“Il Barbiere di Siviglia” di Rossini al Teatro dell’Opera di Roma

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Foto di Yasuko Kageyama
Foto di Yasuko Kageyama

La rivoluzione si addice a Il Barbiere di Siviglia di Rossini nel nuovo allestimento di Davide Livermore del Teatro dell’Opera di Roma (in scena al Costanzi fino al 21 febbraio): quello che doveva essere un omaggio alle versioni storiche del Barbiere in occasione del bicentenario del debutto dell’opera (che ricorre dal 20 febbraio 2016 al Teatro Argentina di Roma) si trasforma in uno spettacolo multimediale un po’ caotico e ricco di idee.

Le illustrazioni di Francesco Calcagnini e i video di D-Wok accompagnano il pubblico attraverso tutte le rivoluzioni storiche dal 1789: sotto la lama affilata di un moderno Figaro cadono via via tutte le teste regali e non, da Luigi XIV a Nicola II, da Mussolini e Hitler, da Franco a Pinochet fino a Saddam Hussein, ma sotto la scure della ghigliottina cadono anche le teste di personaggi che continueranno ad animare tetramente il palco.

La rivoluzione è ovunque ed è in quest’ottica che vanno contestualizzate le scelte del regista intento a voler “ritrovare nel testo la forza eversiva di Beaumarchais e la condizione originale di un testo scomodo” attraverso la stratificazione della tradizione del Barbiere. Fil rouge dell’avvicendarsi del cambiamento storico (in cinque diverse edizioni del Barbiere proposte attraverso i secoli, dal 1816 al 2016) è un topo (che attraverserà a più riprese anche il palco), simbolo “della scomodità e che turba i signori e le signore e rappresenta l’essenza stessa dell’arte difficile del comico” come aveva spiegato Livermore.

Ma se il regista ha voluto mantenere di fatto inalterata e perfettamente riscontrabile nel solco della tradizione la drammaturgia e i rapporti che si vengono a creare fra i personaggi , è pur vero che si è riservato un’innegabile libertà (anche di idee) sovraccaricando fin troppo il palco e arrivando a una certa saturazione visiva: il bianco e nero nelle scene e nei costumi (di Gianluca Falaschi) diventa quasi caotico e confusionario per gli occhi e la casa a due piani che ospita i cantanti viene ravvivata dalle chiassose scene multimediali che travolgono lo spettatore fra ghigliottine, personaggi decapitati e animali in scena.

Molte (forse pure troppe, in stile avanspettacolo) le gag e le trovate in scena (ivi incluso l’incomprensibile braccio meccanico di Don Basilio che sembra inficiare anche la musica o il mimo-orso di peluche a grandezza naturale in casa o don Bartolo relegato sulla sedia a rotelle quando non protagonista degli effetti magici del Mago Alexander).

Se le scene multimediali che raccontano i 200 anni di storia del Barbiere risentono della saturazione visiva, i personaggi in scena tuttavia godono di ottima autonomia, sono sempre ben diretti e il ritmo impresso all’opera resta sempre estremamente frizzante e coinvolgente. Merito anche della musica con la vivace direzione del maestro Donato Renzetti e con un buon cast di voci che include Chiara Amarù (Rosina), Edgardo Rocha (Conte d’Almaviva), Florian Sempey (Figaro), Ildebrando D’Arcangelo (Basilio), Bartolo (Simone Del Savio) Eleonora de la Peña (Berta), Sax Nicosia (Ambrogio) ben sostenute dalla verve di una recitazione molto curata. L’omaggio al Barbiere del Teatro dell’Opera continua anche con Figaro! Opera Camion, progetto in collaborazione con il Massimo di Palermo che tocca le piazze della Capitale con la regia e lo spazio scenico di Fabio Cherstich, la scenografia e i video di Gianluigi Toccafondo e la riprese del Barbiere (cinematografico) di Lorenzo Mariani che tornerà alle Terme di Caracalla dal 16 luglio al 10 agosto.

Applausi, risate (pure gratuite di tanto in tanto), ma anche qualche fischio per un allestimento ricco di buone intenzioni e idee, ma un po’ confuso e che gode del sold out a ogni replica. Ultime recite, giovedì 18 (ore 20), sabato 20 (ore 18), domenica 21 (ore 16.30.

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