“Molière: la recita di Versailles” con Paolo Rossi

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fotoServe ancora recitare in teatro quando tutti ormai lo fanno fuori? Si può fare satira politica quando i politici sono le prime macchiette di se stessi? Che cosa serve, oggi, per portare alla riflessione: uno spettacolo ben recitato o un’improvvisazione sui temi dell’attualità.

Recitare improvvisando. Improvvisare recitando. Parola d’ordine: creare confusione. Paolo Rossi, nello spettacolo Molière: la recita di Versailles, andato in scena all’Arena del Sole di Bologna, fa una dichiarazione d’intenti fin dalle prime battute e avverte il pubblico che quello che sta andando in scena non è uno spettacolo “comune”, ma è uno spettacolo dissacrante, che vuole rompere gli schemi e creare una nuova dinamica interpretativa. “Abbiamo voglia di improvvisare”, dice Rossi sulle note iniziali di Mondo politico di De Gregori, perché siamo stanchi di recitare e perché nella società, fuori di qui, recitano tutti meglio di noi.

Ormai da anni Paolo Rossi mischia abilmente l’improvvisazione al recitar-cantando nei suoi spettacoli, raggiungendo notevole dimestichezza con questa tecnica teatrale. Questa volta porta in scena un testo perfetto per risaltare questa sua versatilità: L’improvvisazione di Versailles di Molière, un canovaccio chiesto in poche ore al commediografo della corte di Luigi XIV per intrattenere gli ospiti della reggia e riscritto, per l’occasione dall’attore friulano insieme con Giampaolo Solari. Il Capocomico Molière/Rossi gioca questa carta e compone un labirinto fatto di disorientamento e di misunderstanding, anche attraverso innesti di altre opere come Tartufo, Don Giovanni, Misantropo e Il malato immaginario, tradotte e adattate da Stefano Massini, uno dei più acclamati autori italiani contemporanei. A supportarlo in quest’avventura, oltra a una nutrita compagnia di attori, ci sono anche i Virtuosi del Carso, abili musicisti che suonano da vivo eseguendo le canzoni scritte da Gianmaria Testa.

Spazio e tempo si dissolvono ed episodi accaduti a Molière e alla sua compagnia nel ‘600 s’intrecciano con diverse incursioni sul nostro tempo. Sì perché paolo Rossi non racconta solo le vicissitudini del grande commediografo francese – al quale si sente molto legato e che spesso ha messo in scena – ma racconta anche le difficoltà di oggi, sia nel teatro sia nella quotidianità, tutto narrato in modo allusivo, sempre in una dimensione sospesa, atemporale. In Questo teatro pensato con il pubblico e non per il pubblico viene abbattuta ogni distanza tra palco e platea a favore di un dialogo che può creare sinergie e che permette di volta in volta di creare empatia con il pubblico e avere la possibilità anche di fare satira velata, prendere in giro il proprio pubblico in modo ironico e senza che questo se ne accorga. Una grande prova di concentrazione e di empatia dell’attore. Alcune volte però tutto ciò risulta poco fluente e disorienta. Se questo sia un bene o un male è difficile stabilirlo.

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