OPER.A 20.21 – Lulu

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Foto di Benedetta Pitscheider
Foto di Benedetta Pitscheider

Opera in tre atti

Libretto: Alban Berg, dalle tragedie Lo spirito della terra e Il vaso di Pandora di Frank Wedekind

Musica: versione per soli e orchestra da camera di Eberhard Kloke

 

Personaggi e interpreti:

Lulu: Marie Arnet

Dr. Schön; Jack the Ripper: Paul Carey Jones

Alwa: Johnny van Hal

Schigolch; domatore: Bernd Hofmann

Pittore; negro: Mark Le Brocq

Guardarobiera; studente: Jurgita Adamonyte

Direttore di teatro; banchiere: Duccio Dal Monte

Principe; domestico; marchese: Alan Oke

Contessa Geschwitz: Natascha Petrinsky

Atleta: Steven Scheschareg

Primario: Roland Selva

Giornalista: Keith Harris

Domestico: Johannes Held

Arredatrice: Rebecca Afonwy-Jones

Madre: Anna Lucia Nardi

Quindicenne: Mary-Jean O’Doherty

Commissario di polizia: Carlo-Emanuele Esposito

Clown: David Thaler

 

Macchinista: Andrea Deanesi

Violinista: Stefano Ferrario

Pianista: Benjamin McQuade

 

Direzione musicale: Anthony Negus

Regia: David Pountney

Scene: Johan Engels

Costumi: Marie-Jeanne Lecca

Luci: Mark Jonathan

 

Orchestra Haydn di Bolzano e Trento

Allestimento Welsh National Opera

Produzione: Fondazione Haydn di Bolzano e Trento

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Alla Neue Pinakothek monacense c’è una donna che, dall’ombra in cui è avvolta, ci fissa con cupidigia. Nuda, un pitone le si poggia su una spalla. Si tratta di Die Sunde, capolavoro di Franz von Stuck, simbolo delle tensioni psichiche e dei fermenti culturali agli albori del Novecento Jugendstil. Lei è una Lulu, come lo sono le Giuditte di Klimt e le prostitute di Schiele. Wedekind convoglia le forze oscure della sessualità, dell’istinto e dell’irrazionalità, in un unico corpo, quello scandaloso di Lulu, eroina de Lo spirito della terra e Il vaso di Pandora. David Pountney, regista dell’allestimento proveniente dalla Welsh National Opera proposto a Bolzano per la stagione OPER.A 20.21, recepisce assai bene il grido antiborghese di Wedekind e conia, grazie alle scene di Johan Engels, una Lulu ricca di suggestioni. La vicenda si svolge all’interno di una gabbia circolare con al centro una scala a chiocciola scorrevole, quasi a ricordare il dna perverso della protagonista. Le luci di Mark Jonathan, studiate alla perfezione, animano la struttura, trasformandola ora in circo, in atelier, in camerino, in salotto… Tra le sbarre, in un’apparente semilibertà si muovono i personaggi, sovente in forme animali, mirabilmente vestiti da Marie-Jeanne Lecca con costumi soggetti a un progressivo sbiadire dei colori, vivaci e caldi in principio, ma grigi e slavati una volta al crepuscolo. In questo antropomorfismo alla Ernst, anche la materia delle maschere versa in una progressiva consunzione, da pelose a plasticate a ossee. Pountney ci fa assistere a una ciclica “tragedia mostruosa”, un incubo ricorrente, sensazioni motivate da Lulu che risorge, Laura Palmer rediviva, da una body bag trascinata dal domatore, dettaglio che si ripete anche dopo l’incontro con Jack.

Lulu è un Erdgeist che fa morire ogni uomo caduto nelle sue spire. Ironia della sorte, pure Berg che lasciò l’opera abbozzata al terzo atto. A Bolzano si è eseguita in prima italiana la versione per soli e orchestra da camera di Eberhard Kloke, approntata nel 2009 sulla partitura originaria e contenente un nuovo finale, alternativo a quello di Cerha del 1979. Se da un lato l’operato dell’arrangiatore favorisce maggiormente la parola e l’azione, dall’altro rende più diafano il linguaggio musicale, cristallizzandolo in una sorta di perpetua “estati sospesa” e attenuandone i timbri aspri. L’impronta personale di Kloke si sente eccome nel terzo atto, volto a una maggior comprensibilità sonora e testuale grazie all’uso di accenni jazz e barlumi pseudotonali. Anthony Negus dirige l’impeccabile Orchestra Haydn di Trento e Bolzano, addolcendo le tinte nervose del Berg trasfigurato anche lì dove la partitura e il libretto richiedono più incisività.

Nel cast brilla la Lulu di Marie Arnet, soprano di coloratura dal pulito registro acuto e ottima attrice, così disinvolta in scena da non sottrarsi nemmeno al nudo integrale. Natascha Petrinsky incarna una Contessa Geschwitz matura, verosimilmente innamorata, dal canto solido e ben sfruttato nei gravi. Paul Carey Jones si disimpegna con notevole maestria prima nell’autoritario Dr. Schön, poi nel gelido sventratore Jack. Potente Bernd Hofmann, domatore e Schigolch efficaci. Sulle righe lo sfortunato pittore di Mark Le Brocq. Johnny van Hal, Alwa sfinito dall’amore, trova qualche minima difficoltà negli acuti del finale secondo, per poi riprendersi nell’atto seguente. Corretta Jurgita Adamonyte, studente malizioso e scalpitante. Tutti professionali i rimanenti componenti.

Applausi educati da parte della platea alla prima del 15 gennaio.

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