunciato; poi c’è Claudia, mamma e moglie modello, in apparenza, ma dentro di sé cela il profondo dolore che le arreca il tradimento di suo marito e, anche se si confiderà con le sue amiche, continuerà tutta la vita a convivere con lo spettro di un’altra donna, sacrificandosi per i suoi tre figli; Sofia, madre di una figlia indesiderata e moglie di un marito disprezzato, che tradisce da anni e, infine, Beatrice, spaventata dal suo stato di gravidanza e da ciò che le riserverà la nascita della bambina che porta in grembo e anche ossessionata dal ricordo di sua madre, che le ha trasmesso tutto il suo amore per la letteratura e si è suicidata quando la solitudine era troppo ridondante dentro le mura domestiche.

Nel secondo atto sempre le stesse attrici interpreteranno le figlie, non più bambine che giocavano con le principesse nella stanza accanto, sognando il principe azzurro, ma donne oramai cresciute e destinate a vivere in un’epoca più emancipata. Anch’esse amiche, si ritrovano al funerale di Beatrice che, come un destino segnato, non è stata in grado, proprio come la madre, di reggere il peso della separazione dalla figlia e si è tolta la vita. Anche qui i momenti comici si alternano a quelli più drammatici e riflessivi. Le tematiche, seppure con declinazioni diverse, ritornano, in un circolo senza fine e così l’identità femminile viene nuovamente messa al vaglio. Sara, Cecilia, Gabriella e Giulia si trovano, come in un déjà vu, a esplorare il loro intimo, così simile eppure così diverso da quello delle loro madri. Argomenti come la maternità, la procreazione, il lavoro, il rapporto con il partner, il sesso, l’indipendenza, la morte, sono trattati in diverse sembianze, essendo i tempi, in così pochi anni, cambiati totalmente. I destini delle figlie, un po’ per riflesso, un po’ per opposizione, sembrano indissolubilmente legati a quelli delle loro madri.

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