Faust Marlowe Burlesque

0
299
Condividi TeatriOnline sui Social Network
Foto di Cristina Gardumi
Foto di Cristina Gardumi

di Aldo Trionfo e Lorenzo Salveti
regia
Massimo Di Michele
con
Massimo Di Michele e Federica Rossellini

costumi Alessandro Lai

disegno luci Alessandro Carletti

scene e aiuto regia Cristina Gardumi

————-

Frammenti, agglomerati, isole di senso, musica disco e umori da sballo.

Spettacolare è davvero l’aggettivo più indicato (e nel senso più etimologico del termine) se si vuole dire qualcosa a riguardo di questo Faust Marlowe Burlesque, un vero e proprio patchwork ottenuto rielaborando i testi (canonici) di Christopher Marlowe e Johann Wolfgang Goethe, ma anche quelli di altri autori come ad esempio Emily Brontë.

Il pastiche e l’accumulazione sono due dei processi semiotici fondamentali dello spettacolo, con l’irruzione del burlesque a fare da contrappunto grottesco al climax tragico del soggetto originale.

La finezza nella caratterizzazione dei personaggi è che essa viene fuori tramite continui e inaspettati cambi di genere, di costumi, insomma viene fuori dal disordine, dal “rumore di fondo” circostante.

La relazione tra Faust e Mefistofele ha una natura molto complessa, all’interno della quale diventa difficile stabilire chi sia la vittima e chi il carnefice perché entrambi i personaggi assumono tutti e due i ruoli, in momenti alterni. Ad un certo punto è lo stesso Mefistofele a dire a Faust: “Ho bisogno della tua anima: se tu ti rifiuti io tornerò al mio inferno”; è proprio questo personaggio demoniaco a percepire per primo la realtà come un inferno, “l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme”, verrebbe da dire citando il famoso finale de ‘Le città invisibili’ di Italo Calvino. Anche Mefistofele, in fondo, è un povero cristo.

Il rapporto tra i due li tiene attaccati fino allo stremo, con l’infinita solitudine dell’eternità a fare da collante vischioso. Dopo la morte di Faust, Mefistofele sembra quasi voler trattenere con un gesto una piuma di cielo, quasi come vana consolazione prima di sprofondare di nuovo all’inferno.

Quanto ai due interpreti, il duo formato da Massimo Di Michele (anche regista in questo allestimento) e Federica Rossellini dà una gran prova di bravura e controllo sul palco, il corpo e la voce diventano davvero strumenti duttili nelle loro mani, strumenti che possono essere utilizzati per darci un’immagine concreta, smaniosa e movimentata della varietà di pulsioni messe in scena. A fare da basso continuo i movimenti irrequieti dei due attori, che comunicano una sensazione di dannazione perenne e insoddisfazione.

Del resto l’insoddisfazione narcisistica è una delle caratteristiche che rendono il Faust attualissimo ancora oggi: Amo il genere umano / Ma non sopporto di morire tutti sullo stesso divano (Moderata crisi – Dargen D’amico) potrebbe essere un suo slogan.
Il mito non può cancellare la realtà problematica da cui scaturisce, ma può aiutarci a fare i conti con essa attraverso gli unici strumenti a nostra disposizione, vale a dire linguaggio e creatività.

Un’ultima particolarità apprezzabile dello spettacolo è senza dubbio l’uso dei costumi, a cura di Alessandro Lai, e della colonna sonora, davvero audace e spettacolare, come si diceva prima.

LEAVE A REPLY