La vita ha un dente d’oro

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Foto di Lucia Baldini
Foto di Lucia Baldini

Regia: Claudio Morganti

Con: Francesco Pennacchia e Gianluca Stetur

Testo e drammaturgia: Rita Frongia

Produzione: Compagnia Claudio Morganti

Organizzazione: Adriana Vignali

Con il sostegno di: Regione Toscana

Grazie alla preziosa e amichevole ospitalità del Teatro di Agliana

Durata: 60′

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La vita ha un dente d’oro è un’antica espressione bulgara che non trova corrispondenza idiomatica nella nostra lingua. Oggi l’espressione non è più in uso ma pare venisse utilizzata per alludere al fatto che in tutto ciò che è vero c’è sempre un artifizio, una menzogna, un’alterazione dʼorgani. Ma è anche vero che le cose, a volte, sono proprio come sembrano.

La vita ha un dente d’oro è una riflessione sulla vita e sul ruolo della professione dell’attore, uno spettacolo di ‘archeologia teatrale’.

In scena (l’interno di un locale) due strani avventori giocano parlando del più e del meno, in un susseguirsi di quadri drammaturgici che rivelano allo spettatore accorto, pur nella loro essenzialità, considerazioni sui meccanismi nascosti del gioco teatrale.

Proprio sul gioco teatrale, sulla finzione, della scena, sul teatro e sul ruolo dell’attore verte la riflessione del regista, orchestrata con leggerezza anche attraverso momenti di pura comicità.

Genovese di nascita, Claudio Morganti vive tra Prato e Cagliari. Si forma come attore nella compagnia di Carlo Cecchi e collabora con Alfonso Santagata per 12 anni nella compagnia che porta il loro nome di cui ricordiamo Il calapranzi di Harold Pinter con la regia dello stesso Cecchi (premio della critica e premio Ubu).

Nel 1993 fonda la propria compagnia avviando un percorso personale sull’opera di W. Shakespeare, H. Pinter e S. Beckett.

Nel 2010 vince il Premio Lo Straniero; nel 2012 il Premio Ubu – premio speciale “per la coerenza e l’ostinazione di un percorso artistico, laboratoriale e intellettuale che attraverso la fondamentale distinzione tra teatro e spettacolo, elaborata anche nel Serissimo metodo Morg’hantieff per attori e spettatori, riafferma l’autonomia poetica della scena”.

Oggi lavora prevalentemente come regista.

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