Virgilio brucia

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fotoDopo quaranta minuti di esametri in latino del Sesto Libro dell’Eneide recitati (non letti) mirabilmente da Marco Menegoni che dà voce e corpo al fantasma di Virgilio, la commozione, i sentimenti e le emozioni si accavallano e non trovando altra via di fuga si sciolgono in un interminabile applauso. Non è facile dunque esprimere la profonda ammirazione per questa compagnia, gli Anagoor, che portano in scena “Virgilio brucia” traendone l’ispirazione dalle opere Publio Virgilio Marone, Hermnann Broch, Emmanuel Carrère, Danilo Kiš, Alessandro Barchiesi, Alessandro Fo, Joyce Carol Oates.

È incredibile la passione di questi giovani artisti che fa superare gli ostacoli più impervi di carattere culturale nella ricerca dei testi funzionali al tema, nello sviluppo drammaturgico dell’opera nelle varie declinazioni, dall’interpretazione filologica, all’accezione attorale (recitazione, gestualità, posture), all’eleganza coreografica e scenografica (scene e costumi), musicale, all’evocazione dei canti, della scansione dei ritmi, nel fascino della ritualità e della poesia nelle diverse lingue (italiano, latino, serbo/croato, armeno) con sovratitoli in italiano anche se la forza evocativa del suono rendeva in parte (mah..) ancillare il significato letterale della parola.

La pièce è ambientata nella Roma Imperiale del 22.a C. dove il poeta Publio Virgilio Marone sul quale grava il pregiudizio di aver condiviso, anzi esaltato l’ideologia imperiale di Ottaviano Augusto, legge alla famiglia dell’Imperatore due libri dell’Eneide dove sono narrati la violenza della distruzione di Troia, lo sterminio di un popolo, le pagine sofferte della morte della moglie Creusa, Enea che fugge portando sulle spalle il padre Priamo e il viaggio nell’oltretomba. Forse Virgilio prima della morte pare volesse bruciare l’Eneide non perché pentito del tributo a Ottaviano che spense ogni speranza di un ritorno alla repubblica, ma per il timore anzi l’intuizione che nei secoli la storia avrebbe ripetuto la malvagità dell’uomo sull’uomo e la sofferenza e il dolore universale (che è il topos di questa rappresentazione) sarebbe stato imperituro. Se escludiamo qualche momento di difficile collocazione, i temi legati al mondo dell’arte e della letteratura si svolgono in una sequenza visivo- narrative con un’applicazione multimediale di teatro, video, effetti musicali, canti corali evocativi, musiche eseguite dal vivo.

Ed ora l’elenco dei bravissimi attori:

Marco Menegoni, Gayanée Movsisyan, Massimiliano Briarava, Moreno Callegari, Marta Kolega, Gloria Lindeman, Monica Tonietto, Emanuela Guizzon, Aglaia Zanetti, Massimo Simonetto, Artemio Tosello, Marco Cavalcoli (l’insegnante).

La regia è di Simone Derai che cura anche la drammaturgia con Patrizia Vercesi, i costumi con Serena Bussolaro, le scene con Luisa Fabris e Guerrino Perosin, il video con Giulio Favotto. Le musiche sono curate da Mauro Martinuz, traduzione e consulenza linguistica Patrizia Vercesi.

La compagnia veneta Anagoor (nome tratto da un racconto di Buzzati) diretta da Simone Durai è una delle formazioni più interessanti della scena italiana (Premio HYSTRIO–Castel dei Mondi 2013).

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