A scatola chiusa

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fotodiretto da Danilo Nigrelli

con Bolo Rossini e la Compagnia di giovani dello Stabile umbro

traduzione e adattamento di Livia Ferracchiati e Danilo Nigrelli

con Francesco “Bolo” Rossini Pacarel, e (in ordine alfabetico): Giordano Agrusta Landernau, Caroline Baglioni Elisa, Edoardo Chiabolotti Dufausset, Caterina Fiocchetti Marta, Elisa Gabrielli Amandina, Elisabetta Misasi Giulia, Ludovico Röhl Lanoix De Vaux, Samuel Salamone Tiburzio

scene da un’idea di Danilo Nigrelli

realizzate da Gianni Bernacchia,

costumi di Francesca Pieroni

luci di Simone De Angelis

suoni Gianluca Costanzi

aiuto regia Livia Ferracchiati

regia di Danilo Nigrelli

produzione Teatro Stabile dell’Umbria

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Abbiamo deciso di mettere in scena A Scatola Chiusa” di Georges Feydeau perché abbiamo pensato che fosse la palestra più adatta per la formazione di un gruppo di giovani attori. Per provare a coltivare il loro “orecchio” culturale e tecnico. (Dalle note di regia di Danilo Nigrelli)

Gli interpreti di questa messinscena di “A Scatola Chiusa”, a cui accenna Danilo Nigrelli nelle sue note di regia, fanno parte della nuova Compagnia di giovani creata dal Teatro Stabile dell’Umbria: un progetto avviato negli ultimi mesi del 2014, con la pubblicazione del bando rivolto ad attrici e attori al di sotto dei 35 anni di età, che avessero la residenza in Umbria, provenissero da scuole riconosciute e fossero in possesso di un curriculum da giovani professionisti. Nel corso delle audizioni, sono stati esaminati più di ottanta candidati e il nucleo scaturito dalle valutazioni finali è un gruppo di una ventina di giovani, alcuni dei quali sono anche drammaturghi. L’attuazione del Progetto è stata avviata già nei primi mesi dell’anno scorso e gran parte dei membri della Compagnia è attualmente impiegata nelle diverse produzioni dello Stabile umbro.

Al fianco dei nove giovani interpreti di “A Scatola Chiusa”, un attore di grande esperienza come Francesco “Bolo” Rossini nel ruolo di Monsieur Pacarel, il quale vuole dare lustro alla famiglia facendo rappresentare al famoso Teatro dell’Opéra di Parigi un “Faust” composto dalla figlia Giulia, sedicente scrittrice. Per fare ciò pensa a un fantasioso ricatto: poiché il Teatro dell’Opéra sta cercando di scritturare il tenore più famoso del momento, egli intende ingaggiare personalmente l’artista e in cambio di quest’ultimo chiederà all’Opéra di rappresentare il lavoro della figlia. Ma non si deve mai comprare “a scatola chiusa”: in casa Pacarel, infatti, per una serie di incredibili equivoci, non arriva un tenore, bensì un giovanotto che porterà grande scompiglio, anche sentimentale…

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Le note di regia di Danilo Nigelli

Nella mia carriera di spettatore ho avuto la fortuna di veder rappresentate molte pièce di Georges Feydeau. Fino a vent’anni fa era tra gli autori più rappresentati in Italia insieme ai Goldoni, ai Pirandello e agli Shakespeare. I motivi erano principalmente la certezza della resa “farsesca” di tali opere e una generazione di attori in grado di interpretarle.

Evidentemente negli ultimi anni queste motivazioni son venute meno. E’ quasi sparita la figura dell’attore “brillante” ovvero un prim’attore capace di sostenere sia i ruoli drammatici che quelli comici: in grado di saper portare la corona della Guerra delle Rose e con la stessa maestria il frac della Belle Époque.

Attori alla Alberto Lionello per intenderci, solo per citare uno dei più grandi ma ve ne era tutta una scuola, artisti che sapevano di pause e silenzi ma anche di ritmo e tempi comici, del battere e levare, dell’assolo e del concertato, degli attori-musicisti quasi, degli attori che come musicisti possedevano e coltivavano un talento all’Ascolto, indispensabile per questo genere di teatro, e non solo per questo.

Ed è venuta meno la certezza che Feydeau potesse ancora funzionare. In soldoni: “… ma oggi ‘sta roba farà ridere?”. Questa la preoccupazione, tutta nostrana, che in questi ultimi anni ha allontanato Feydeau dai teatri maggiori. La chiave farsesca con cui si crede di poter interpretare Feydeau, lo ha reso ai nostri occhi un autore comico sorpassato, fuori moda. E, d’altra parte per lo stesso motivo, lo ha innalzato a cavallo di battaglia di tante compagnie amatoriali, che per l’appunto leggendolo come una farsa si convincono che sia facile farlo.

Non sta a me illustrare la grandezza di questo Autore. La stessa Francia, dopo la sua morte, ha dovuto inchinarsi al suo genio. Grandi autori lo citano come Maestro, Ionesco e Pinter, tra i tanti.

Ingmar Bergman, grande uomo di teatro, stimava enormemente il lavoro di Feydeau. Una volta disse che in vecchiaia gli sarebbe piaciuto dirigere una sua opera. Quando gli chiesero perché in vecchiaia, rispose (ahimè!): “Perché per mettere in scena un’opera di Feydeau bisogna essere incredibilmente saggi, e conoscere tutti i trucchi”.

Non siamo così saggi e siamo lontani dal conoscere tutti i trucchi ma abbiamo deciso di mettere in scena “A Scatola Chiusa” di Georges Feydeau perché abbiamo pensato che fosse intanto la palestra più adatta per la formazione di un gruppo di giovani attori. Per provare a coltivare il loro “orecchio” culturale e tecnico. L’Ascolto, appunto. E questo grande Autore ti obbliga a sentirlo, a seguirlo, e dopo averlo fatto, anche maniacalmente, perché questi testi sono spartiti, ti ritrovi nella più grande libertà, a suonare dei personaggi enormi. Sì, sono dei grandi personaggi, questi omini e donnine che vanno a cento all’ora! Dopo che Feydeau ti ha quasi obbligato a dipingerli come dei burattini, ti accorgi che sono così umani da spaventarti, per la loro crudezza.

La Belle Époque è il tempo di questi personaggi. Un periodo durato circa venticinque anni. La parola trainante allora era Moderno. La cosa più moderna di tutte era la Velocità. E fu un turbinio di motori, soldi, nuove classi sociali, moda, champagne, corna, musiche frenetiche, gonne in aria e grandi scoperte, in ordine sparso.

E si divertivano, si divertivano come pazzi. E stavano al passo con i tempi, erano veloci, scattanti. Moderni. E si arricchivano, compravano case, i dischi col grammofono, andavano a ballare. E stavano al passo con i tempi, si divertivano ancora di più, fornicavano con le mogli altrui, correvano a vedere l’Esposizione Universale e a volte si attaccavano al tram.

Poi il tram della Prima Guerra Mondiale non si fermò e il “Bel Periodo” finì.

Ma i personaggi di Feydeau non sono finiti. Vanno oltre la loro epoca, non è il contorno, non è la maschera che l’Autore descrive così meticolosamente, è la loro essenza, è della loro anima che ci parla. Di come si è ridotta. Per stare al passo con i tempi, per essere moderno, veloce, smart, non ti puoi permettere troppi pensieri, te ne puoi permettere pochi, meglio uno, monomaniacale, chi il sesso, chi i soldi, chi il potere. Non sono burattini, sono uomini. Ognuno col suo pensiero dominante. Non si ascoltano più. Ognuno per la sua strada. Sento solo quello che voglio sentire. È facile in una società così, organizzare equivoci, trabocchetti, scambi di persona e quant’altro, cosa che Feydeau trama mirabilmente, per poterla deridere questa società e mostrarla, a specchio. Il Teatro.

Quando dirigeva le proprie opere, Feydeau chiedeva ai suoi attori, di prendere i propri personaggi molto seriamente. Con molta umiltà crediamo di averli presi molto seriamente i protagonisti di “A Scatola Chiusa”, che per la verità son molto buffi, e pur non sapendo se sapremo far ridere, sappiamo che dentro la scatola abbiamo guardato, questo lo possiamo assicurare.

Ma cosa ci sia dentro non possiamo dirlo …”.

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TEATRO SALA FONTANA – COME RAGGIUNGERCI

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M3 (ZARA) – TRAM (3 – 4 – 7 – 11) -
 BUS (82 – 90 – 91 – 92)


Parcheggio convenzionato – via Ugo Bassi 2


Accesso disabili – con accompagnamento

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PREZZI

Intero – € 18,00


Ridotto – € 14,00 (Studenti universitari / convenzionati )


Ridotto – € 9,00 (Under 14 / over 65 ) Gruppi scuola – € 9,00

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da lunedì a venerdì dalle 15:00 alle 18:00
la biglietteria apre due ore prima dell’inizio dello spettacolo Ritiro entro 45 minuti prima dell’inizio dello spettacolo.

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