Casa del Jazz (Roma): ecco gli appuntamenti del 4 e 5 marzo 2016

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Venerdì 4 marzo 2016 ore 21 (sala concerti)

CLAUDIO FASOLI FOUR

Claudio Fasoli sax tenore & soprano

Michele Calgaro chitarra elettrica

Lorenzo Calgaro contrabbasso

Gianni Bertoncini batteria & elettronica

Special guest Alex Sipiagin tromba

Venerdi 4 marzo alla Casa del Jazz a Roma, Jazz il concerto di Claudio Fasoli Four, con Claudio Fasoli sax tenore e soprano, Michele Calgaro chitarra elettrica, Lorenzo Calgaro contrabbasso, Gianni Bertoncini batteria e elettronica, special guest Alex Sipiagin tromba. Dopo una produzione discografica in questi ultimi anni profondamente acustica, sia con Claudio Fasoli Gammatrio che con Claudio Fasoli Emerald Quartet, Claudio Fasoli è tornato all’impiego di strumenti elettroacustici, come la chitarra, nel suo Claudio Fasoli Four, come già aveva fatto molti anni prima a lungo col chitarrista Mick Goodrick. Per convalidare questa cifra timbrica e saturarne certi aspetti espressivi, al batterista Gianni Bertoncini è stato delegata la gestione di un universo elettronico assai ampio e suggestivo che lui attua interpretando indicazioni di Fasoli che poi le gestisce in ambito compositivo a completamento o suggerimento o commento di quanto il gruppo suona, sia in fase di registrazione che “live”). Questo terzo cd del CFFour, titolato “London Tube”, presenta composizioni tutte di Fasoli dove in maniera definitiva si completa questo panorama espressivo, caratterizzato da imprevedibili sommovimenti timbrici, da ripetitività a volte esasperate ma altamente espressive, ma anche da proposte acustiche di alta poesia e toccante interiorità. Il patrimonio armonico di queste composizioni è assai asimmetrico e molto sofisticato, sembra poter alludere al magistero di grandi compositori contemporanei quanto a libertà e amore del rischio. La melodia di questi brani si riconosce come sempre assai cantabile e lineare, facilmente riconoscibile come appartenente coerentemente alla scrittura dell’Autore. Si inserisce in questo contesto sonoro il suono prezioso di Alex Sipiagin, trombettista russo trapiantato a New York, che sa ben interpretare le premesse stilistiche del leader mediante un fraseggio ricco, brillante e lontano da modelli storici troppo condizionanti. Quindi la sua funzione è di arricchimento e integrazione di un progetto assai definito. Chi ascolta si trova di fronte ad una grande varietà di climi e di emozioni , con picchi espressivi di forte intensità.

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Sabato 5 marzo 2016 ore 21 (sala concerti)

ALESSANDRO DELEDDA QUARTET

MORBID DIALOGUES”

Alessandro Deledda pianoforte

Francesco Bearzatti sax & clarinetto

Silvia Bolognesi contrabbasso

Ferdinando Faraò batteria

Morbid Dialogues” è il nuovo lavoro discografico dell’eclettico pianista Alessandro Deledda, edito dall’etichetta Emme Record Label/Delexy, registrato al Tube Studio di Enrico Moccia. Il titolo ben esemplifica l’essenza di questo progetto animato dall’esigenza del pianista di lasciarsi travolgere dall’attimo creativo, dalla necessità di abbandonarsi all’improvvisazione totale nella continua ricerca espressiva totalmente scevra da strutture precostituite. Un disco pieno di energia in cui la sperimentazione, mai fine a se stessa, diviene veicolo attraverso il quale esprimere sentimenti e stati d’animo. “Morbid Dialogues” raccoglie 10 tracce di dialoghi musicali liberi, in cui la tessitura melodica mai scontata, esprime con delicatezza ma anche con forza e talvolta con ossessività morbosa la voglia dei quattro musicisti di “dialogare” fra loro, di cercarsi per condividere le proprie idee e le proprie storie. Alessandro Deledda si è avvalso per questa avventura discografica di uno straordinario ensemble formato dal sassofonista – clarinettista Francesco Bearzatti,special guest del disco, dalla contrabbassista Silvia Bolognesi e dal batterista Ferdinando Faraò. Ognuno di loro ha contribuito in modo determinante per la riuscita di questo disco tutto italiano ma con un forte respiro internazionale, ricco di tensione musicale in cui prevale l’entusiasmo e la padronanza strumentale di questa nuova realtà del Jazz italiano. Deledda e i musicisti quindi dialogano in maniera totalmente estemporanea, lasciando ampio spazio alla bellezza musicale, all’evoluzione melodica e alla ricerca sonora partendo dal suono, da un elemento ritmico, da un suono sintetizzato o aleatorio. Un disco di Jazz contemporaneo, conseguenza di un forte interplay e di una crescente idea compositiva tra i quattro musicisti.

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