“Lo Schiaccianoci” al Teatro Olimpico di Roma fino al 9 gennaio 2016

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fotoNella fastosa sala con vetrate e decorazioni ottocentesche, l’enorme albero di Natale è addobbato di luci e doni, intorno al quale giocano e danzano i bambini. L’arrivo del signor Drosselmeyer attira l’attenzione, poichè distribuisce regali e intrattiene con giochi di prestigio, che incutono paura e curiosità ai bambini. Alla nipotina Clara regala uno schiaccianoci a forma di soldatino dalla grossa testa e dai forti denti che il dispettoso fratello Fritz rompe, prontamente riparato da Drosselmeyer. La festa si anima col sopraggiungere di altri ospiti e parenti. La sera, Clara si addormenta, vinta dalla stanchezza, ed entra nel mondo dei sogni. Tutto intorno a lei assume enormi dimensioni, l’albero cresce a dismisura e anche i giocattoli; una schiera di topi giganti tenta di sottrarle lo Schiaccianoci, che si anima e li sconfigge aiutato dai soldatini di Fritz. Nello scontro finale lo Schiaccianoci uccide Re Topo e si trasforma in un Principe che Clara segue nella foresta innevata, verso il regno dei desideri e delle delizie. Nel palazzo in festa al valzer dei fiocchi di neve si susseguono le danze che costituiscono il famoso divertissement di balli popolari: la danza spagnola Cioccolata sottolineata da trombe e castagnette, quella araba Caffè, la danza cinese Thè accompagnata dai flauti, quella cosacca Trepak, Pulcinella, il romantico valzer dei fiori e il virtuosistico Pas de deux in cui si esibiscono Clara e il Principe, in un tripudio onirico e strumentale. Al risveglio, a Clara restano la nostalgia per l’amore svanito e il soldatino-schiaccianoci in braccio.

L’atmosfera onirica della favola in un caleidoscopio di soldatini, bambole meccaniche, fiocchi di neve e fiori che danzano, abeti natalizi carichi di doni, topi, principe azzurro, trasforma lo Schiaccianoci in un balletto del repertorio classico che ammalia grandi e piccoli, con la magia della musica e della fiaba, avendo perso, nel tempo, la connotazione psicanalitica di rappresentazione delle paure inconsce e della fatica di crescere che caratterizzavano il racconto di Hoffmann da cui è tratto.

Il libretto, musicato da Pëtr Il’ič Čajkovskij, si ispira a “Nußknacker und Mausekönig (Lo Schiaccianoci e il Re dei Topi del 1816) di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, nella versione meno inquietante e adattata per i bambini di Alexandre Dumas “Histoire d’un casse-noisette” (Storia di uno schiaccianoci del 1844). L’opera è stata l’ultima coreografata da Marius Petipa, direttore-coreografo dei Teatri Imperiali Russi di fine ‘800, portata a termine da Ivanov.

Il Balletto di Mosca “La Classique” rinnova l’appuntamento natalizio col pubblico romano, ininterrotto da 25 anni, proponendo Lo Schiaccianoci nella versione classica di Petipa messa in scena per la prima volta a dicembre 1892 al Teatro Marijinskij di Pietroburgo, privata dei minacciosi risvolti noir del racconto originale. Elik Melikov, fondatore nel 1990 e direttore artistico della Compagnia che annovera danzatori di talento provenienti dai maggiori teatri russi e raccoglie consensi nelle tournée in tutto il mondo, mette in scena infatti balletti conformi alla produzione originale, attenendosi con scrupolo filologico alla lunga e importante tradizione russa nella danza classica, con particolare attenzione ai costumi e alle scenografie, anche grazie al contributo del coreografo Alexander Vorotnikov che sfronda la messinscena delle ricercatezze un po’ di maniera.

Tecnica, eleganza, sincronia, allineamento, sinuosità, grazia sono le caratteristiche dominanti dei solisti e di tutto il corpo di ballo. I ballerini provengono dalle migliori accademie e scuole russe, tra cui Ekaterina Shalyapina, eterea e leggiadra Clara.

Di grande impatto le scenografie: sfarzosa quella del primo atto del salone delle feste, nivea e plumbea quella del secondo popolato di sogni e incubi. I fastosi e sofisticati costumi delle dame e dei cavalieri sono disegnati da Elik Melikov.

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