Rapunzel, il musical

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fotoMolte delle fiabe dei fratelli Grimm hanno attraversato i secoli e, seppur integre nell’anatomia principale, hanno subito cambiamenti e diverse versioni ne sono state fatte nel tempo. E così, anche la fiaba di Raperonzolo, che il pubblico conosce soprattutto grazie al cartone animato della Disney uscito nel 2010, ha subito molte modifiche dal 1800 a oggi. La trasposizione realizzata nel musical Rapunzel per la regia di Maurizio Colombi, andata in scena all’EuropAuditorium di Bologna, è un ottimo adattamento che, per molti aspetti prende spunto dal successo Disney, ma allo stesso tempo se ne distanzia in alcune occasioni con idee originali ed efficaci che donano freschezza, allegria e dinamicità a questa bella storia.

Presentato da Luigi e Alessandro Longobardi, direttore artistico del Brancaccio, questo spettacolo ha anche il merito di segnare il ritorno sulle scene teatrali di Lorella Cuccarini, nel ruolo un po’ scomodo ma molto accattivante di Madre Gothel, colei che tiene prigioniera Rapunzel nella torre. E, anche se non è semplice immaginare la candida e armoniosa show girl rivestire i panni di una donna crudele e avida, si rimane molto colpiti nel vedere la sua interpretazione, ricca di sfaccettature, di un personaggio complesso, che non è semplicemente cattivo, come vedremo.

In questo musical Gothel, sorella maggiore della Regina, viene privata della successione al trono per via della sua salute cagionevole. Decide così di chiudersi in se stessa e negli studi della magia e dell’alchimia, grazie ai quali scopre l’esistenza di un fiore magico, il raperonzolo, in grado di guarire i mali e di dare eterna giovinezza e bellezza. Quando il re le chiede di donare quel fiore a sua sorella per farla guarire e permetterle la possibilità di avere figli, Gothel accetta ma chiede in cambio la bambina che avrà nei suoi capelli lo stesso potere del fiore, ossia la possibilità di guarire e di donare giovinezza.

Ed è proprio per questo che ritroviamo Rapunzel, ormai quasi maggiorenne, rinchiusa in una torre dove Madre Gothel la portò in fasce per impedirle qualsiasi contatto col mondo esterno. Ma la giovane fanciulla, nonostante la sua condizione d’isolamento, riesce a trovare uno spiraglio per osservare fuori e, da quella piccola finestra, nota che ogni anno, nel giorno del suo compleanno, delle luci fluttuanti si librano nell’aria e, convinta che quest’avvenimento sia collegato a lei, chiede alla madre di portarla a vedere queste luci. La donna rifiuta categoricamente ma l’arrivo del ladro fuggiasco Phil, cambierà per sempre il destino di questa giovane ragazza.

Tra le idee più innovative del musical sicuramente vi è la creazione di una sorta di alter ego, uno specchio che riflette l’immagine di Rapunzel, con cui lei si confida e riceve suggerimenti che la stimoleranno a cercare la sua vera natura e riprendersi la libertà. Altro espediente riuscito e molto divertente sono i fiori Rosa e Spina (interpretati da Alessandra Ruina e Martina Gabrielli) che, sistemati su una mensola, diventano i compagni di stanza “animati” del solitario mondo di Rapunzel. Uno dei frammenti più divertenti dello spettacolo è proprio il siparietto in cui Rosa e Spina asseriscono che senza fori non ci sarebbe musica e iniziano a cantare tutte le canzoni che hanno i fiori nel testo e, si sa, sono moltissime.

La riuscita di questo spettacolo è giustificata da un ingranaggio perfetto e da una serie d’intuizioni che arricchiscono la fiaba donandole leggerezze e ironia ma mantenendo integra quella vena malinconica e di “morale” che non deve mai mancare in una favola che si rispetti. Per cominciare non si può non menzionare la bellissima scenografia ideata per l’occasione da Alessandro Chiti: sedici quadri in continuo movimento che rendono ancora più accattivante la narrazione. Tutta la scena è incorniciata da un intreccio vegetale stilizzato che connota già, di per sé, l’ambiente del racconto. Altra idea molto interessante è l’uso del velatino che attribuisce allo spettacolo anche delle venature cinematografiche, permettendo di realizzare tutte quelle scene in movimento, come le fughe o le rincorse, che sono più difficili da rendere in teatro. A questa bellissima cornice si aggiungono le luci di Alessandro Velletrani, che punteggiano le atmosfere e definiscono i personaggi (Gothel ad esempio è spesso accompagnata da una luce rossa, infernale, demoniaca). Il tutto è accompagnato dalle belle coreografie e movimenti scenici dei personaggi, studiati dalla coreografa Rita Pivano che riesce a dare un carattere netto e definito ai personaggi identificandone i caratteri fin da subito. I costumi invece sono di Francesca Grossi e richiamano, nello stile e nei colori, quelli disneyani di riferimento.

Tutti i brani cantati e ballati nel musical Rapunzel sono inediti e composti da Davide Magnabosco, che ha curato anche la direzione musicale con Alex Procacci e a Paolo Barillari. I Brani spaziano da melodie più sinfoniche, ad altri più corali fino ad arrivare a quelli più folk e a contaminazioni contemporanee come il rap, l’hip hop e, addirittura, il Moonwalk.

Una menzione speciale va fatta per il cast: Alessandra Ferrari è molto credibile nel ruolo di Rapunzel, e riesce a restituire la gioia, l’irrequietezza, la curiosità e l’insicurezza tipica di questa fanciulla che desidera fortemente realizzare il suo sogno ma non vuole deludere la madre. Phil è interpretato da Giulio Corso che calza alla perfezione i panni dello scanzonato e un po’ farabutto, ladruncolo che da insolente menefreghista diverrà un cuore tenero e innamorato. E, per finire, Lorella Cuccarini in splendida forma. Una Madre Gothel pungente, perfida ma anche comica, che non si arrende al tempo che passa ed è disposta a tutto per conservare la sua giovinezza. È bello però che nel finale, quando Rapunzel avrà ormai perso i suoi poteri e Gothel si ritrova improvvisamente vecchia, questa donna non appare più così spietata e i segni del tempo sul suo viso la porteranno anche ad accettare la vita per quella che è, in tutte le sue fasi.

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Luigi e Alessandro Longobardi presentano
RAPUNZEL, IL MUSICAL
con Lorella Cuccarini, Alessandra Ferrari e Giulio Corso
e con Goffredo Maria Bruno, Barbara di Bartolo, Maurizio Semeraro, Lorenzo Grilli, Donato Altomare, Ezio Domenico Ferraro, Alfonso Capalbo, Giovanni Mocchi, Filippo Grande, Alessandra Ruina, Martina Gabbrielli, Maria Chiara Centorami, Vanessa Innocenti, Eleonora Peluso
musiche originali Davide Magnabosco, Alex Procacci, Paolo Barillari
costumi Francesca Grossi
disegno luci di Alessandro Velletrani
suono Maurizio Capitini
effetti di magia Erix Logan
effetti speciali aerei Max Martinelli
direzione musicale e arrangiamenti Davide Magnabosco
coreografie Rita Pivano
regia Maurizio Colombi

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