“Uno sguardo dal Ponte” di Arthur Miller

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Foto di Samanta Sollima

Uno sguardo dal Ponte di Arthur Miller è un classico della drammaturgia americana. Dopo la prima rappresentazione italiana del ’58 curata da Luchino Visconti con Paolo Stoppa e la successiva di Peter Brook con Raf Vallone e infine quella diretta da Patroni Griffi con Sebastiano Lo Monaco oggi si cimenta sul palcoscenico del Teatro Carcano nel difficile ruolo di Eddy Carbone Sebastiano Somma sotto l’ottima direzione di Enrico Maria Lamanna. Un confronto difficile che l’attore campano ha affrontato (e brillantemente superato) di “immergersi” nelle miserie, la povertà, i drammi della solitudine e dell’esclusione degli italiani emigrati nella grande Mela. Ma è proprio l’arte dell’attore quella di entrare nel personaggio e acquisirne in profondo i sentimenti riuscendo a dare credibilità alla finzione. Eccezionale Sebastiano Somma anche negli accenti e cadenze, negli atteggiamenti e nella mimica, secondo il cliché dell’uomo d’onore e padrone siciliano.

Il dramma racconta la storia, ambientata a Brooklyn, di una famiglia di immigrati italiani. Eddy Carbone, che lavora come portuale, ha allevato con la moglie Beatrice, fin dalla tenera infanzia una loro nipote (Catherine) nei confronti della quale lo zio è estremamente possessivo. L’arrivo dall’Italia di due parenti di Beatrice (Marco e Rodolfo), immigrati clandestinamente negli Stati Uniti, muta radicalmente gli equilibri famigliari. Eddy, quando si accorge che la nipote si è innamorata di Rodolfo, il più giovane dei due clandestini, cerca di scoraggiarne l’infatuazione. Ma quando si rende conto dell’inutilità dei suoi sforzi (e desideri) Eddy si dispera, “mollano” i freni inibitori e viene a galla prepotente quella verità celata per anni nel subconscio: l’amore passionale per la nipote. Eddy, fuori di sé dalla gelosia, non riesce a controllare le proprie passioni al punto di andare contro il codice d’onore della comunità italo-americana denunciando alle autorità i due clandestini. Combattuto dal rimorso per il tradimento, ma incapace di ammettere la propria colpa, vittima della propria ossessione Eddy sfida Marco e, nel duello rusticano, perde la vita spirando fra le braccia della moglie Beatrice.

È un dramma rusticano non privo di folclore, un dramma abile, serrato, teso che, in questa situazione scabrosa, insinua motivi di moralismo che Miller mette in bocca all’Avvocato Alfieri (bene interpretato da Roberto Negri), un personaggio che, entrando e uscendo di scena, commenta lo svolgimento della vicenda.

Molto bravi gli interpreti oltre a Sebastiano Somma di cui abbiamo espresso tutta la nostra ammirazione, dobbiamo ricordare Cecilia Guzzardi, che nelle vesti della giovane Catherine esibisce un’ottima varietà di accenti (prima timida e sottomessa alla famiglia, poi determinata ad avere una nuova vita), Sara Ricci (la moglie) dalla dolorosa dolcezza, Edoardo Coen (Rodolfo) bravo e misurato e ancora Andrea Galatà nei panni di Marco, Matteo Mauriello e Antonio Tallura.

Le scene di Massimiliano Nocente, semplici ma funzionali, sono costituita da una specie di piattaforma in ferro dove si sviluppa tutta la storia nelle sue varie articolazioni: amori, intolleranza, odio, passione, violenza e morte sotto l’incombente ponte di Brooklyn. Belle le musiche di Pino Donaggio, i costumi di Ilaria Carannante e funzionali le luci di Stefano Pirandello.

Meritatissimi i calorosi applausi da parte di un pubblico numeroso.

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