Ubu Roi

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Foto di Simone Cecchetti 
Foto di Simone Cecchetti

di Alfred Jarry

adattamento e regia Roberto Latini

musiche e suoni Gianluca Misiti

scena Luca Baldini

costumi Marion D’Amburgo

luci Max Mugnai

con Roberto Latini

e con

Francesco Pennacchia, Padre Ubu

Ciro Masella, Madre Ubu

Sebastian Barbalan, Regina Rosmunda/ Zar Alessio

Marco Jackson Vergani, Capitano Bordure/ Orso

Lorenzo Berti, Re Venceslao/ Spettro/ Nobili

Guido Feruglio, Principe Bugrelao

Fabiana Gabanini, Palotini/ Orsa/ Messaggero

direzione tecnica Max Mugnai

collaborazione tecnica Nino Del Principe

assistente alla regia Tiziano Panici

cura della produzione Federica Furlanis

promozione e comunicazione Nicole Arbelli

un progetto realizzato con la collaborazione Teatro Metastasio Stabile della Toscana

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Si è proprio odore di salsiccia quello che sentirete durante la pseudo pesca della prima scena. Chi sono questi alieni dai vestiti bianchi, chi sono queste bestie umane tutte similmente atteggiate: golose, goduriose, avide, false, meschine ma dall’apparenza così bianche pulite e miti?

Ricordano i druidi di Arancia Meccanica di Kubrick anche se l’effetto che scaturiscono non è di certo minaccioso ma al contrario beffardo, demente e clownesco.

Il testo, la trama di Ubu Roi è questa: Ubu uccide il re Venceslao ed i suoi figli per impadronirsi del trono, spinto dallambiziosa moglie, ma a sua volta viene sconfitto in battaglia da Bugrelao, unico superstite a cui aveva risparmiato la vita.

I personaggi sono grotteschi, assurdi, la trama prosegue per quadri, accostamenti di scene che non raccontano propriamente un susseguirsi logico degli eventi storici.

Ogni tanto infatti appaiono pure due orsi innamorati (Marco Jackson Vergani e Fabiana Gabanini) che s’inseguono e ballano al gioco dell’amore. Amore, amore, piccola parentesi ad un continuo flagello di corpi?

La storia è inoltre inframmezzata da un Pinocchio narrante, Roberto Latini, il cui collo è cinto da una catena. Magnifica l’immagine di Pinocchio che balla con la morte che penzola dall’altro lato della catena. Latini decide che Pinocchio, pupazzo di legno che si fa carne, accetti come suo migliore amico lo scheletro che diventerà. Accentandolo, ci gioca, ci ride, ci scherza, la fa roteare sempre in tondo, in questo instabile cerchio, metafora della vita che scorre e ruota e va’ finché di girare non ne avrà più la forza e solo allora ella lo raggiungerà.

Gli altri pupazzi-personaggi, dai nomi assurdi interpretano re o generali o semplici soldati che la storia ci ha tramandato come “grandi” ma per Jerry le eroiche battaglie non sono altro che «merdra» su cui sputarci sopra. Eppure non non se ne scampa, pare che l’unica soluzione a tutti i nostri problemi d’avidità e ingordigia umana sia la solita e fin troppo “suggerita” guerra ed è la stessa Madre Ubu dalle mille vocine, interpretata da Ciro Masella in modo sorprendente, a suggerirla al compagno, convincendolo.

Dopo il massacro di rosso, ritorna il bianco, la luna, i bisticci coniugali, l’amour, Parigi e le farfalle, tutto ritorna, così com’era, eppure qualcosa di insensato, metafisico e irresponsabile è successo questa sera…

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