I duellanti

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Foto di Federico Riva
Foto di Federico Riva

di Joseph Conrad

traduzione e adattamento: Francesco Niccolini

drammaturgia: Alessio Boni, Roberto Aldorasi, Marcello Prayer, Francesco Niccolini

con Alessio Boni, Marcello Prayer

e con Francesco Meoni

violoncellista: Federica Vecchio

maestro d’armi: Renzo Musumeci Greco

musiche: Luca DAlberto

scene: Massimo Troncanetti

costumi: Francesco Esposito

light designer: Giuseppe Filipponio

regia: Alessio Boni, Roberto Aldorasi

produzione: GOLDENART production

La durata dello spettacolo è di un’ora e quaranta, atto unico.

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Nella vita di un soldato, non esiste la pace, se non per qualche breve intervallo; una fiera indole guerresca pervade ogni uomo dedito alla battaglia, in particolar modo se osserviamo il mondo con gli occhi di due ardenti cavalleggeri ussari, dediti a Napoleone ed alla sua avanzata incessante nella vecchia Europa.

Joseph Conrad, autore inglese di origine polacca, nel suo racconto “I Duellanti”, narra la storia di Armand D’Hubert e Gabriel Florian Feraud, due ufficiali della Grande Armée napoleonica, ma questo sembra essere l’unico elemento che li lega: sono tenenti di due reggimenti diversi, hanno origini diverse, caratteri opposti. Feraud è un guascone, dal carattere scanzonato e provocatorio, un combattente per vocazione, un seguace fedele dell’Imperatore; D’Hubert, è un gentiluomo borghese, orgoglioso, fiero ed altezzoso, dal temperamento tipico del giovane militare, ligio all’ordine e pieno di speranza. Con queste premesse, la loro disputa non poteva che diventare leggendaria, epica, mitica; per motivi presto dimenticati anche dall’autore, i due ufficiali iniziano ad incrociare destino ed armi fin da giovani, dando vita ad un duello mai visto prima, ad una sfida reciproca, che legherà i fili dei loro destini inevitabilmente, fedeli e leali l’uno all’altro. Vent’anni di scontri, con la spada, con la sciabola, a cavallo ed infine, con la pistola; un duello che si trasforma in bisogno, ossessione, ragione di vita; nel susseguirsi degli anni e degli scontri i due non possono più fare a meno l’uno dell’altro (anche se sanno che potrebbero perire nello scontro), poiché questa disputa infonde in loro un brio speciale, un ardore che spezza la tetra tranquillità del deserto del quotidiano. È la dualità che prende forma: l’avversario si incarna con l’Io più feroce che ognuno ha dentro di sé, la luce contrapposta all’ombra, all’oscurità con la quale ci confrontiamo e dalla quale siamo/possiamo essere attratti: “uno scontro violento e inevitabile, desiderato, dove in realtà il tuo vero avversario non esiste. Anzi, molto peggio: sei tu. Come se, nel momento di iniziare il duello, quando sei spalla a spalla, e fai i tuoi passi per allontanarti, nel voltarti verso il tuo Feraud, vedessi te stesso. E di quel duello ne hai più bisogno dell’aria che respiri. Senza, sei morto” (F. Niccolini).

Nell’adattamento di quest’opera letteraria, già portato al cinema da Ridley Scott, ma sperimentato a teatro per la prima volta grazie all’adattamento di Francesco Niccolini, Alessio Boni (che firma anche la regia) e Marcello Prayer (attore ed insegnante), interpretano i due ufficiali, con maestria; legati da un rapporto di amicizia, collaborazione e dalla stessa matrice di formazione teatrale (quella del maestro Orazio Costa): i due insieme, oltre al lavoro teatrale e a produzioni televisive e cinematografiche, si dedicano anche alla poesia italiana, elaborando drammaturgie poetiche concertate a 2 voci, di cui veniamo un esempio in questo spettacolo, dove si rimbalzano la voce reciprocamente cercando di crearne una sola, rincorrendosi parola per parola. Boni e Prayer si calano completamente nelle loro parti, azzardando questo difficile adattamento, ma riuscendo a costruire uno spettacolo dal ritmo incalzante e vivo. Si fronteggiano a colpi di sciabola, con le movenze insegnategli dal maestro d’armi Renzo Mesumeci Greco, e la regia di Boni e Roberto Aldorasi crea soluzioni sceniche ingegnose e d’effetto. Assieme a loro sul palco, un grande Francesco Meoni, alle prese con cinque ruoli completamente diversi, e Federica Vecchio, che accompagna dal vivo, col violoncello alcune scene.

Alessio Boni e Marcello Prayer incontreranno il pubblico giovedì 18 febbraio alle ore 18.00, presso il Teatro della Pergola.

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