Midori incanta la Fenice, Wellber la conquista

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Foto di Walter Garosi
Foto di Walter Garosi

Pyotr Ilyich Tchaikovsky
Concerto per violino e orchestra in re maggiore, op. 35

Johannes Brahms 
Sinfonia n. 2 in re maggiore, op. 73

Orchestra Filarmonica della Fenice


Direttore Omer Meir Wellber
Violino Midori Gotō

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Il silenzio totale in teatro non esiste.

Viene richiesto a inizio recita, si creano brani volutamente silenziati per dare importanza all’ambiente e ai suoi rumori e, infine ecco un colpo di tosse, una vibrazione eccessivamente forte, una caramella scartata, ad interrompere.

Non è sempre maleducazione, sia chiaro, si tratta di necessità umane.

Ieri, per buona parte del concerto per violino e orchestra, invece, il silenzio parziale è stato raggiunto.

Tale era la concentrazione e la partecipazione del pubblico presente in Fenice, che nel momento di passaggio fra movimenti, pareva si fosse arrivati alla pausa e ai suoi conseguenti rumori.

La attenta e partecipativa empatia del pubblico è stata una diretta conseguenza dell’ottima performance a cui abbiamo assistito.

La violinista Midori, quasi parte del proprio strumento da cui ha estratto e profuso ogni singola goccia interpretativa, e Wellber con l’Orchestra Filarmonica, alla costante ricerca della giusta dinamica necessaria ad assecondare il solista, hanno determinato un concerti di altissimo livello, in cui ogni sezione risultava bilanciata, dove il solista orchestrale rispondeva a modo ai soliloqui violinistici e in cui ogni fraseggio risultava coerente e puntuale.

Una performance applaudita a più riprese, tanto da portare ad un bis concesso dalla violinista giapponese: il Preludio dalla Terza Partita BVW 1006 di J.S.Bach, esecuzione notevole come resa emotiva, ad incantare, nuovamente, il pubblico.

A seguire l’eccellente direzione, a memoria, della sinfonia di Brahms.

Utilizzando tutto lo spazio disponibile del suo podio un metro per un metro, Wellber non solo ha diretto ma entusiasmandosi, ha entusiasmato e infiammato orchestrali e uditori.

Così per esempio nell’ultimo tempo, in cui fra il fluire iniziale degli archi e l’intensità dei violoncelli, si arriva al vorticoso finale.

O nel bis, in tema, Danza Ungherese n.5 di Brahms dove i crescendo caratteristici di metà brano, risultavano pulsanti e musicali, al comando di un respiro unico e uniforme.

Il concerto verrà riproposto nella prima tournée all’estero della Filarmonica.

I due giovani artisti accompagneranno l’Orchestra in Germania alla Festspielhaus di Baden il 9 gennaio e alla Konzerthaus di Dortmund il giorno successivo.

Infine alla Muziekgebouw di Eindhoven in Olanda, l’11 gennaio.

Continuando l’ideale piano concertistico sul solismo e orchestra, la Filarmonica proporrà nel prossimo appuntamento, il 29 Febbraio, sotto la direzione di Eduardo Strasser, con al pianoforte Michelangelo Carbonara, musiche di Faurè, Carrara e Dvoràk.

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